Chat GPT e la ricerca di aiuto psicologico

Chat GPT e la ricerca di aiuto psicologico

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ChatGPT e la ricerca di aiuto psicologico: tra accessibilità e rischi emergenti

Negli ultimi anni, l’utilizzo di chatbot basati su intelligenza artificiale, come ChatGPT, per il supporto psicologico ha visto una crescita significativa. In particolare, tra i giovani, si registra un aumento nell’uso di queste tecnologie come strumenti per affrontare problemi emotivi e psicologici. Secondo un sondaggio condotto da Skuola.net su duemila giovani italiani tra gli 11 e i 25 anni, il 15% utilizza quotidianamente chatbot per ottenere supporto, mentre il 25% li impiega almeno una volta a settimana come “amico-psicologo”.

Questa tendenza è alimentata da diversi fattori: la facilità di accesso, la disponibilità 24/7, la percezione di anonimato e la mancanza di giudizio da parte dell’interlocutore virtuale. Tuttavia, l’uso di ChatGPT come sostituto della terapia tradizionale solleva preoccupazioni tra gli esperti. La mancanza di empatia autentica, la possibilità di ricevere consigli inappropriati e il rischio di dipendenza emotiva sono tra le criticità evidenziate. Uno studio dell’Università di Zurigo ha mostrato che ChatGPT può manifestare “ansia” quando esposto a contenuti traumatici, indicando una risposta emotiva simulata che potrebbe influenzare negativamente l’utente .

Inoltre, l’uso eccessivo di chatbot per il supporto emotivo può portare a un isolamento sociale maggiore. Due studi condotti da OpenAI e dal MIT hanno analizzato l’impatto dell’interazione affettiva con ChatGPT, evidenziando che, sebbene possa offrire un supporto immediato, potrebbe anche aumentare la sensazione di solitudine e la dipendenza emotiva .

È fondamentale riconoscere che, sebbene ChatGPT possa rappresentare un primo passo per chi esita a cercare aiuto professionale, non può sostituire la relazione terapeutica umana. La complessità delle emozioni e delle esperienze individuali richiede l’intervento di professionisti qualificati in grado di offrire un supporto empatico e personalizzato.

In conclusione, mentre l’intelligenza artificiale offre nuove opportunità nel campo del supporto psicologico, è essenziale utilizzarla con consapevolezza, integrandola come complemento e non come sostituto della terapia tradizionale.

Riferimenti

  • net. (2024, gennaio 22). Quando ChatGPT diventa “psicologo”: il 15% dei giovani lo usa ogni giorno per sfogarsi. RSI Radiotelevisione svizzera. https://www.rsi.ch/info/scienza-e-tecnologia/Quando-Chat-GPT-diventa-psicologo–2838671.html
  • Redazione Fortune Italia. (2025, marzo 10). La scoperta: anche ChatGPT prova ansia. Fortune Italia. https://www.fortuneita.com/2025/03/10/la-scoperta-anche-chatgpt-prova-ansia
  • Agenda Digitale. (2024, maggio 3). Parlare con l’AI ci rende più soli? Cosa dicono i nuovi studi su ChatGPT. https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/parlare-con-lai-ci-rende-piu-soli-cosa-dicono-i-nuovi-studi-su-chatgpt

Autore/i dell’articolo

Dott. Jonathan Righi
Psicologo iscritto all’Ordine degli Psicologi del Lazio. Specializzando in Psicoterapia cognitivo-comportamentale presso l’Istituto A.T. Beck. Collaboratore e content creator per l’Istituto A.T. Beck. È responsabile coordinatore dei volontari per la Onlus Il Vaso di Pandora – La Speranza dopo il trauma, dedicata ai sopravvissuti e alle sopravvissute a trauma. Svolge attività clinica e di ricerca specialmente nell’ambito delle minoranze sessuali e di genere e nella valutazione psicodiagnostica. Consegue un’alta formazione nella diagnosi e nel trattamento del trauma in età evolutiva. Certificato per la conduzione di gruppi secondo il modello Coping Power Program. È membro fondatore di Peter Boom – Associazione Arcigay Viterbo È Socio Aderente della Società Italiana di Psicoterapia Cognitivo Comportamentale (CBT-Italia).
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