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Il comportamento sessuale compulsivo negli adolescenti: il ruolo della genitorialità

comportamento sessuale compulsivo negli adolescenti: il ruolo della genitorialità

Photo by Josh Felise on Unsplash

L’adolescenza segna l’inizio di molteplici cambiamenti nella maturità sessuale e riproduttiva che coincidono con altrettante modificazioni nel funzionamento cognitivo, emotivo e sociale dell’individuo.
Ricerche precedenti hanno indicato come la progressione delle esperienze sessuali adolescenziali segua, in molti casi, una sequenza comune: baciare e tenersi per mano, accarezzare il seno, toccare i genitali, sesso orale e rapporto vaginale, seguito da variazioni meno comuni, come il sesso anale.
Se la maggior parte degli adolescenti mostrano un normale sviluppo sessuale, alcuni sviluppano quello che viene definito comportamento sessuale compulsivo (Compulsive Sexual Behavior).

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), nell’undicesima edizione della Classificazione Internazionale delle Malattie (ICD-11), ha annoverato tra i disturbi sessuali il CSB (ora chiamato CSBD).
Il CSBD è un disturbo del controllo degli impulsi caratterizzato da una preoccupazione ripetitiva e intensa con fantasie sessuali, impulsi, e comportamenti che portano ad un disagio clinicamente significativo nel funzionamento sociale e occupazionale.
I clinici sono tuttavia ancora alle prese con una definizione specifica del CSBD in adolescenza.

Efrati e Mikulincer (2018) hanno identificato tre aspetti del comportamento sessuale compulsivo che sono in linea con la definizione di CSBD e che si manifestano sia negli adulti che negli adolescenti:
(a) Conseguenze indesiderate a causa di fantasie sessuali (b) mancanza di controllo comportamentale – costante impegno incontrollato in fantasie sessuali, sollecitazioni ed in comportamenti volti a ridurre significativamente il comportamento sessuale ripetitivo; (c) effetti negativi – sentimenti negativi e angoscia accompagnati da senso di colpa e vergogna.

Nonostante la maggioranza degli studi abbia cercato di comprendere i meccanismi e i fattori personali che sottendono ai CSB, nella prospettiva di sviluppare un trattamento efficace, un recente studio di Efrati e Gola (2019) ha cercato di valutare i fattori familiari che possono influenzare lo sviluppo di tali condotte comportamentali tra gli adolescenti.

Gli autori hanno cercato di comprendere se le competenze genitoriali (autostima e autoefficacia), lo status religioso e i quadri psicopatologici dei genitori fossero correlati alla qualità della comunicazione sulla sessualità con i figli, e se la qualità della comunicazione fosse associata alla gravità dei CSB.

L’analisi dei dati ha mostrato come un livello più elevato di CSB si associa a una minore qualità della comunicazione, a una minore autostima genitoriale (materna e paterna) e ad una maggiore psicopatologia genitoriale (materna e paterna).

Lo studio ha dimostrato che per quanto riguarda le figlie femmine, più alta è l’autostima materna, più aperta e chiara è la comunicazione legata al sesso e più sono ridotti i CSB. Questo risultato è in linea con la letteratura che indica che le madri tendono ad avere una comunicazione più aperta riguardo al sesso e alla sessualità con i loro figli, ed in particolare con le loro figlie, rispetto ai padri. Le madri con un’alta autostima genitoriale sono più soddisfatte del ruolo genitoriale che rivestono e potrebbero essere più inclini ad educare e comunicare l’esperienza accumulata nel corso degli anni. I sentimenti di autoefficacia promuovono l’uso di strategie genitoriali funzionali alla crescita dei bambini, mentre coloro che non hanno fiducia nelle loro capacità genitoriali sperimentano frustrazione, angoscia, irritazione e rabbia.

Per quanto riguarda i figli maschi, i risultati dello studio hanno indicato che era la prospettiva culturale a predire una comunicazione aperta sulla sessualità e non il senso di competenza dei genitori. Tali risultati sembrano essere in linea con la tendenza, tra padri e figli, a mostrare difficoltà nel condividere esperienze emotive o discutere di argomenti relazionali potenzialmente imbarazzanti, come la salute sessuale.

I risultati di questo studio indicano che la disposizione verso il comportamento sessuale compulsivo tra gli adolescenti non è solo una questione individuale, ma un problema familiare, dove entrano in gioco molteplici variabili della genitorialità, come l’autostima, l’autoefficacia e i quadri psicopatologici di uno o di entrambi i genitori.
Nel contemplare le opzioni di trattamento, come la terapia cognitivo comportamentale o altri approcci, i clinici dovrebbero tenere in considerazione tali fattori e considerarli come parte integrante del percorso di cura.

Nonostante i limiti dello studio citato, tale ricerca può essere considerata come un importante primo passo nella comprensione delle dinamiche familiari nello sviluppo del CSBD tra gli adolescenti.
Altri studi, con campioni più ampi e multiculturali, potrebbero accertarne la replicabilità e la generalizzazione dei risultati fornendo indicazioni utili ad un trattamento mirato per gli adolescenti a rischio.

Riferimenti

  • Ballonoff Suleiman A., Lin J. S., Constantine N. A. (2016). Readability of educational materials to support parent sexual communication with their children and adolescents. Journal of Health Communication
  • Efrati Y., Gola M. (2019) Adolescents’ compulsive sexual behavior: The role of parental competence, parents’ psychopathology, and quality of parent–child communication about sex. Journal of Behavioral addiction
  • Efrati Y., Mikulincer M. (2018). Individual-based Compulsive Sexual Behavior Scale: Its development and importance in examining compulsive sexual behavior. Journal of Sex & Marital Therapy

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Cappelluccio Rosetta
Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale Docente e supervisore Istituto A.T Beck Roma e Caserta Conduttrice gruppi DBT adulti e adolescenti Consulente tecnico d’ufficio per trauma neglect e abuso Ha prestato la sua propria opera professionale come responsabile ambulatorio psicopatologia ospedale Buonconsiglio Fatebenefratelli Napoli, attualmente èConsulente esperto   presso l'Ufficio Garante per l'Infanzia ed Adolescenza Regione Campania. Titolare di incarichi consulenza specialistica DBT nelle scuole per trattamento dei ragazzi con comportamenti disregolati  presso varie sezione scolastiche della  Regione Campania .
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