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Cambiamenti climatici e salute mentale: l’Eco-Ansia nella generazione “Z”

Cambiamenti climatici e salute mentale

Photo by Nikola Jovanovic on Unsplash

Siete rimasti senza scuse e noi siamo rimasti senza più tempo.” Greta Thunberg

La calotta polare che si scioglie, gli incendi californiani, l’inquinamento atmosferico e il riscaldamento globale. Sono immagini impresse ormai nella nostra mente, ma chi ne soffre di più?

L’American Psychological Association (APA) ha iniziato a studiare il fenomeno nel 2017, sostenendo che sono i giovani della generazione Z a soffrire maggiormente di questo disturbo psico-fisico definito eco-ansia ovvero “una paura cronica della rovina ambientale”, associata ad un senso di perdita, mancanza di speranza e frustrazione dovuta all’incapacità di adattarsi al cambiamento climatico”

Nonostante l’eco-ansia non sia ancora stata inserita nel DSM-5 (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders), secondo l’American Psychological Association, tale disturbo sarà uno dei maggiori problemi futuri, in quanto il cambiamento climatico “sta erodendo la salute mentale su larga scala” causando attacchi di panico, PTSD, depressione e maggiore ideazione suicidaria (APA, 2019).

Secondo diversi studiosi l’impatto del cambiamento climatico può essere suddiviso in: effetti psicosociali (perdita di tradizioni, pratiche culturali e identitarie), effetti diretti (collegati a eventi climatici estremi quali uragani, alluvioni, incendi e siccità prolungate, con conseguenze istantanee sul benessere psicofisico delle persone) ed effetti indiretti dove rientra l’eco-ansia e la paura del futuro legato all’ambiente (Doherty 2015, Clayton et al. 2017, Berry et al. 2018).

Cosa dicono le ricerche

Nell’arco degli ultimi anni, sempre più studi nascono con l’intento di analizzare la relazione tra eco-ansia e cambiamenti climatici in atto.

Un’importante ricerca sull’eco-ansia negli studenti universitari, fu condotta da Anna Kelly nel 2017 in Australia, su una popolazione di 121 studenti provenienti da diverse facoltà dell’università di Melbourne.

Tra gli obiettivi della ricerca, oltre quello di analizzare la relazione tra eco-ansia e studenti universitari, c’è anche quello di indagare se ci sono differenze tra gli studenti iscritti alla facoltà di Scienze Ambientali e gli studenti iscritti ad “Altre facoltà”.

La metodologia principalmente utilizzata è stata la survey composta da 9 domande. Le risposte sono in scala Likert da “Molto basso”, “Basso”, “Moderato”, “Alto”, “Molto alto”.

Dai risultati emerge che gli studenti che appartengono alle “Altre facoltà”, in cui non si trattano tematiche ambientali, i livelli di ansia e stress associati al cambiamento climatico sono in scala da “Moderato” ad “Alto”, mentre per gli studenti appartenenti alla facoltà di Scienze Ambientali i livelli di eco-ansia e stress sono “Alto” e c’è un trend che andrà salendo fino a “Molto alto”. Solo tre studenti appartenenti a questo gruppo, rispondono di non sentirsi stressati rispetto alla tematica del cambiamento climatico.

L’importanza del rapporto fra cambiamento climatico e salute mentale negli adolescenti, è stato approfondito anche da una ricerca promossa nel 2019 dal Washington Post e dalla Kaiser Family Foundation. Il 57% dei giovani interpellati ha affermato che la crisi ambientale li fa sentire spaventati e in ansia, mentre il 52% ha detto di “sentirsi arrabbiato”. Anche il sondaggio italiano pubblicato l’8 ottobre del 2019 da SWG, istituto di ricerca triestino, evidenzia come i cambiamenti climatici siano in cima alle preoccupazioni dei giovani italiani. Nel campione intervistato il 64% dei giovani appartenenti alla generazione Z, sostiene che la tematica del clima sia una delle realtà che li preoccupa maggiormente.

Conclusioni

Al momento, non esiste una strategia sistematica a livello scientifico per aiutare chi soffre di eco-ansia ma i ricercatori concordano nell’affermare che il primo passo per diminuire i livelli di eco-ansia e migliorare le capacità di coping è di agire in modo mirato sui propri comportamenti, senza rivoluzioni ma, ponendosi obiettivi concreti a breve e medio termine.

Mettere in pratica piccole azioni quotidiane a favore dell’ambiente come per esempio la riduzione dei rifiuti, delle auto private, partecipare ad iniziative ecologiche locali per pulire spiagge o parchi, permetterà alle persone di essere proattivi rispetto a questa “battaglia” uscendo della sensazione di impotenza e ansia.

È importante anche imparare ad accettare e normalizzare le emozioni associate al clima, attraverso la partecipazioni ad iniziative o eventi tra pari. Diversi “ecopsicologi” tra cui Benjamin Whitee e Wlizabeth Bragg, organizzano una varietà di eventi dove trattano della relazione tra cambiamento, emozioni e benessere psicologico, sottilineando anche gli aspetti olistici del contatto diretto con gli ambienti naturali. 

 

Riferimenti

Autore/i dell’articolo

Manuela Fiori
Psicologa, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Iscritta all’Ordine degli Psicologi della Regione Lazio dal 25/11/2013 con il N. 20227. Vanta esperienza clinica in ambito adulto, occupandosi prevalentemente di disturbi d’ansia, disturbi dell’umore, disturbo ossessivo compulsivo e disturbi di personalità. Si avvale inoltre della Terapia Metacognitiva Interpersonale (TMI), aggiornando la sua formazione con autorevoli professionisti del settore.
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