Il ddl Zan contro omo-lesbo-bi-transfobia, misoginia e abilismo

Il ddl Zan contro omo-lesbo-bi-transfobia, misoginia e abilismo

Ddl Zan

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A diversi giorni dall’approvazione del ddl Zan alla Camera, le polemiche degli ambienti più oscurantisti e conservatori non sembrano acquietarsi: gruppi di preghiera in strada, richiami alla lotta contro le perversioni sessuali, oblique associazioni fra omosessualità e pedofilia. Una vasta congerie di personaggi politici e religiosi si è riunita contro il presunto comune nemico liberticida. La principale obiezione mossa al ddl è sintetizzabile nelle parole della CEI (Conferenza Episcopale Italiana), secondo la quale esisterebbero già presidi normativi che tutelino le diverse forme di comportamento violento e discriminatorio. Il ddl Zan sarebbe dunque solo un tentativo di colpire la libertà di espressione personale, garantito all’articolo 21 della Costituzione italiana. Accanto alle accuse di liberticidio si posizionano invece coloro che come Giorgia Meloni, deputata FI, questionano l’importanza di una legge ritenuta assolutamente secondaria in questo periodo emergenziale: “ma siete sicuri che gli omosessuali di questa nazione non avrebbero voluto vedervi al lavoro per difendere le loro attività, piuttosto che su questa roba qui?”.

La comunità LGBTIQ+ ha replicato con forza “si, Giorgia, siamo sicuri”, “aspettiamo questa legge da 30 anni”, capeggiata dall’appello di personaggi pubblici fra i quali Tiziano Ferro, Vladimir Luxuria, Cathy La Torre, Franco Grillini e Carolina Morace. Fioriscono, specialmente su Instagram, messaggi di supporto al proseguimento dei lavori.

Si assiste quindi a una guerra mediatica, combattuta principalmente su campo giornalistico e sulla celebre piattaforma Instagram. Proprio da una breve ricerca su questo social, si possono contare una settantina di post riportanti l’hashtag #ZanSiamoSicuri, confrontabili con i 2700 post accomunati dall’hashtag #RestiamoLiberi, stendardo delle posizioni più conservatrici.

Inutili molti giri di parole.

Dai dati disponibili grazie al servizio di Gay Help Line sull’isolamento sociale causato dall’emergenza COVID-19 nella comunità LGBT, si rileva che il 40% dei minorenni fra i 12 e i 18 anni subisce episodi di discriminazione e violenza, mentre il 19% subisce violenze gravi (la maggioranza in ambito familiare, con almeno 400 casi annui). Il numero verde di aiuto ha ricevuto, dal 2006, oltre 240 mila richieste, più di 20 mila solo nell’ultimo anno (50 persone al giorno). In crescita anche il numero di italiani che mantiene pubblicamente opinioni estremamente negative sull’omosessualità (15.1%), considerata come disgustosa, abominevole e contronatura. Il dato sulle violenze e sugli abusi contro persone LGBT sale del 9% rispetto al 2019, arrivando ad un totale del 25%.

Infine, il dato forse più desolante: solo 1 persona su 40 crede che denunciare possa condurre a un miglioramento della situazione, i restanti 39 hanno timore di esporsi, specialmente per paura di possibili reazioni negative da parte dell’ambiente di appartenenza.

I numeri appena presentati possono aiutarci a caratterizzare il clima profondamente omofobico con cui le persone LGBT si trovano a confrontarsi quotidianamente. Misure legislative che tutelino tale popolazione si rendono necessarie, sebbene non esauriscano né risolvano l’insieme di problematiche a cui sono esposti gay, lesbiche, bisessuali e transessuali nel nostro paese. L’omofobia sociale infatti, termine inaugurato da George Weinberg, è un fenomeno tipico della maggior parte delle società umane eterosessiste, costituendosi come insieme di pensieri, idee, opinioni che provocano emozioni quali ansia, paura, disgusto, rabbia, ostilità nei confronti delle persone non eterosessuali. Il corrispettivo dell’omofobia per le persone lesbiche, bisessuali o transessuali, prende il nome rispettivamente di lesbofobia, bifobia e transfobia. Le principali istituzioni sociali, come Chiesa, stato, mass media, famiglia e scuola, reiterano il messaggio omofobico favorendone l’apprendimento sin dalla più tenera età. Quando le persone LGBT si trovano ad apprendere, al pari delle persone eterosessuali o cis-gender, tali credenze, opinioni e assunzioni, queste vengono interiorizzate producendo importanti e gravi effetti sul benessere psicofisico. Le persone LGBT, in virtù di tale interiorizzazione, si trovano a soffrire di più alti livelli di disturbi d’ansia, disturbi dell’umore, disturbi da uso di sostanze, tabagismo, problemi di peso e infezioni sessualmente trasmissibili (HIV/AIDS, gonorrea…) (Selix et al., 2020; Batchelder et al., 2017). Sono anche esposte a un rischio suicidario tre volte maggiore della popolazione eterosessuale (Toft, 2020).

Un intervento preventivo che scoraggi ulteriori vittimizzazioni, discriminazioni e violenze, è dunque seriamente auspicabile, al fine di tutelare il benessere psico-fisico della comunità LGBT e delle minoranze in genere. Il clima drammatico che permea la realtà italiana in tal senso, rende particolarmente tiepida qualsiasi obiezione mossa da chi nega l’estrema necessità di nuove e importanti tutele.

L’approvazione del ddl da parte della Camera rappresenta quindi un grande passo avanti per l’Italia, che per la prima volta sembra allinearsi alle risoluzioni del Parlamento europeo del 2006 sull’omofobia, e agli inviti della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo, che ha più volte ribadito la necessità di tutelare la comunità LGBT anche dal punto di vista penalistico.

RIFERIMENTI

  • https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/11/03/si-giorgia-siamo-sicuri-da-tiziano-ferro-a-franco-grillini-la-risposta-della-comunita-LGBT-a-meloni-aspettiamo-la-legge-zan-da-30-anni/5989519/
  • https://www.gaycenter.it/NEWS.asp?id_dettaglio=3146
  • Batchelder, A. W., Safren, S., Mitchell, A. D., Ivardic, I., & O’Cleirigh, C. (2017). Mental health in 2020 for men who have sex with men in the United States. Sexual health, 14(1), 59-71.
  • Selix, N. W., Cotler, K., & Behnke, L. (2020). Clinical Care for the Aging LGBT Population. The Journal for Nurse Practitioners.
  • Toft, A. (2020). Identity Management and Community Belonging: The Coming Out Careers of Young Disabled LGBT+ Persons. Sexuality & Culture, 1-20.

Autore/i dell’articolo

Dott. Jonathan Righi

Psicologo. Iscritto all’Ordine degli Psicologi del Lazio dall’11/03/2019 n.24698.

Socio Aderente della Società Italiana di Psicoterapia Cognitivo Comportamentale (CBT-Italia).

Specializzando in Psicoterapia cognitivo-comportamentale presso l’Istituto A.T. Beck (sede di Roma).

Certificato per la conduzione di gruppi secondo il modello del Coping Power Program, presso l’Istituto A.T. Beck.

È volontario presso la ONLUS Il Vaso di Pandora – “La Speranza dopo il Trauma”.

Tutor specifico per DSA formato presso l’Associazione Italiana Dislessia.

Vanta esperienza clinica in ambito dell’età evolutiva, nel campo della valutazione psicodiagnostica e neuropsicologica.


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