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L’importanza del coming out nell’accettazione del proprio orientamento sessuale

L’importanza del coming out nell’accettazione del proprio orientamento sessuale

Photo by Matthew Henry on Unspalsh

L’attrice Ellen Page, star di Netflix grazie alla serie The Umbrella Academy e nota anche per aver lavorato con Woody Allen e per essere stata la protagonista di Juno, parla così del suo coming out avvenuto nel 2014, all’età di 26 anni: “È stato un enorme sollievo: in quel periodo non ero per niente in forma, ho avuto moltissimi problemi e ho sofferto spesso di attacchi di panico. Facendo coming out tutto è migliorato, d’improvviso… Prima ero una ragazza molto chiusa, facevo in modo che le donne che frequentavo lasciassero la mia casa attraverso uscite secondarie o le costringevo nascondersi nei bagni degli hotel quando arrivava il servizio in camera… Prima di compiere 27 anni a malapena sfioravo riuscivo a sfiorare una donna in pubblico”. Ellen Page oggi si dice finalmente rinata e libera di esprimere la propria sessualità: si è sposata con la ballerina Emma Portner ed è attivista per i diritti LGBTQ. Come lei, altri personaggi noti del mondo dello spettacolo (es: Tiziano Ferro, Ricky Martin, Ellen Degeneres,etc) hanno rivelato pubblicamente il loro orientamento sessuale e il loro coming out è stato un modello che ha rassicurato e convinto molti giovani gay e lesbiche a fare altrettanto, aiutandoli a normalizzare ed accettare la propria vita affettiva e sessuale.

Ma cosa vuol dire esattamente fare coming out? Dal punto di vista psicologico si tratta di un processo multidimensionale attraverso il quale le persone LGBTQ accettano e rivelano pubblicamente il loro orientamento sessuale e/o la loro identità di genere.

Nello specifico il coming out riguarda sia il sé che gli altri. La maggior parte dei modelli che hanno concettualizzato il coming out concordano sull’esistenza di tre dimensioni che lo caratterizzano: 1) il riconoscimento dei propri desideri e sentimenti omosessuali dopo un periodo in cui la persona tende a negarli o a non riconoscerli; 2) l’impegno per cercare di soddisfarli attraverso esperienza con persone dello stesso sesso; 3) la rivelazione del proprio orientamento sessuale alle persone di cui ci si fida e successivamente la condivisione dei propri sentimenti ed esperienze con gli altri, inclusi i colleghi, gli amici, i familiari e la società in generale.

Davis M.H. fa una distinzione precisa tra il processo con il quale l’individuo comprende e riconosce il proprio orientamento sessuale e quello di “apertura” agli altri. Tali processi non sono lineari e si influenzano reciprocamente: essere visibile agli altri come persona LGBTQ contribuisce ad una ridefinizione costante del concetto di Sé e allo stesso tempo, lo sviluppo di una identità personale, consapevole del proprio orientamento sessuale e/o della propria identità di genere, guida il processo di rivelazione.

In sintesi, i modelli psicologici che hanno descritto il percorso di costruzione identitario delle persone gay e lesbiche individuano alcuni passaggi chiave. Al principio l’individuo inizia a percepirsi diverso dagli altri e inizia a provare sentimenti e i desideri sessuali verso le persone del suo stesso sesso fino a fare le prime esperienze; successivamente comincia a frequentare l’ambiente LGBTQ, definisce/riconosce il proprio orientamento sessuale e alla fine lo rivela agli altri. Dalla consapevolezza iniziale dei propri desideri omoerotici alla loro integrazione nella propria identità personale c’è un lungo percorso, che in alcuni casi, può durre una vita intera. Alcune persone sono più rapide di altre nel percorrere le varie fasi di tale processo ed il coming out può avvenire a qualsiasi età. Alcuni possono però restare bloccati in qualche passaggio e non completare mai l’intero processo di integrazione agli altri aspetti del sé.

Fare coming out produce degli effetti positivi in termini di benessere personale e sociale. Aprirsi e raccontarsi agli altri è una parte fondamentale delle interazioni umane, tanto che anche nelle conversazioni tra persone che non sono molto intime, gli individui tendono a rivelare aspetti di sé, come il loro stato civile, le opinioni politiche o le proprie opinioni su argomenti di carattere sociale. La self-disclosure contribuisce quindi a formare e mantenere le relazioni con i propri familiari, gli amici, i colleghi o il vicinato e aumenta il grado di intimità tra le persone, riducendo la solitudine e l’isolamento sociale. Inoltre il livello di intimità è solitamente regolato dalla reciprocità, per cui ci si aspetta che le persone coinvolte nella relazione siano “alla pari” riguardo la quantità di informazioni personali scambiate e quando ciò non succede, possono sorgere delle tensioni o rotture della relazione.

Per gli individui che scelgono di nascondere alcune informazioni su di sé per timore dello stigma sociale, come succede alle persone gay e lesbiche rispetto al proprio orientamento sessuale, il processo di self disclosure può essere più complicato. Fare coming out diventa quindi un passaggio chiave della costruzione di sé che contribuisce a migliorare le relazioni interpersonali, rendendole più autentiche, aumenta il livello di benessere e di salute e, da ultimo ma non per importanza, modifica gli atteggiamenti sociali negativi nei confronti delle persone LGBTQ.

Autore/i dell’articolo

Dottor Marco Stefanelli - Psicologa - Psicoterapeuta - Istituto Beck
Psicologo, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale.Docente presso l’Istituto di Psicoterapia cognitivo- comportamentale A.T.Beck di Roma e di Caserta.Socio Ordinario della SITCC (Società Italiana di Psicoterapia Comportamentale e Cognitiva) e Terapeuta EMDR I livello.Vanta esperienza clinica in ambito adulto e si occupa prevalentemente di tutti i disturbi d’ansia, disturbo ossessivo-compulsivo e omofobia interiorizzata. 
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