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Coming out in famiglia: quali sono gli effetti?

Coming out in famiglia

Photo by Maurice Williams on Unsplsh

Fare coming out in famiglia è un esperienza che influenza le dinamiche relazionali sistema familiare e spesso suscita nelle persone gay e lesbiche emozioni negative intense, che ruotano principalmente attorno alla paura di non essere compresi, accettati e di essere rifiutati dai loro cari.

L.S.Brown individua tre scenari ricorrenti che caratterizzano il funzionamento delle famiglie, nelle quali il segreto sull’orientamento sessuale viene mantenuto sia dalle persone gay e lesbiche che dai loro familiari:

  • Mantenimento di una distanza fisica ed emotiva. Il contatto con la famiglia d’origine è minimo e si evita di rispondere alle domande dei familiari sulla propria vita intima. Le persone gay e lesbiche si sentono quasi estranei ai loro familiari che a loro volta, percepiscono il rifiuto e sono incapaci di comprendere le cause di questa distanza emotiva.
  • “So che lo sai”. In questo scenario si verifica una sorta di tacito accordo tra la persona gay/lesbica e i suoi familiari rispetto al mantenimento di una certa riservatezza riguardo la propria vita privata. La negazione è il processo cardine che caratterizza le interazioni tra i membri della famiglia che, sebbene conoscano l’orientamento sessuale del loro familiare, continuano a relazionarsi a lui/lei come se fosse eterosessuale. La negazione viene usata in maniera consapevole per evitare i conflitti e eventuali rotture nelle relazioni familiari.
  • “Non dirlo a tuo padre”. Il coming out in questo caso viene fatto solo con uno dei genitori o i fratelli/sorelle, di solito con i membri della famiglia che vengono percepiti dalla persona gay/lesbica come maggiormente aperti e fonte di supporto. Si crea un sottosistema familiare in cui “chi sa” crea un’alleanza per mantenere il segreto nei confronti degli altri membri della famiglia, dai quali ci si aspetta una reazione irreparabilmente negativa. Il segreto riguarda quindi sia l’orientamento sessuale della persona gay/lesbica, sia il fatto che qualcuno della famiglia ne sia a conoscenza.

Il processo di accettazione dell’orientamento sessuale del figlio/a non è dunque sempre lineare. Quali possono dunque essere le reazioni dei genitori al coming out del/la figlio/a?

In un certo senso, l’accettazione dell’orientamento sessuale del proprio figlio/a gay/lesbica può essere simile ad alcuni fasi del processo di elaborazione di un lutto. All’inizio i genitori potrebbero avere una reazione di shock e di negazione, non credendo a quanto viene loro rivelato o considerandolo una fase transitoria e di confusione del figlio/a o evitando l’argomento. Potrebbe esserci una reazione caratterizzata dai sensi di colpa, quando i genitori si sentono responsabili dell’orientamento sessuale del figlio e credono di aver commesso qualche grave errore nel loro compito educativo. Alcuni genitori potrebbero reagire invece in modo ostile ed aggressivo e/o proibire che si parli di omosessualità in famiglia. Altri potrebbero avere una reazione positiva, caratterizzata da comprensione, supporto ed accettazione, continuando ad amare il/la figlio/a incondizionatamente, avendo compreso che l’orientamento sessuale è solo una parte della sua identità personale.

Le reazioni dei genitori al coming out del/la figlio/a possono essere certamente diverse tra di loro e cambiare anche all’interno di uno stesso nucleo familiare ma gli atteggiamenti, i sentimenti, le emozioni, i comportamenti ruotano attorno a dei temi principali che sono stati individuati e descritti da Bernstein:

  1. Stigma sociale: i genitori pensano di poter essere considerati dei cattivi genitori dalla società per aver cresciuto un figlio “anormale” e provano vergogna ed umiliazione quando scoprono il suo orientamento sessuale.
  2. Auto denigrazione e/o colpevolizzazione del coniuge: a causa di alcuni pregiudizi social e culturali, alcuni genitori credono che essere gay/lesbica sia dovuto a precise cause psicologiche e colpevolizzano se stessi o il loro partner o altre figure esterne alla famiglia (es. un insegnante, gli amici,etc). Le “cause” frequentemente individuate dai genitori per dare un senso all’orientamento sessuale del/la figlio/a sono: esperienze negative del/la figlio/a con persone dell’altro sesso, l’influenza del gruppo di amici o di altre persone LGBT, problemi di salute avuti dalla madre durante la gravidanza, il divorzio/ la separazione o i problemi di coppia dei genitori, la credenza di essere stati genitori troppo severi, critici, distaccati o al contrario, iperprotettivi e permissivi, l’assenza di modelli maschili o femminili positivi.
  3. Perdita: molti genitori soffrono perché non potranno condividere con i figli i rituali della famiglia tradizionale eterosessuale: matrimoni, nascite dei nipoti, etc. Questo aspetto è meno influente nei Paesi in cui sono presenti leggi che consentono alle persone gay e lesbiche di sposarsi e/o diventare genitori.
  4. Paura e preoccupazione. I timori più frequenti riguardano la discriminazione, l’emarginazione sociale o la violenza che i figli potrebbero subire a causa dell’omofobia presente nella società. In alcuni casi, i timori potrebbero essere determinati dai pregiudizi che ancora associano l’omosessualità all’impossibilità di avere relazioni stabili o al rischio maggiore di contrarre l’HIV.
  5. Paura di perdere il figlio/a: alcuni genitori temono di esprimere o mostrare in ogni modo le loro opinioni ed emozioni negative sull’omosessualità per paura del rifiuto da parte del figlio/a, verso il quale mantengono quindi un certo distacco emotivo. Il coming out produce una barriera nella relazione e spesso i genitori, per paura di una rottura relazionale, evitano domande o discussioni riguardo l’orientamento del figlio/a.

Concludendo, gli studi hanno dimostrato come le iniziali reazioni negative spesso, nel tempo, attraverso un processo di adattamento e coping, tendono a migliorare e ad includere una maggiore accettazione da parte dei genitori; i valori culturali e religiosi condivisi dalle famiglie chiaramente sono dei fattori che influenzano tale processo. L’aiuto di uno psicoterapeuta, formato sulle tematiche LGBT, potrebbe essere dunque una risorsa molto utile a fornire un supporto alle persone gay/lesbiche nella gestione del processo di coming out. 

Riferimenti:

  • Freedman L., (2008), “Accepting the unacceptable: religious parents and adult gay and lesbian children” in Families in Society: Journal of Contemporary Social Services, 89, 237-244
  • Molnar, I. (2018), “A case study on coming out: theoretical and practical implications for psychological counseling”, in Journal of Experiential Psychotherapy, 21, n.3 (83)

Autore/i dell’articolo

Dottor Marco Stefanelli - Psicologa - Psicoterapeuta - Istituto Beck
Psicologo, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale.Docente presso l’Istituto di Psicoterapia cognitivo- comportamentale A.T.Beck di Roma e di Caserta.Socio Ordinario della SITCC (Società Italiana di Psicoterapia Comportamentale e Cognitiva) e Terapeuta EMDR I livello.Vanta esperienza clinica in ambito adulto e si occupa prevalentemente di tutti i disturbi d’ansia, disturbo ossessivo-compulsivo e omofobia interiorizzata. 
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