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Il potere confortante del co-sleeping nei Pavour Nocturnus

Co-sleeping

Photo by Simon Matzinger on Unspalsh

La comunicazione di un bambino molto piccolo passa attraverso i suoi gesti, ancor prima che attraverso il linguaggio; gesti e comportamenti che vanno decifrati, e che spesso possono mettere a dura prova un genitore. Sarà capitato frequentemente a molte mamme e papà di svegliarsi bruscamente nel cuore della notte in seguito alle urla disperate del proprio bambino. A un primo sguardo appare spaventato, agitato e inconsolabile; si dimena come se si stesse difendendo da qualcuno o qualcosa; il suo cuoricino batte veloce e il suo respiro è accelerato; può tentare di scappare o strisciare sul pavimento. Il genitore, di fronte a una situazione simile, sperimenta un profondo senso di smarrimento e frustrazione poiché non riesce a comprendere cosa stia accadendo. Ciò che abbiamo appena descritto è un fenomeno molto frequente nei bambini: il Pavour Nocturnus o terrore notturno. Esso si caratterizza per la presenza di alcuni comportamenti tipici: urla, grida, manifestazioni comportamentali di estrema paura, difficoltà a svegliarsi e inconsolabilità al risveglio (Boyden et al., 2018). Spesso questo fenomeno si associa a febbre piuttosto elevata, eccessiva attività fisica, mancanza di sonno o stress emotivo, soprattutto nei bambini di età compresa tra i 3 e i 7 anni (Van Horn et al., 2018). Sebbene il terrore notturno possa essere un evento benigno e comune in molti bambini, in alcuni casi si rende necessario uno screening del sonno per identificare eventuali problemi sottostanti (Ellington, 2018). Qualora dovesse ravvisarsi un particolare stress emotivo oppure un conflitto nella vita del bambino, può essere suggerita un’apposita terapia e l’ausilio di tecniche specifiche per diminuire la frequenza degli episodi.

Attualmente alcuni studiosi ipotizzano che la pratica del co-sleeping (condividere il lettone con i caregivers) possa ridurre o prevenire il terrore notturno e che, in determinate circostanze (per bambini di età ≤11 mesi), sia preferibile anche al room-sharing (condivisione della stanza con letti separati). Secondo le ipotesi dei ricercatori, dormire accanto ai propri caregivers contribuisce a soddisfare l’innato bisogno di protezione del bambino, offrendo al tempo stesso benefici per la sua salute. Alcuni tra questi sono: una maggiore reattività del caregiver; un aumento della frequenza delle poppate notturne; la prevenzione del rischio di soffocamento e della SIDS (Sudden Infant Death Syndrome – la sindrome della morte improvvisa infantile); una migliore termoregolazione a contatto con il corpo materno; la regolazione della respirazione; un accrescimento dell’autostima e del grado di soddisfazione della vita in età adulta. Pur sottolineando i vantaggi del co-sleeping, specialmente nel prevenire gli episodi di Pavour Nocturnus, i ricercatori puntualizzano che questa non è una regola che vale per tutti i bambini; molti di loro sono in grado di dormire in stanze separate dai loro genitori senza per questo sperimentare terrore notturno. Piuttosto, questo si verificherebbe nei casi in cui la separazione si accompagna ad altri fattori fisiologici e/o psicosociali (Boyden et al., 2018).

Negli ultimi anni è sempre più diffusa nei contesti scolastici, ma anche tra i genitori, uno stile educativo che incoraggia l’autonomia dei bambini: dalla strutturazione degli ambienti (scolastici e domestici), alle attività proposte. Anche lo stile genitoriale nell’accudimento del proprio figlio sta andando in questa direzione e la gestione del sonno risente di questa nuova modalità: sempre più genitori tendono ad abituare precocemente il proprio bambino a dormire da solo, fuori dal lettone o addirittura in un’altra stanza. Il timore di molti genitori è che la pratica del co-sleeping possa creare dipendenza nel bambino, che inneschi il “vizio” di dormire con mamma e papà, e che in futuro non riesca più ad abbandonarlo. Altri genitori temono di poter soffocare il bambino o che possa inavvertitamente cadere dal lettone. Questi timori sono giustificati, ma bisogna contestualizzare ogni azione educativa e fare in modo che risponda alle esigenze del bambino e non a quelle dell’adulto. I genitori di bambini che presentano Pavor Nocturnus possono ricordarsi che ci sarà un tempo in cui il bambino sarà pronto per “distaccarsi autonomamente”, senza forzature, che si tratta di fare ciò che è necessario e che viene consigliato dagli esperti del settore. Con il tempo il bambino, sicuro della protezione dell’adulto, imparerà a fidarsi e ad affidarsi al mondo che lo circonda, di giorno e di notte.

Bibliografia:

  • Boyden SD, Pott M, Starks PT (2018). An evolutionary perspective on night terrors. Journal of the International Society for Evolution, Medicine, and Public Health; 2018 (1): 100–105.
  • Van Horn NL, Street M (2018). Night Terrors. StatPearls Publishing.
  • Ellington E. (2018). It’s Not a Nightmare: Understanding Sleep Terrors. Journal of Psychosocial Nursing and Mental Health Services. 2018 Aug 1;56(8):11-14.
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