skip to Main Content

Cosa prova un profugo in fuga? Ecco il role-playing della Croce Rossa

Croce Rossa

La Croce Rossa Italiana (CRI) è una associazione molto conosciuta e di lunga data e opera nel pubblico dal lontano 1884. Fa parte della più grande organizzazione umanitaria del pianeta, il Movimento Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa e, tra i suoi obiettivi, ha quello di offrire soccorso ai feriti in guerra, promuovere la pace e i diritti umani, in piena imparzialità e neutralità. Non è quindi collegata a una nazione o un credo politico; al contrario, valorizza le persone e la loro vita senza fare distinzione alcuna.

Nel mese di ottobre la CRI ha organizzato “Giovani in Movimento“, un gioco di ruolo proposto ai ragazzi dai 18 ai 30 anni che segue perfettamente i principi dell’organizzazione. I partecipanti, infatti, saranno protagonisti di una simulazione in cui vivranno in prima persona quello che accade a un migrante che abbandona la propria terra per cercare rifugio, salvezza, sicurezza e migliori condizioni di vita in un altro Paese.

Durante il gioco, che ha una durata di 24 ore, i ragazzi dovranno ottenere asilo politico come obiettivo finale ma, per arrivare a questo, dovranno affrontare le difficoltà, fisiche e psicologiche, che sopraggiungono quando si fugge in un paese straniero e si teme per la propria vita, con una lingua sconosciuta, con tutti gli ostacoli burocratici e un viaggio senza sicurezze. Il risultato, infatti, è incerto e probabilmente, dopo tutto quello che si è passato, potrebbero arrivare quelle parole che non vorresti ascoltare “La Sua richiesta di asilo è stata rifiutata”.

Questa attività di gioco di ruolo dal vivo, che definire “gioco” è riduttivo e, forse, anche sbagliato, prende ispirazione dal format creato alla fine del secolo scorso dall’insegnante danese Steen Cnops Rasmussen: egli notò che gli studenti dei suoi corsi manifestavano razzismo e intolleranza per i rifugiati e i migranti e, dunque, realizzò questo progetto per far comprendere (meglio di quello che avrebbero potuto fare le parole) ciò che quegli studenti ignoravano. I giochi di ruolo, infatti, mettono in condizioni diverse da quelle che viviamo nella nostra realtà e danno la possibilità di vivere quello che vive un’altra persona, quello che potrebbe provare in quella circostanza che, solo casualmente, non è la nostra.

I partecipanti a “Giovani in movimento” hanno dichiarato:

“Avevo fame, avevo sete, mi facevano male i piedi. Poi pensavo: questo non è niente in confronto a quella che è la realtà”

“Non capivo più chi ero, cosa facevo”

“Camminare al buio, senza sapere dove stavo andando”

“E’ qualcosa di denigrante, che ti annienta”

“Alienante”

Questa settimana si terrà il nuovo appuntamento per 40 ragazzi presso Pinerolo (TO), il 27 e 28 ottobre. Probabilmente bisognerebbe estendere questa possibilità a tutti i ragazzi, in quanto è un’esperienza che arricchisce enormemente, come tutte le esperienze che ci avvicinano al vissuto di un’altra persona e ci fanno capire com’è il mondo visto con occhi diversi.

 

Riferimenti:

Back To Top