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Covid-19 e carestia di cultura: fotografia della scuola nel mondo

Covid-19 e carestia di cultura

Photo by Carli Jeenon Unsplash

Covid 19 è sicuramente salute, politica, imprese, infrastrutture, agevolazioni fiscali, rapporti internazionali ma è anche cultura. E cultura significa scuola. “Il Coronavirus ha lasciato 1,6 miliardi di bambine, bambini e adolescenti fuori dalla scuola: circa il 90% dell’intera popolazione studentesca”. Cosi comincia l’articolo presente sul sito di Save The Children (vedi riferimento in bibliografia) che fotografa la situazione rispetto l’istruzione nel mondo a seguito della pandemia.

Prima del virus già 258 milioni tra bambini e adolescenti non avevano la possibilità di frequentare un percorso scolastico e adesso la fetta di popolazione è destinata solamente che ad aumentare. All’interno del report (per la lettura del testo originale si rimanda alla bibliografia) è stato infatti calcolato l’indice di vulnerabilità facendo soprattutto riferimento a Paesi il cui reddito è medio basso. L’indice ha preso in esame tre parametri:

  1. il tasso di abbandono scolastico precedente all’emergenza
  2. le diseguaglianze di genere e di reddito tra i bambini che lasciavano la scuola
  3. il numero di anni di frequenza scolastica

I Paesi maggiormente a rischio sono risultati essere: Mali, Chad, Liberia, Afghanistan, Guinea, Mauritania, Yemen, Nigeria, Pakistan, Senegal e Costa d’Avorio. Ma non bisogna guardare alle situazioni più critiche per ipotizzare scenari negativi. Sempre nel rapporto di Save The Children, in Bangladesh è emerso che Il 90% dei bambini non ha avuto alcun contatto con la propria scuola dopo la chiusura, il 91% non ha ricevuto dai familiari alcuno aiuto a casa, il 65% dei bambini ha riferito di aver studiato solo un po’ e il 23% non lo ha assolutamente fatto.

Inoltre è emersa anche una differenza di genere rispetto alle conseguenze dell’abbandono scolastico e i numeri parlano chiaro: 9 milioni di bambine contro 3 milioni di bambini. A causa dell’emergenza sanitaria le ragazze sono maggiormente esposte ai matrimoni combinati, alla violenza di genere o a gravidanze precoci. Inoltre si è assistito, in alcune regioni dell’Africa, ad aumento delle pratiche relative alle mutilazioni genitali. I bambini e i ragazzi che vivono in zone di guerra sono invece maggiormente a rischio di essere reclutati e ingrandire le file delle bande armate. Entrambe i sessi sono maggiormente vulnerabili al mercato del lavoro e in generale quindi allo sfruttamento minorile.

L’impatto della chiusura ha colpito una intera generazione di bambini e ragazzi ai quali è negata anche qualsiasi tipo di formazione a distanza: spesso infatti vivono in famiglie in cui non solo non c’è tecnologia ma anche entrambe i genitori sono analfabeti. Una vera e propria emergenza educativa, una fame di cultura verso la quale i paesi più ricchi non possono essere indifferenti.

Sempre nel report si evidenzia come nell’ultimo periodo, diversi progetti hanno cercato di colmare questa vera e propria carestia di cultura: in molti paesi africani programmi radiofonici e televisivi hanno avuto come obiettivo quello di realizzare palinsesti a sfondo educativo (non soltanto favorendo l’acquisizione di nozioni accademiche ma anche per divulgare elementi base di educazione sessuale), oppure in Vietnam è stato portato avanti un progetto di messaggistica online attraverso il quale inviare ai genitori suggerimenti su quali attività fare con i propri figli (Zalo online messaging platform). I messaggi sono stati inviati sia in forma scritta che in forma audio, qualora i genitori non sapessero leggere.

A mio parere, i dati presentati da questo report aprono una finestra di riflessione che ogni cittadino, indipendentemente dal proprio ambito professionale, dovrebbe trovare il tempo a cui dedicare. Ciò che si legge non sono solo numeri o racconti rispetto a nazioni sparse nel nostro pianeta come fossero territori da conquistare in una partita a Risiko. Sono il futuro, il futuro dell’intero pianeta, il mondo che verrà, loro sono noi e quindi, noi, non possiamo girarci dall’altra parte, non possiamo, almeno nel nostro piccolo, non sapere.

  

 

Bibliografia

Autore/i dell’articolo

Roberta Rubbino
Psicologa-Psicoterapeuta, esperta in Psicodiagnostica, Responsabile Area Età Evolutiva "Beck for Kids" e docente dell'Istituto A.T.Beck .Si occupa prevalentemente di clinica relativa all’infanzia e all’ adolescenza. Per anni ha lavorato nell'ambito della neuropsicologia dell'età adulta e dell'età evolutiva in strutture ospedialiere in Italia e all'estero sia ai fini clinici che di ricerca. In Istituto si occupa anche della organizzazione e realizzazione dei gruppi di Mindfulness per pazienti oncologici (MBCT-CA). La dott.ssa Rubbino è full member della Società Internazionale di Schema Therapy (SIST) e membro fondatore della Associazione Italiana per lo Studio del Trauma e della Dissociazione (AISTED). Di recente insieme alla dott.ssa Montano ha curato l'edizione italiana del protocollo di Mindfulness per bambini ansioni (MBCT-C).
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