Comportamenti alimentari disfunzionali: il ruolo della mindfulness

Comportamenti alimentari disfunzionali: il ruolo della mindfulness

Comportamenti alimentari disfunzionali

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Comportamenti alimentari disfunzionali: il ruolo della mindfulness

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ci sono circa 1 miliardo di adulti in sovrappeso, di questi 650 milioni sono affetti da obesità con un indice di massa corporea (BMI) maggiore 30 Kg/m². Ciò equivale al 39% della popolazione adulta di età pari o superiore a 18 anni in sovrappeso e al 13%  con obesità.

L’obesità si associa a conseguenze psicologiche (bassa autostima), problematiche fisiche (malattie cardiovascolari e diabete) ed un aumento dei tassi di mortalità.

Da un’analisi della letteratura emerge che una delle principali cause di obesità è connessa ai comportamenti alimentari disfunzionali come mangiare in assenza dello stimolo di fame.

Le terapie

Gli approcci terapeutici più diffusi attualmente mirano a rafforzare l’autoregolazione definendo gli obiettivi ed evitando intenzionalmente i segnali che innescano le abbuffate. A questo proposito la terapia cognitivo-comportamentale si è dimostrata efficace nel ridurre il numero degli episodi di abbuffata e nella creazione di abitudini alimentari sane ma sono necessari ulteriori strumenti e tecniche che consentano il mantenimento a lungo termine di questi risultati.

Un punto di vista più recente ha proposto di utilizzare la mindfulness che, grazie all’attenzione consapevole rivolta al momento presente, consente di riconoscere il ruolo di ricompensa svolto dai comportamenti alimentari disadattivi (Brewer et. al., 2018), riequilibrandone i valori. Rivolgere un’attenzione consapevole al cibo può, quindi, ridurre le abbuffate abbassando le aspettative su quanto sarà gratificante mangiare un cibo tanto desiderato.

Lo studio

Taylor e colleghi (2021) hanno condotto due studi, pubblicati sul Journal of Behavioral Addictions, per verificare se la mindfulness agisce alterando le aspettative sulla ricompensa associate al cibo e se tali cambiamenti si traducono in una diminuzione delle abbuffate.

Nel primo studio, 64 donne in sovrappeso (indice di massa corporea medio >25) hanno partecipato a un programma di mindful eating implementato attraverso un’app della durata 8 settimane. L’app conteneva 28 moduli di autoapprendimento che introducevano la mindfulness attraverso brevi video. I moduli sono stati progettati per aiutare le partecipanti a diventare consapevoli dei fattori scatenanti alla base dell’alimentazione e ad apprendere abitudini alimentari consapevoli.

L’app includeva uno strumento che le partecipanti potevano utilizzare quando sentivano il desiderio di abbuffarsi. Lo strumento consentiva loro di valutare loro l’intensità del desiderio, quindi chiedeva alle partecipanti di provare ad immaginare di mangiare il cibo desiderato e di riflettere su come ciò le avrebbe fatte sentire, quindi chiedeva di rivalutare nuovamente l’intensità del desiderio e infine di decidere se cedere o meno al desiderio. Nel caso in cui le partecipanti avessero deciso di andare avanti ed abbuffarsi, chiedeva loro poi di valutare quanto cibo avessero assunto e il livello di contentezza provato dopo aver prestato attenzione al loro corpo, ai pensieri e alle emozioni.

Lo strumento intendeva aiutare le partecipanti a prendere consapevolezza delle discrepanze tra come si aspettavano di sentirsi e come si sentivano effettivamente dopo aver ceduto al desiderio, e alla fine di aggiornare le loro aspettative.

I risultati hanno mostrato riduzioni significative del desiderio di cibo e dell’alimentazione emotiva.  Più frequentemente i partecipanti utilizzavano lo strumento meno frequenti erano le abbuffate.

Gli autori hanno condotto un secondo studio naturalistico esaminando i dati di un campione di 1.119 utenti di una app di mindfulness.

I risultati del secondo studio hanno mostrato che maggiore era la frequenza di utilizzo dell’applicazione e minore era la ricompensa provata dopo il consumo dei cibi desiderati. A differenza del primo studio, le abbuffate non sono diminuite con l’aumento dell’uso dell’applicazione. Un’analisi post-hoc ha mostrato, inoltre, che il binge eating è aumentato per i partecipanti che hanno utilizzato lo strumento solo da 1 a 3 volte e diminuito per coloro che lo hanno utilizzato 5 o più volte.

Risultati

Questi due studi hanno mostrato che un’app per l’alimentazione consapevole riduce la frequenza e la quantità delle abbuffate in un ambiente sperimentale, ma non in un ambiente naturalistico. Un maggiore utilizzo dello strumento ha ridotto le aspettative di ricompensa connesse al mangiare e il numero di abbuffate.

 

Bibliografia

  • Brewer, J. A., Ruf, A., Beccia, A. L., Essien, G. I., Finn, L. M., Lutterveld, R. V., & Mason, A. E. (2018). Can mindfulness address maladaptive eating behaviors? Why traditional diet plans fail and how new mechanistic insights may lead to novel interventions. Frontiers in Psychology, 9, 1418.
  • Taylor, V. A., Moseley, I., Sun, S., Smith, R., Roy, A., Ludwig, V. U., & Brewer, J. A. (2021). Awareness drives changes in reward value which predict eating behavior change: Probing reinforcement learning using experience sampling from mobile mindfulness training for maladaptive eating. Journal of Behavioral Addictions.
  • https://www.worldobesity.org/

 

Autore/i dell’articolo

Rita Massaro
Psicologa, iscritta all’Ordine degli Psicologi della Campania dal 27/01/2020 n° 8632. Svolge il ruolo di Research assistant occupandosi di raccolta dati nell’ambito di progetti di ricerca con il Dipartimento di Psicologia dell’Università degli Studi della Campania. Collabora con l’Istituto Beck come tutor d’aula presso la sede di Caserta. Ha preso parte a progetti di prevenzione del disagio giovanile presso scuole primarie superiori e scuole secondarie del territorio. Ha svolto attività di tirocinio presso il servizio Materno Infantile dell’ASL di Caserta e un Centro di riabilitazione neuromotoria per minori.

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