I danni relazionali dell’abuso psicologico infantile

I danni relazionali dell’abuso psicologico infantile

I danni relazionali dell'abuso psicologico infantile

Photo by Marcus Spiske on Unsplash

Nelle sue memorie, An Abbreviated Life (2016), l’autrice e giornalista statunitense Ariel Leve rivela i dettagli del suo rapporto traumatico con la madre psicologicamente violenta. Sua madre aveva un bisogno esorbitante di ammirazione, attenzione, apprezzamento e compagnia e avrebbe chiesto che fosse sua figlia a fornirglielo. Ma non importava quanto lei riuscisse a dare, sua madre avrebbe comunque chiesto di più.

L’abuso psicologico infantile si verifica più comunemente nelle relazioni tra un bambino e il caregiver primario, solitamente un genitore, anche se occasionalmente può verificarsi tra un bambino e un caregiver più remoto.

L’abuso può assumere la forma di negligenza emotiva o atti palesi di abuso verbale ed emotivo. Ad esempio, un genitore può abusare verbalmente dei bambini dicendo loro che sono imperfetti, inutili, non amati, indesiderati, o che hanno valore solo nella misura in cui soddisfano le esigenze dei genitori stessi.

Gli abusi psicologici infantili possono anche presentarsi, tra molte altre forme, come isolamento, critica, colpa, violenza assistita o accudimento invertito.

Tali comportamenti abusivi spesso portano il bambino a sperimentare molteplici vissuti traumatici che possono materializzarsi durante l’adolescenza o l’età adulta. Gli adolescenti e gli adulti che sono stati sottoposti ad abuso psicologico infantile comunemente soffrono di depressione, disturbo bipolare, disturbo d’ansia generalizzata, disturbo di panico, disturbo da abuso di sostanze, disturbo da stress post-traumatico, personalità borderline, bassa autostima, difficoltà a regolare le emozioni fino ad arrivare al suicidio.

In una nuova ricerca pubblicata sul Journal of Global Ethics, Sarah Clark Miller sostiene che i danni soggettivi in seguito ad abusi psicologici infantili rivelano solo una parte delle conseguenze negative di questo tipo di trauma. Per comprenderne appieno i pericoli, sostiene la ricercatrice, abbiamo bisogno di guardare più da vicino i danni relazionali.

A differenza dei danni individuali, i danni relazionali sono danni alle relazioni che abbiamo con noi stessi e con gli altri. Miller identifica tre tipi di danni relazionali.

In primis, il danno alla nostra agency nei rapporti, ovvero nel modo in cui l’abuso corrompe la nostra capacità di formare e mantenere relazioni che siano caratterizzate dal rispetto reciproco per i valori dell’altro e la preoccupazione reciproca per il benessere dell’altro. Può anche compromettere il desiderio e la volontà dell’adulto di avere figli propri.

Le relazioni più evidenti che l’abuso psicologico infantile danneggia sono quelle tra il bambino e il genitore abusivo. Il danno è irrevocabile. L’adulto spesso continua ad avere contatti con il suo genitore abusivo, perché il genitore lo richiede, o perché potrebbe sentirsi incapace di sfuggire al genitore abusivo.

L’abuso psicologico dei bambini danneggia non solo il modo in cui ci relazioniamo con gli altri, ma anche il modo in cui ci relazioniamo con noi stessi.

Gli abusatori che trasmettono costantemente ai bambini che non sono amati, che sono indesiderati e inutili infondono in loro un falso senso di sé costituito dalle bugie che il loro aggressore dice loro. Le menzogne abusive di inutilità instillate nei bambini quando sono giovani possono cementare l’odio verso sé stessi e la sensazione di essere inutili e dannosi che spesso durano per il resto della vita della vittima.

Questo influenza l’autostima del bambino, la conoscenza di sé, la fiducia in se stesso e l’amore per se stesso. L’abuso psicologico a volte può distruggere completamente il sé del bambino, rendendolo sinceramente confuso e incerto su chi sia veramente.

La domanda che sorge spontanea è, come si guarisce?

Come nota Miller, la risposta è un po’ paradossale in quanto “ciò che è stato rotto in relazione deve spesso essere riparato in relazione”.

La psichiatra Judith Lewis Herman sottolinea questa intuizione nel suo lavoro pionieristico sul trauma: “Nelle sue rinnovate connessioni con altre persone, il sopravvissuto ricrea le facoltà psicologiche che sono state danneggiate o deformate dall’esperienza traumatica. Queste facoltà includono le capacità di base di fiducia, autonomia, iniziativa, competenza, identità e intimità. Proprio come queste capacità sono originariamente formate nelle relazioni con altre persone, devono essere riformate in tali relazioni.”

 

Riferimenti

  • Miller, S. C. (2022) Toward a relational theory of harm: on the ethical implications of childhood psychological abuse. Journal of Global Ethics,
  • Leve, A. (2016). An Abbreviated Life. New York: HarperCollins

 

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Rosetta Cappelluccio
Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale Docente e supervisore Istituto A.T Beck Roma e Caserta Conduttrice gruppi DBT adulti e adolescenti Consulente tecnico d’ufficio per trauma neglect e abuso Ha prestato la sua propria opera professionale come responsabile ambulatorio psicopatologia ospedale Buonconsiglio Fatebenefratelli Napoli, attualmente èConsulente esperto   presso l'Ufficio Garante per l'Infanzia ed Adolescenza Regione Campania. Titolare di incarichi consulenza specialistica DBT nelle scuole per trattamento dei ragazzi con comportamenti disregolati  presso varie sezione scolastiche della  Regione Campania .

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