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Capo bullo o leader? Lo distinguiamo già da bambini

Capo bullo

Spesso si fa la differenza tra un capo autorevole e uno autoritario: il primo basa la propria leadership sul rispetto e la fiducia che infonde e sulle competenze che possiede; il secondo, invece, spesso abusa del proprio potere e tiene gli altri sotto di sé per via del timore che questi hanno di lui. Nella categoria ricadono anche i bulli i quali, lungi dall’esistere solo nei gruppi di bambini e adolescenti, possono essere anche quei capi il cui comportamento aggressivo e minaccioso è percepito come sgradevole, con la conseguenza di contribuire alla diminuzione di motivazione nei dipendenti e, quindi, di produttività.

Sicuramente siete consapevoli se siete venuti in contatto con l’una o con l’altra tipologia di capo e, secondo la ricerca, questa capacità di discernimento è presente anche nei bambini molto piccoli i quali riconoscono le asimmetrie di potere e si aspettano che da queste scaturiscano determinati scenari.

Come si fa a capire cosa pensano i bambini quando non sono ancora in grado di esprimersi chiaramente? Viene analizzato il loro sguardo: quando i bambini vedono qualcosa che contraddice le loro aspettative, lo guardano per più tempo. Per esempio, i bambini fissano più a lungo situazioni in cui un personaggio di grandi dimensioni obbedisce a uno più minuto oppure in cui una persona che continua a vincere all’improvviso perde.

Per analizzare lo “sguardo” dei bambini sulle differenze di potere, alcuni ricercatori (Margoni, Baillargeon & Surian, 2018) hanno creato delle vignette in cui erano presenti tre tipi di persone: leader autorevoli, capi bulli o persone gradevoli ma senza potere. Nel loro esperimento, i partecipanti adulti riconoscevano nei tre personaggi le tipologie che i ricercatori volevano effettivamente ritrarre. A bambini di 21 mesi d’età sono quindi state mostrate vignette in cui uno dei tre personaggi dava un ordine ad altri personaggi minori, in particolare di andare a letto, per poi andare via; da lì, gli altri personaggi potevano decidere se obbedire e rimanere a letto o disobbedire e alzarsi. Dalle osservazioni degli sguardi dei bambini, ecco i risultati raccolti:

* nel caso del leader autorevole, i bambini hanno guardato più a lungo le vignette in cui i personaggi minori si alzavano dal letto dopo che il leader aveva lasciato la stanza, suggerendo che i bambini si aspettavano obbedienza al leader dopo la sua uscita di scena;

* nel caso del capo bullo, i bambini guardavano entrambe le decisioni dei personaggi minori in egual misura, segno che ritenevano tutti e due gli scenari plausibili: l’obbedienza come tentativo di evitare punizione e la disobbedienza in quanto l’assenza del bullo ne diminuiva il potere;

* quando l’ordine veniva dato da un personaggio senza potere, per quanto gradevole, i bambini si aspettavano disobbedienza.

Questa ricerca dimostra che i bambini a 21 mesi di età sono in grado di determinare l’esistenza di squilibrio di potere e si aspettano determinati comportamenti. In particolare, che l’obbedienza ai bulli è percepita come normale solo quando i bulli sono presenti in quanto questi ultimi, in realtà, mancano di autorità.

Riferimenti:

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