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Di padre in figlio: i rischi della depressione paterna nei figli

Depressione paterna

Photo by Jelleke Vanooteghem on Unspalsh

I suoi occhi quella sera avevano una luce diversa, l’intensità di chi sta per comunicare qualcosa di importante: “aspettiamo un bambino”. Il tempo si ferma, sospeso tra timori e una gioia prepotente. Un momento molto particolare nella vita di una coppia che, per tutto il periodo della gravidanza e nei mesi successivi alla nascita del bambino, andrà incontro a molteplici cambiamenti e riorganizzazioni sia rispetto al mondo esterno che al proprio mondo interno.

Tuttavia, nel corso degli anni l’interesse clinico, e non solo, si è focalizzato esclusivamente sulla diade madre-bambino, relegando i padri ad un ruolo marginale: la gran parte degli studi si è incentrata sui disturbi dell’umore e sugli altri disturbi che colpiscono la donna durante il periodo perinatale e sull’impatto che questi hanno sia sulla donna stessa che sull’infanzia e l’adolescenza della prole. Da qualche anno l’attenzione del mondo scientifico si è rivolta anche ai padri e un numero crescente di ricerche ha iniziato ad indagare la salute psichica paterna durante la fase perinatale e quanto l’eventuale presenza di psicopatologia nel padre andasse ad incidere negativamente sullo sviluppo psicofisico dei figli. Sappiamo che l’incidenza della depressione aumenta notevolmente intorno ai 13 anni e quasi il 75% degli adulti affetti da depressione riconduce l’inizio dei problemi di salute mentale al periodo adolescenziale. La prima adolescenza rappresenta dunque uno snodo importante per la prevenzione primaria della depressione negli adulti, disturbo che secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel 2020 sarà la seconda causa di invalidità per malattia.

Un recente studio (Lewis et al., 2017), pubblicato sulla prestigiosa rivista The Lancet Psychiatry, ha coinvolto 13.838 famiglie tra l’Irlanda e il Regno Unito e ha indagato i sintomi depressivi nei padri e i sintomi depressivi nei figli a 7-9 anni e poi a 13-14 anni. La ricerca ha dimostrato, per la prima volta, un’associazione tra sintomi depressivi nei padri e sintomi depressivi nei loro figli adolescenti; ciò era indipendente dall’associazione tra sintomi depressivi materni e adolescenziali.

Questi dati, che evidenziano come la depressione paterna e non solo quella materna rappresenti un fattore di rischio per la salute psichica della prole, aprono la strada ad importanti riflessioni: gli attuali interventi di prevenzione per la depressione adolescenziale sono indirizzati, nella maggior parte dei casi, alle madri. I risultati di tale ricerca suggeriscono ai professionisti della salute mentale di ampliare l’orizzonte clinico, considerando l’influenza associata, ma indipendente, della depressione paterna sulla salute dei figli; sarebbe dunque auspicabile intervenire preventivamente anche sui padri al fine di ridurre il rischio di depressione nei figli.

Alla luce di quanto emerso, gli interventi per migliorare la salute mentale degli adolescenti dovrebbero quindi essere rivolti a entrambi i genitori, indipendentemente dal loro sesso. I tempi, ormai, sono maturi.

Dott. Gabriele De Gabrielis

Riferimenti:

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