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“Bullo o leader”: la differenza ci è chiara fin da molto piccoli

bullo

Photo by Eddie Kopp on Unsplash

Premessa

A quale età è posibile cogliere la differenza tra bullo e leader? Questo è quanto si sono chiesti F. Margoni e L. Surian del Dipartimento di Psicologia e Scienze Cognitive dell’Università di Trento, con l’aiuto di R. Baillargeon dell’Università dell’Illinois, negli Stati Uniti. Lo studio, pubblicato sui “Proceedings of the National Academy of Sciences”, si propone, dunque, di approfondire i meccanismi di maturazione che consentono al bambino di comprendere la differenza tra diversi stili di potere, quello basato sul rispetto e quello che fa leva sulla paura. 

Lo Studio: in cosa consiste

Nello specifico, si è deciso di esaminare un gruppo di bambini di 21 mesi, sottoposti a test sperimentali che prevedevano l’interazione con:

  • un leader. Rappresentato da una figura il cui potere, gestito con rispetto, deriva da un’autorità leggittima (accettata da un gruppo) o meritata (riconosciuta come competente e qualificata).
  • un prepotente. Colui, che utilizza il meccanismo della paura per imporsi e che ottiene maggiore influenza sugli altri attraverso la coercizione, l’intimidazione, l’aggressività o il rifiuto.

È opportuno precisare che, sebbene molto diversi, le tipologie di potere in questione potrebbero riflettersi entrambe nell’agito di un determinato individuo.

Inoltre, per quanto riguarda la progettazione dello studio, si è partiti dall’assunto che quando l’obbedienza a un ordine deriva dal rispetto che i subordinati nutrono per il proprio leader, è probabile che continui anche in sua assenza; al contrario, quando deriva dalla paura, può continuare solo fino a che il prepotente rimane presente, non garantendone dunque la continuità a lungo termine.

I bambini hanno osservato tre protagonisti interagire, in un primo momento, con il leader, in un secondo, con il bullo.

Nel primo caso, il leader impartisce un comando, al quale i tre protagonisti inizialmente ubbidiscono, per poi lasciare la scena. Non appena andatosene, i bambini sottoposti al test continuano ad osservare i protagonisti impegnati nel protrarre e/o smettere di obbedire alla disposizione del “potente”.

Già da questo primo episodio si è rilevato che i bambini sottoposti allo studio osservavano con maggiore significatività il comportamento disobbediente, piuttosto che quello di obbedienza; lasciandoci intuire che le aspettative fossero quelle che i protagonisti dovessero continuare ad obbedire al leader anche in sua assenza.

Per quanto concerne i bambini sottoposti ad osservare l’interazione con il prepotente, si è osservato che essi ritenevano possibili entrambi gli esiti: dunque, che i tre protagonisti potessero continuare ad obbedire anche in assenza del potente al fine di evitare ulteriori danni o disobbedire perché il suo potere si era indebolito a causa della sua lontananza.

Sono emerse, inoltre, ulteriori interpretazioni. I bambini si aspettavano obbedienza quando il bullo rimaneva sulla scena ma, allo stesso tempo, prevedevano disobbedienza se l’ordine veniva impartito da un personaggio con poco o nessun potere sui protagonisti.

Non essendo in grado di rispondere in modo adeguato alle domande dirette, per esaminare bambini così piccoli si è adottato l’assunto della violazione dell’aspettativa, secondo il quale la mente del bambino genera attivamente ipotesi su come funziona il mondo. Dunque, quando ciò che guarda attentamente non corrisponde alle previsioni fatte, emerge una reazione di stupore, misurabile quantificando il maggior tempo di osservazione impiegato nei confronti di un evento “inaspettato”.

I risultati dello studio: l’apporto in campo sperimentale

L’analisi dei risultati dello studio suggerisce che, entro i 21 mesi, i bambini formulano già previsioni diverse sulla base delle reazioni dei subordinati in risposta all’atteggiamento assunto da colui che gestisce il potere.

Nello specifico, in presenza di un leader, i bambini sono stati in grado di cogliere il trattamento rispettoso con cui egli si relaziona ai tre protagonisti che, dunque, lo approvano e attuano le sue disposizioni anche dopo che lascia la scena e nonostante la sua inferiorità numerica. Sorprendentemente, agli occhi dei bambini esaminati, la sua assenza non ha ridotto la forza del suo potere.

In presenza di un bullo/prepotente, al contrario, i bambini sono stati condotti a rilevare sia la gratuita condotta aggressiva del potente che l’assenza dei tentativi di difesa da parte dei tre protagonisti, e, dunque, a desumere l’asimmetria di potere caratterizzata dalla paura. Di conseguenza, nei test sperimentali, i bambini hanno dimostrato di aspettarsi un’obbedienza estrinsecamente condizionata alla presenza del bullo. Una volta che egli se ne fosse andato, i bambini danno prova di comprendere che il suo controllo sui protagonisti era destinato a ridursi.

Lo studio, oltre a fornire numerosi spunti di riflessione, ha ampliato la nostra conoscenza relativa all’ “aspettativa morale” dei bambini e sulle previsioni che, fin da piccoli sono in grado di produrre, rispetto a ciò che i “subordinati” dovrebbero fare.

Rimangono, naturalmente, aperte molte questioni, come ad esempio: come dovrebbe comportarsi un leader legittimo? Quando, precisamente, si sviluppo questo arcaico concetto di “autorità”?

Riferimenti

  • Margoni F., Baillargeon R., Surian L. (2018) “Infants distinguish between leaders and bullies”. Proceedings of the National Academy of Sciences. 115 (38): 8835 – 8843.

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Fantacci Chiara
Psicologa Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Iscritta all’Ordine degli Psicologi della Regione Lazio dal 15/10/2012 n. 19486. Esperta nel settore dei disturbi in età evolutiva e, in particolare, nell’attività diagnostica finalizzata all’individuazione di aspetti sintomatologici che possano rallentare e/o interferire con il benessere di natura psicologica ed emotiva del bambino. Si occupa, inoltre, del trattamento e di fornire sostegno psicologico a genitori ed insegnanti implicati nel processo di crescita del paziente. Ha conseguito il primo livello di formazione in EMDR e secondo livello in Terapia Metacognitiva Interpersonale dei Disturbi di Personalità.
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