skip to Main Content

Gravi deprivazioni durante l’infanzia riducono la dimensione del cervello in età adulta

deprivazioni

Photo by Hoshino Ai on Unsplash

Nei primi anni di vita, il cervello umano mostra una sorprendente capacità di adattamento e mutamento in risposta a particolari sollecitazioni interne o esterne. Questa proprietà, indicata generalmente con il termine di neuroplasticità, consente al bambino di apprendere, crescere e maturare. Tuttavia, allo stesso tempo lo espone a una posizione di vulnerabilità dinanzi a esperienze psicosociali avverse come il neglect o il maltrattamento (Rutter & O’Connor, 2004), che, come suggerito da un recente studio, possono portare a conseguenze fisiche e psicologiche negative anche durature nel tempo.

Mackes e colleghi (2020) hanno dimostrato come le avversità estreme, sperimentate durante i primi anni di vita, siano collegate a cambiamenti strutturali del cervello in età adulta. I risultati dello studio provengono da scansioni MRI di giovani adulti adottati nel Regno Unito da orfanotrofi rumeni sorti sotto il regime del dittatore Nicolae Ceauşescu.

Nel 1966 sotto la tirannia di Ceauşescu fu varato il decreto 770 che rese illegale qualsiasi forma di contraccezione o aborto al fine di promuovere un incremento del tasso di natalità. Le conseguenze di tale sconsiderata mossa politica ebbero effetti devastanti su migliaia e migliaia di bambini. Istituzionalizzati in più di 700 orfanotrofi lager, i minori furono successivamente soprannominati “Figli del diavolo”. Lo stato in cui vertevano tali strutture era estremamente deplorevole. Infatti, le condizioni igieniche erano quasi inesistenti, i bambini erano maltrattati, abusati fisicamente e sessualmente, la denutrizione non era solo alimentare ma soprattutto affettiva, non vi erano giochi o stimoli, i minori erano relegati alle loro culle o materassi.

Dopo la caduta del regime, i filmati e le notizie sulla vicenda fecero il giro del mondo aprendo così le porte a un’importante campagna di adozione internazionale, i minori finalmente furono accolti da famiglie amorevoli.

Lo studio in questione si propose di seguire e confrontare lo sviluppo di alcuni di questi bambini che furono successivamente adottati da famiglie nel Regno Unito rispetto ad altri bambini nativi inglesi, anch’essi adottati ma che non subirono alcuna forma di deprivazione durante il loro percorso di istituzionalizzazione minorile.

I risultati furono sorprendenti. I ricercatori rilevarono che il volume totale del cervello (TBV) dei giovani adulti rumeni, istituzionalizzati negli orfanotrofi di appartenenza e quindi soggetti a gravi deprivazioni, risultò essere di circa 8,6% inferiore rispetto ai loro coetanei inglesi che non soffrirono di tali forme di vessazione. Secondo lo studio, più lungo era il tempo speso negli orfanotrofi della Romania, minore era il volume totale del cervello. Infatti, a ogni ulteriore mese di deprivazione corrispondeva una riduzione di 3.00-cm3 (0.27%) nel TBV. I cambiamenti nel volume cerebrale collegati alla deprivazione erano inoltre associati a un QI più basso oltre che alla presenza massiva della sintomatologia del disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD).

Attraverso analisi supplementari si decise, tuttavia, di indagare se altri possibili fattori fossero coinvolti nello spiegare quanto riscontrato. Gli autori scoprirono che i risultati non furono influenzati né dal livello nutrizionale, né da rischi prenatali o genetici così come nemmeno da differenze etniche legate alle dimensioni del cervello.

Pertanto, gli stessi conclusero che alla deprivazione infantile precoce possono associarsi dei cambiamenti nella struttura cerebrale visibili anche in età adulta, in questo caso, a distanza di più di 20 anni dall’adozione dei bambini. I risultati dello studio forniscono evidenze concrete su come le avversità estreme esperite durante i primi anni di vita possano avere effetti negativi duraturi sullo sviluppo cerebrale nonostante un successivo arricchimento ambientale da parte delle nuove famiglie.

Bibliografia

  • Mackes, N. K., Golm, D., Sarkar, S., Kumsta, R., Rutter, M., Fairchild, G., … & Sonuga-Barke, E. J. (2020). Early childhood deprivation is associated with alterations in adult brain structure despite subsequent environmental enrichment. Proceedings of the National Academy of Sciences117(1), 641-649.
  • Rutter, M., & O’Connor, T. G. (2004). Are there biological programming effects for psychological development? Findings from a study of Romanian adoptees. Developmental psychology40(1), 81-94.

Autore/i dell’articolo

Roberta Borzì
Psicologa, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Vanta esperienza clinica in ambito adulto, e si occupa prevalentemente di tutti i disturbi d’ansia, disturbo ossessivo-compulsivo, problematiche sessuali, disturbi di personalità con la Schema Therapy, in cui è formata attraverso training specifici e supervisione con esperti del settore. Ha anche conseguito entrambi i livelli della formazione in EMDR. Socio AIAMC (Associazione Italiana di analisi e modificazione del comportamento e Terapia Comportamentale e Cognitiva.) e membro ISST (International Society of Schema Therapy).
Back To Top
Send this to a friend