skip to Main Content

Calcio femminile: sotto i riflettori sia del grande pubblico che della ricerca scientifica

Calcio femminile

Photo by Jeffrey F Lin on Unsplash

Premessa

Una nuova era. Questa sembra essere la definizione più appropriata se parliamo oggi di calcio femminile. Grazie all’ultimo Mondiale conclusosi in Francia il 7 luglio scorso, l’attenzione intorno all’evento ha portato il calcio femminile ad un nuovo livello. Non importa che sia stata la squadra degli Stati Uniti a vincerlo, non importa che la Nazionale Italiana, per quanto abbia fatto una scalata incredibile, oltre le più rosee aspettative, non sia riuscita ad alzare la tanto desiderata coppa. Ciò che importa è che questo evento ha dato nuova luce ad un settore dello sport percepito dalla maggior parte dei tifosi come inesistente e/o poco interessante.

La ricerca

Da quanto anticipato ci sembra utile approfondire, grazie ad un recentissimo studio condotto e pubblicato dalla Polytechnic University di Madrid (Spagna), i concetti psicologici di competizione sportiva e di percezione della prestazione in giovani donne giocatrici di calcio.

Il calcio è uno sport di squadra ad alta intensità che richiede allo sportivo di possedere abilità tecniche, tattiche, fisiche e psicologiche per poter garantire prestazioni ottimali. Nella letteratura scientifica il calcio maschile è l’ambito sportivo su cui sono state condotte più ricerche, al contrario, quello femminile, non è mai stato preso seriamente in considerazione. Recentemente, sia le atlete di origine europea che quelle statunitensi hanno manifestato maggiore interesse nei confronti di questo sport stimolando, dunque, l’approfondimento scientifico relativo ai fattori psicologici e prestazionali implicati in tale ambito.

Moltissimi sono stati gli approcci utilizzati per lo studio delle variabili psicologiche coinvolte nelle prestazioni sportive. Tra questi, i più utilizzati sono stati: la correlazione tra prestazione e tratti di personalità, l’analisi delle caratteristiche che differenziano il profilo psicologico degli atleti da quelle dei non-atleti o degli atleti di sport individuali, da quelli che praticano sport di squadra. Nessuno di questi approcci ha apportato significativi dati scientifici.

Ci si è concentrati, dunque, sullo studio della relazione esistente tra strategie e/o abilità mentali proprie degli atleti da una parte e conseguente prestazione sportiva dall’altra. Questa posizione ha permesso una conoscenza più approfondita del fenomeno in quanto esaminare il profilo psicologico dell’atleta implica comprendere le dinamiche che conducono lo sportivo ad incrementare fattori correlati al successo sportivo quali: spinta motivazionale, preparazione mentale e acquisizione di abilità psicologiche funzionali.

Specificatamente per quanto riguarda il calcio femminile, l’attenzione scientifica si è concentrata sullo studio di fattori psicologici, quali: autostisma, abilità di coping per il fronteggiamento dell’ansia e della depressione, stati d’animo più comuni, scelte relative ad uno stile di vita sano, ecc.

Lo studio a cui facciamo riferimento si pone l’obiettivo di descrivere le caratteristiche psicologiche di un campione spagnolo di giovani calciatrici (108 atlete per l’esattezza) under 16 e under 18. L’allenamento è programmato su tre sessioni a settimana con durata compresa tra una e tre ore per sessione.

Le variabili psicologiche valutate fanno riferimento al “Questionario sulle caratteristiche psicologiche relative al rendimento sportivo” (CPRD, Gimeno et al., 2001) e comprendono per l’esattezza:

  • Gestione dello stress
  • Percezione della prestazione
  • Componente motivazionale
  • Coesione di squadra
  • Abilità mentali

I risultati emersi da questo studio sono interessanti non solo perché approfondiscono la natura specifica del calcio giovanile femminile, ma soprattutto perché ci indicano in che direzione apportare modifiche utili al miglioramento dei programmi di allenamento sportivo per quelle atlete che entrano precocemente a far parte del calcio professionistico.

Da quanto emerso dallo studio, le varibili relative alla gestione dello stress, alla componente motivazionale e alla coesione di squadra sono significativamente più alte nel gruppo delle giovani calciatrici rispetto al campione di atleti generici. Nello specifico, lo stato motivazionale delle giovani giocatrici di calcio, correlata al sentirsi parte integrante di una squadra, sembra essere elevato a tal punto da soddisfare le esigenze della pratica sportiva e della competizione ad alti livelli. Anche per quanto riguarda le capacità di gestire lo stress in seguito a situazioni agonistiche intense, si osservano punteggi moderatamente più alti rispetto alla media.

È risultata essere maggiore la fragilità a carico delle due variabili Percezione della Prestazione e Abilità Mentali. Nel primo caso, infatti, si evince che le giovani giocatrici di calcio sono particolarmente suscettibili, e dunque, più influenzabili in misura negativa, qualora la percezione degli altri o di se stesse non corrisponda alle aspettative. Nel secondo caso, le competenze psicologiche (abilità mentali) necessarie per garantire un rendimento ottimale non si sono dimostrate essere pienamente consolidate. Questi ultimi fattori suggeriscono, dunque, la necessità di implementare programmi psicologici rivolti ad accrescerne l’efficacia. Non è, tuttavia, da sottovalutare il fatto che il campione utilizzato rientri in una fascia di età, quella adolescenziale, in cui il concetto di sé e la percezione del proprio valore e della propria efficacia sia ancora in piena costruzione.

Considerazioni finali

Infine, dunque, si riporta che lo studio citato in questo approfondimento ci fornisce un vantaggioso spunto di riflessione apto ad utilizzarne i contenuti da parte dei professionisti dello sport (allenatori, psicologi, preparatori fisici, ecc.) interessati ad ottimizzare le prestazioni delle atlete, favorendo loro una crescita personale e professionale efficace.

 

Riferimenti:

  • Domínguez-Escribano M., Ariza-Vargas L., Tabernero C. (2017). Motivational variables involved in commitment of female soccer players at different competitive levels. Soccer & Society;18:801–816.
  • Gledhill A., Harwood C., Forsdyke D. (2017). Psychosocial factors associated with talent development in football: a systematic review. Psychology of Sport and Exercise;31:93–112.
  • Olmedilla A. et al. (2019), Competitive Psychological Disposition and Perception of Performance in Young Female Soccer Players. Frontiers in Psychology; 10: 1168

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Fantacci Chiara
Psicologa Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Iscritta all’Ordine degli Psicologi della Regione Lazio dal 15/10/2012 n. 19486.Esperta nel settore dei disturbi in età evolutiva e, in particolare, nell’attività diagnostica finalizzata all’individuazione di aspetti sintomatologici che possano rallentare e/o interferire con il benessere di natura psicologica ed emotiva del bambino. Si occupa, inoltre, del trattamento e di fornire sostegno psicologico a genitori ed insegnanti implicati nel processo di crescita del paziente. Ha conseguito il primo livello di formazione in EMDR e secondo livello in Terapia Metacognitiva Interpersonale dei Disturbi di Personalità.
Back To Top