Il craving: desiderio e immaginazione

Il craving: desiderio e immaginazione

Craving

Photo by Alexis Fauvet on Unsplash

Il craving è un termine che si riferisce al desiderio compulsivo per una sostanza psicoattiva/comportamento (es: gioco d’azzardo), è tra i criteri diagnostici del disturbo da uso di sostanze (DSM V) e costituisce un fattore centrale di mantenimento della dipendenza.

Ma di che tipo di esperienza si tratta?

Un recente studio qualitativo svedese (2022) ha analizzato l’esperienza di craving in un campione formato da 21 persone, di cui 10 con disturbo da uso di alcol e 11 con diagnosi di gioco d’azzardo patologico (GAP). Attraverso un’intervista semi-strutturata si è cercato di conoscere in modo più preciso il vissuto dei pazienti e nello specifico sono stati esplorati i seguenti elementi caratterizzanti il craving: la modalità di pensiero (immaginativa o verbale); il contenuto; le strategie di coping; il contesto.

Risultati

L’analisi tematica ha dimostrato che inizialmente il craving è sostenuto da immagini relative ai rituali preparatori e all’anticipazione delle sensazioni percettive legate all’uso della sostanza o al comportamento oggetto della dipendenza. Alcuni soggetti invece descrivono il craving come sintomo di una malattia e vi fanno fronte (coping) attraverso la distrazione, il ricordo delle conseguenze negative del comportamento desiderato oppure evitando gli stimoli associati al comportamento (strategie di controllo dello stimolo). I contesti immaginati durante l’esperienza del craving sono i luoghi tipici dove avviene il gioco d’azzardo o si ha accesso alle bevande alcoliche e si provano emozioni sia positive che negative. In particolare il craving da alcol è descritto come l’aspettativa di un sollievo da uno stimolo interno negativo, come lo stress o l’ansia, mentre il craving da gioco d’azzardo è maggiormente associato all’aspettativa di ottenere una ricompensa.

In conclusione, l’esperienza di craving è in gran parte caratterizzata da immagini mentali relative alle azioni routinarie che caratterizzano il comportamento di dipendenza e agli esiti che l’individuo si aspetta di ottenere dopo l’uso della sostanza o il gioco. Tale conoscenza più dettagliata del craving può essere utile a comprendere meglio l’esperienza individuale e impostare più efficacemente il piano di trattamento.

 

Riferimenti

  • Månsson, V. et al (2022), “I see myself”: Craving imagery among individuals with addictive disorders”, Journal of Addictive Diseases

Autore/i dell’articolo

Marco Stefanelli
Psicologo, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Docente presso l’Istituto di Psicoterapia cognitivo- comportamentale A.T.Beck di Roma e di Caserta. Socio Ordinario della SITCC (Società Italiana di Psicoterapia Comportamentale e Cognitiva) e Terapeuta EMDR I livello. Vanta esperienza clinica in ambito adulto e si occupa prevalentemente di tutti i disturbi d’ansia, disturbo ossessivo-compulsivo e omofobia interiorizzata.  

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