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Cultura coreana fra K-pop, K-drama e terapie riparative per gay e lesbiche

Cultura coreana

Photo by Drew Graham

Introduzione

La Corea del Sud appare nei nostri media come tecnologicamente all’avanguardia, una società moderna capace di originare fenomeni artistici e culturali dal forte impatto globale: pensiamo ai successi mondiali delle varie band di K-pop (Korean Pop), tra cui i BTS, la boy band che in sole 3 ore e 31 minuti dall’apertura del proprio canale TikTok ha raggiunto il milione di follower; o ai K-drama, le numerose serie tv campioni di ascolti sulle piattaforme streaming di tutto il mondo, per arrivare a capolavori del grande schermo, come Parasites di Bong Joon-ho. Il Korean style, come modello estetico e di cultura giovanile, dopo essersi affermato come leader in tutta l’Asia orientale e sudorientale, giunge ormai a latitudini più prossime alle nostre, assumendo dimensioni globali. Tuttavia, la società coreana vive una grande contraddizione interna per quanto riguarda le relazioni di genere, presentando al suo interno ancora forti livelli di misoginia e, soprattutto, di omofobia.

Un recente studio condotto da un gruppo di ricercatrici e ricercatori in Corea del Sud mostra quanto sia ancora forte in questo paese la pressione sulle persone LGTBQ perché si sottopongano a “terapie riparative”, trattamenti per modificare l’orientamento sessuale delle persone non eterosessuali considerati pseudoscentifici e condannati per la pericolosità per la salute fisica e mentale da tutte le principali associazioni mondiali per la salute mentale, tra cui l’A.P.A. (American Psychiatric Association)

Omofobia e Teorie riparative in Corea del Sud

L’omofobia, ancora largamente diffusa nella società coreana, è alla base del perdurare del ricorso alle “terapie riparative” dell’orientamento sessuale, definite anche SOCE (Sexual Orientation Change Efforts) o SOGICE (Sexual Orientation or Gender Identity Change Efforts). Queste le premesse di un recente studio condotto da Hyemin Lee, Carl G. Streed Jr, Horim Yi, Sungsub Choo, e Seung-Sup Kim, uno dei primi del genere in Corea del Sud, intitolato “Sexual Orientation Change Efforts, Depressive Symptoms, and Suicidality Among Lesbian, Gay, and Bisexual Adults: A Cross-Sectional Study in South Korea”[1].

L’etica confuciana, che costituisce uno dei maggiori pilastri culturali nel paese, prevede relazioni familiari di tipo patriarcale: sposarsi e generare un figlio maschio è una sorta di dovere sociale e un debito nei confronti della famiglia. Nonostante il grande sviluppo economico, tecnologico e culturale della Corea del Sud, questi elementi perdurano, anche se in forme diverse. Anche nelle rappresentazioni della società coreana offerte dalle numerose serie TV prodotte nel paese che sono sbarcate sui nostri schermi questa dicotomia appare evidente: una società high tech, dinamica e culturalmente molto produttiva convive con strutture relazionali conservatrici e normative, in cui relazioni non eterosessuali non trovano spazio di visibilità. L’argomento di sessualità “non conformi” viene raramente affrontato direttamente nelle serie più note, sebbene dal 2005 tematiche queer inizino ad affacciarsi in alcune produzioni (Coffee Prince, 2007; Yuo’re Beautiful, 2009; The Lover, 2015; Prison Playbook 2017).

Il Network for the Elimination of Conversion Therapy ha riscontrato l’aumentare del numero di eventi pubblici, anche al livello istituzionale, organizzati da associazioni anti-LGTBQ (come ad esempio l’Ex-gay Human Rights Forum) che promuovono il ricorso a SOGICE.

Precedenti studi hanno evidenziato che le persone LGTBQ mostrano una tendenza alla depressione e al suicidio sei volte maggiore rispetto al resto della popolazione adulta in Corea, causata dalla discriminazione di cui sono oggetto e dall’omofobia interiorizzata. Tuttavia, nessuna analisi era stata fino ad ora condotta sull’impatto negativo delle SOGICIE, nonostante le prove scientifiche della dannosità delle terapie riparative siano ormai evidenti e acclarate.

I risultati della ricerca confermano quanto già evidenziato in altre parti del mondo: le persone che si sono sottoposte a terapie riparative presentano una proporzione significativamente più alta di sintomi depressivi (1.44 volte) e tendenze suicidiarie (2.35 volte) rispetto a chi non sia passato attraverso queste pratiche pseudoscientifiche.

Un dato estremamente interessante emerso nello studio è che un consistente aumento degli stessi sintomi si riscontra anche nelle persone LGTBQ che non si sono direttamente sottoposte a SOGICE, ma a cui è stato vivamente consigliato di farlo. Lo studio non riporta dati su “chi” abbia suggerito il ricorso a un’eventuale terapia riparativa, se si tratti prevalentemente di familiari, personale medico-sanitario, istituzioni, ecc. In ogni caso, si rende evidente come anche solo l’invito, la spinta a sottoporsi a terapie riparative agisca come un minority stressor per le persone LGBTQ, mettendone ancora più in luce la pericolosità e la necessità di proibire ufficialmente il ricorso a SOGICE.

Conclusioni

Sono per ora solo cinque i paesi al mondo che si sono dotati di misure legali per impedire le terapie riparative: Malta, Equador, Brasile, Taiwan e, a partire da maggio 2020, Germania. Anche in Canada e negli U.S.A. sono molte le spinte che muovono nella stessa direzione. La decisione dei governi è stata presa sulla base dei numerosi studi svolti al livello nazionale che ne hanno dimostrato l’inefficacia da una parte e la pericolosità dall’altra. La ricerca coreana si propone come apripista di ulteriori ricerche, che portino, auspicabilmente, a dichiarare illegali le SOGICE anche in questo paese. E speriamo che questo esempio sia seguito da molti altri, tra cui l’Italia.

 

 

Bibliografia

  • Rappresentazioni LGTBQ nei K-drama
  • https://www.ilkproject.com/post/rappresentazione-lgbtq-nei-kdrama
  • Hyemin Lee, Carl G. Streed Jr, Horim Yi, Sungsub Choo, e Seung-Sup Kim, “Sexual Orientation Change Efforts, Depressive Symptoms, and Suicidality Among Lesbian, Gay, and Bisexual Adults: A Cross-Sectional Study in South Korea” in LGBT Health, Volume 8, Number 6, 2021

[1] In LGBT Health, Volume 8, Number 6, 2021

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Antonella Montano
Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Fondatrice e Direttrice dell’Istituto A.T. Beck per la terapia cognitivo-comportamentale di Roma e Caserta. Certified Trainer/Consultant/Speaker/Supervisor dell’ACT (Academy of Cognitive Therapy). Membro del Beck Institute International Advisory Committee di Philadelphia. È Fondatrice e Presidente della Onlus Il Vaso di Pandora. La Speranza dopo il Trauma (www.ilvasodipandora.org). Socio Fondatore e Vice Presidente di CBT-Italia. Insegna da anni protocolli Mindfulness Based (MBSR, MBCT, Mindful eating, ecc.) È Mindfulness Yoga Teacher ed Expert Yoga Trauma Teacher certificata CSEN e Yoga Alliance®. È autrice di numerosi libri, capitoli di libri e pubblicazioni.
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