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Conflitto cognitivo nel Disturbo Borderline di Personalità

Conflitto cognitivo nel Disturbo Borderline di Personalità

Photo by geralt on Pixabay

Il disturbo Borderline di Personalità (DBP) rappresenta una condizione mentale disabilitante che ha un grave impatto sulla qualità della vita e sul funzionamento psicosociale delle persone colpite. La sua prevalenza è stimata nell’1–2% della popolazione generale, sebbene questa percentuale possa arrivare fino al 22% in ambito clinico (Gunderson,2009; Ellison,2018).

Gli elementi che caratterizzano il disturbo Borderline di Personalità secondo il DSM-5 sono: sforzi disperati per evitare l’abbandono (reale o immaginario), rapporti instabili e intensi che si alternano tra l’idealizzare e lo svalutare l’altra persona, un’immagine di sé instabile, impulsività, ripetuti comportamenti, gesti o minacce suicidari o autolesionismo, rapidi cambiamenti di umore, persistenti sentimenti di vuoto, rabbia impropriamente intensa o problemi di controllo della rabbia, pensieri paranoici temporanei o gravi sintomi dissociativi innescati dallo stress.

Nella recente letteratura è stato riportato che fino al 90% dei pazienti con DBP sviluppa un modello di autolesionismo non suicidario (NSSI), come taglio o bruciore e circa il 60-70% commette almeno un tentativo di suicidio senza successo.

Il disturbo Borderline di personalità rappresenta ad oggi un’importante sfida in ambito terapeutico ed è oggetto di attenzione e controversie, nella nosografia psichiatrica e nella psicoterapia contemporanea (Paris, 1993). L’attenzione è dovuta alla grande frequenza con cui le sofferenze attribuite al disturbo si presentano alla osservazione del clinico. Le controversie sono dovute ai problemi diagnostici ed eziopatogenetici che lo studio del Disturbo Borderline di Personalità solleva (Liotti, 2010).

Molti approcci psicoterapeutici sono d’accordo nell’intervenire attraverso un lavoro con il paziente sulla concezione del sé ma, sembra essere invece carente la valutazione dei conflitti cognitivi idiosincratici che i pazienti borderline possono sperimentare.

Suarez e Basel 2020 attraverso il protocollo di studioConflitto cognitivo nel disturbo Borderline di personalità”, identificano questi conflitti cognitivi nei “dilemmi implicativi” o “costrutti dilemmatici”, come elementi chiave per comprendere meglio il modello esplicativo del Disturbo Borderline di Personalità e migliorare l’efficacia degli attuali approcci psicoterapeutici.

L’essenza del concetto di conflitto cognitivo è la presenza simultanea di due o più contenuti cognitivi (pensieri, credenze, valori, ecc.) che sono opposti o contraddittori tra loro e che quindi possono creare tensioni interne che sfociano in varie forme di disagio psicologico (Suarez et Basel 2020).

Protocollo di studio

La ricerca (Suarez et Basel 2020), si pone l’obiettivo di valutare i conflitti cognitivi in persone con diagnosi DBP per determinare il loro ruolo nel modello esplicativo di questo disturbo.

Gli obiettivi specifici di questo studio sono: 1) verificare se i pazienti DBP presentino più conflitti cognitivi cioè dilemmi implicativi o costrutti dilemmatici rispetto alla popolazione in generale. 2) Esplorare il contenuto dei conflitti cognitivi nei pazienti DBP.  3) Verificare se tali conflitti cognitivi sono associati alla gravità dei sintomi emotivi nei pazienti DBP. 4) Valutare se la presenza e il numero dei conflitti influisce sull’esito del trattamento.  5) Esplorare la rilevanza di altri aspetti del sé e degli altri per spiegare il funzionamento psicologico dei pazienti DBP.

Il campione è composto da 156 individui con un età compresa tra i 18 e 60 anni. Il primo gruppo (78 partecipanti) ha una diagnosi di DBP, il secondo gruppo quello di controllo (78 partecipanti) non presenta nessuna diagnosi secondo i criteri del DSM-5.

Gli strumenti diagnostici che saranno utilizzati sono: un questionario sociodemografico, l’intervista clinica strutturata la SCID-2, l’intervista diagnostica per Borderline- Rivista (DIB-R), la tecnica della griglia del repertorio (RGT), le scale di stress per ansia e depressione (DASS-21), la misurazione dei risultati tramite il CORE –OM e il sistema di categorie per codificare i costrutti personali (CSPC).

Risultati

I risultati del protocollo di studio non sono ancora presenti, ma gli autori prevedono che la percentuale di partecipanti con dilemmi implicativi e / o costrutti dilemmatici sarà superiore nel gruppo di pazienti con diagnosi di DBP rispetto a un gruppo di controllo inoltre, la presenza e il maggior numero di conflitti cognitivi potrebbero favorire, in primis, una comorbidità con altri disturbi come depressione e ansia e in secondo luogo portare ad un drop-out del trattamento.

I risultati ottenuti potrebbero quindi aiutare a considerare lo sviluppo di un nuovo modulo di intervento per la risoluzione dei conflitti cognitivi nel disturbo Borderline di Personalità.

 

Riferimenti

Autore/i dell’articolo

Manuela Fiori
Psicologa, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Iscritta all’Ordine degli Psicologi della Regione Lazio dal 25/11/2013 con il N. 20227. Vanta esperienza clinica in ambito adulto, occupandosi prevalentemente di disturbi d’ansia, disturbi dell’umore, disturbo ossessivo compulsivo e disturbi di personalità. Si avvale inoltre della Terapia Metacognitiva Interpersonale (TMI), aggiornando la sua formazione con autorevoli professionisti del settore.
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