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In che modo il nostro cervello “custodisce” il segreto di chi siamo.

Cervello

Photo by David Clode on Unsplash

Tutti sappiamo che la nostra personalità può essere influenzata dal modo in cui funziona il nostro cervello ma uno studio molto recente, pubblicato sulla rivista Social Cognitive and Affective Neuroscience, da un gruppo di ricercatori provenienti da Regno Unito, Stati Uniti e Italia (Riccelli et al., 2017), afferma che anche la forma del nostro cervello può darci indicazioni importanti su come siamo e su come ci comportiamo.

In questo studio i ricercatori hanno analizzato oltre 500 risonanze magnetiche di individui di età compresa tra i 22 e i 36 anni con l’idea di indagare se differenze dell’anatomia della corteccia corticale si potessero collegare ad alcuni tratti della nostra personalità.

Nello specifico tre indici corticali quali lo spessore, la superficie e la quantità di “ripiegamenti” corticali (cioè le “fessure” e i “rigonfiamenti” che caratterizzano la superficie cerebrale) sono stati correlati con i Cinque Grandi Fattori della personalità descritti nella teoria dei Big Five elaborata da Costa e Mc Crae (1985).

La teoria dei Big Five postula che la nostra personalità è suddivisa in cinque categorie costituite da un continuum bipolare:

  • estroversione: persone estroverse, dinamiche, attive, loquaci, socievoli vs. persone taciturne, introverse, solitarie, poco attive e dinamiche;
  • gradevolezza: persone altruiste, amichevoli, generose ed empatiche vs. persone manipolatrici, poco empatiche, sfidanti e distaccate.
  • coscienziosità: persone scrupolose, perseveranti, efficienti, organizzate e affidabili vs. persone, incuranti, negligenti e che procrastinano compiti importanti.
  • nevroticismo: persone vulnerabili, insicure, irritabili e con instabilità emotiva e ansietà vs. persone con stabilità emotiva, autoefficacia e sicurezza.
  • apertura mentale: persone creative, anticonformiste, originali, curiose vs. persone chiuse a nuove esperienza, conformiste, poco creative e poco originali.

I ricercatori hanno scoperto che un alto grado di nevroticismo, dimensione della personalità determinata da una forte instabilità emotiva che può predisporre le persone a sviluppare disturbi neuropsichiatrici, è associato ad un aumento dello spessore e ad una diminuzione della superficie e della quantità dei ripiegamenti delle aree della corteccia prefrontale e temporale. Invece, l’apertura mentale, il tratto della personalità legato alla curiosità, alla creatività e alla propensione alla novità, è associata ad uno spessore ridotto e ad un aumento della superficie e dei ripiegamenti delle aree corticali prefrontali.

È interessante notare il coinvolgimento della corteccia prefrontale, un insieme di regioni cerebrali che si sono evolute in modo significativo negli esseri umani rispetto alle altre specie. Ciò potrebbe riflettere il fatto che diversi tratti della personalità sono legati a competenze sociali e cognitive di alto livello e alla capacità di modulare risposte affettive chiave che si sono evolute nel tempo.

L’idea alla base di questo studio è che l’evoluzione abbia modellato la nostra anatomia cerebrale in modo da rendere massima la sua superficie e i suoi ripiegamenti riducendone di molto lo spessore. Questo fenomeno, noto come “stretching corticale”, potrebbe apparire non molto intuitivo (perché dovremmo ridurre lo spessore e aumentare la superficie corticale?) ma in realtà è un meccanismo evolutivo indispensabile che ha consentito al cervello umano di espandersi velocemente nonostante fosse contenuto dentro il cranio che, a confronto, cresceva molto più lentamente. E’ proprio questo aumento della superficie e questo aumento dei ripiegamenti a livello corticale quello che permette di promuovere una maggiore connessione tra le diverse aree cerebrali e sviluppare competenze cognitive superiori (Hogstrom et al., 2013). I ricercatori affermano, infatti, che questo stesso processo si verifica durante tutto l’arco della nostra vita, quando ci sviluppiamo all’interno del grembo materno, ma anche quando cresciamo durante l’infanzia, l’adolescenza, perfino durante l’età adulta: lo spessore della corteccia cerebrale tende a diminuire mentre la sua superficie e il suo ripiegamento aumentano. Quindi, il fatto che persone con evidenti tratti di nevroticismo tendano a mostrare uno spessore corticale maggiore e una superficie e una quantità di ripiegamenti corticali minori potrebbe rappresentare un fenomeno disadattivo che predispone questi individui a sviluppare disturbi psichiatrici legati a un’elevata emotività negativa (ad esempio, malattie depressive e ansiose).

Concludendo, i ricercatori di questo studio sostengono che è la maturazione del cervello, un processo fortemente influenzato da fattori genetici, a condizionare, in parte, lo sviluppo della personalità. Ovviamente, sappiamo bene che nella formazione della nostra personalità non pesano soltanto i fattori genetici in quanto siamo continuamente plasmati dalle nostre esperienze, dalle nostre convinzioni e dall’ambiente circostante, ma lo scopo dei ricercatori, con questo studio, era di sottolineare che collegare il modo in cui la struttura cerebrale è correlata ai tratti di personalità può essere un aspetto importante da considerare per meglio capire il possibile legame tra l’anatomia del cervello e i disturbi dell’umore, cognitivi e comportamentali e per valutare, in questo modo, l’eventuale rischio di sviluppare disturbi mentali.

 

Riferimenti bibliografici

  • Costa, P. T., Jr., & McCrae, R. R. (1985). The NEO Personality Inventory manual.Odessa, FL: Psychological Assessment Resources
  • Hogstrom L.J. , Westlye L.T., Walhovd K.B., Fjell A.M. (2013). The structure of the cerebral cortex across adult life: age-related patterns of surface area, thickness, and gyrification. Cerebral Cortex, 23(11), 2521–30.
  • Riccelli, R., Toschi, N., Nigro, S., Terracciano, A., & Passamonti, L. (2017). Surface-based morphometry reveals the neuroanatomical basis of the five-factor model of personality. Social Cognitive and Affective Neuroscience, 12(4), 671-684.

Autore/i dell’articolo

Dottor Alessandro Valzania - Psicologa - Psicoterapeuta - Istituto Beck
Psicologo, Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Iscritto all’ordine degli psicologi della regione Lazio n. 18837.Dottore di ricerca in psicobiologia e psicofarmacologia presso il dipartimento di psicologia Università “La Sapienza di Roma”.Il Dott. Valzania è Docente dell’Istituto A.T. Beck per le sedi di Roma e Caserta. Inoltre, è Docente dell’International College of Osteopathic Manual MedicineHa conseguito il Master “Guarire il Trauma: valutazione, relazione terapeutica e trattamento del trauma semplice e complesso” presso l’Istituto A.T. Beck di Roma; ha conseguito il Master “Dipendenze da internet e gioco d’azzardo. Ritiro sociale e cyberbullismo” presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. Il Dott. Valzania è inoltre terapeuta EMDR di I° livello.Il Dott. Valzania si occupa di clinica dell’età adulta, prevalentemente di Disturbi della personalità, Trauma semplice e complesso e di dipendenze comportamentali. Si occupa di ricerca preclinica e clinica con pubblicazioni internazionali sulla controllabilità dello stress, depressione, abuso di sostanze e trauma infantile. 
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