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Cibi solidi prima dei sei mesi? Ecco perché l’OMS lo sconsiglia

Cibi solidi

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), è consigliabile che i bambini vengano nutriti esclusivamente di latte materno per i primi sei mesi dopo la nascita, in quanto questo alimento sarebbe quello ideale per lo sviluppo e la crescita in salute dei bimbi. Dopo questo periodo di tempo, le nuove esigenze nutrizionali dovrebbero prevedere l’apporto di altri tipi di alimenti ma continuando l’allattamento al seno anche oltre i due anni di età.

I benefici dell’allattamento si riflettono sulla salute generale del bambino e lo sviluppo cognitivo e questa pratica contribuisce a prevenire le due principali cause di mortalità dei neonati, polmonite e diarrea.
Anche le mamme hanno vantaggi dall’allattamento al seno: è stata infatti osservata la riduzione del rischio di tumore al seno e alle ovaie.

In realtà, secondo i dati Unicef, solamente il 40% dei bambini viene nutrito esclusivamente con il latte materno nel periodo che va da 0 a 6 mesi di vita. L’introduzione prematura di cibo solido viene motivata dai genitori dall’impressione che il bambino non sia più soddisfatto del latte (52%), che abbia imparato a star seduto e tenere il cibo nelle sue mani (29%) o che si sveglia durante la notte per la fame (26%). In particolare quest’ultima motivazione sarebbe legata alla credenza che il cibo solido manterrà il bambino sazio più a lungo.

A una ricerca di quest’anno (Perkin & al., 2018) hanno partecipato 1303 neonati di tre mesi d’età che hanno ricevuto solamente latte materno fino al sesto mese: a quel punto una parte del campione ha visto l’introduzione graduale di cibi solidi. Questo studio ha dato prova che l’introduzione di cibi solidi tra i 4 e i 6 mesi di vita nel bambino ha effetti, piccoli ma significativi, sulla durata del sonno (+ 17 minuti per notte) riducendo i risvegli notturni (- 15%). A tutti i genitori è stato chiesto di compilare dei questionari in tre momenti della vita del loro bambino: tre mesi, un anno e tre anni.
Questo cambiamento si riflette sui genitori: meno risvegli notturni del neonato significa una maggiore qualità del sonno anche per mamma e papà.

Tuttavia i consigli dell’OMS rimangono validi, soprattutto in vista dei vantaggi per la salute del bambino e del fatto che un apporto calorico superiore al necessario in questo periodo della vita è un fattore di rischio per il futuro sviluppo dell’obesità. L’alimentazione, infatti, non deve essere usata per scopi secondari e bisogna fare attenzione a non insegnare al bambino, direttamente o indirettamente, una tale associazione.

 

Riferimenti:

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