skip to Main Content

Istituto A.T. Beck - Centro Psicoterapia Roma

Piazza San Bernardo, 109
Roma 00187
+39 06 4819817
info@istitutobeck.it

Istituto A.T. Beck - Centro di Formazione e Psicoterapia Roma

Via Gioberti, 54
00185 Roma
+39 06 44703820
info@istitutobeck.it

Istituto A.T. Beck - Centro di Formazione e Psicoterapia Caserta

Corso Trieste, 33
8100 Caserta
+39 06 44703820
info@istitutobeck.it

Se hai bisogno di aiuto o semplicemente vuoi contattare l'Istituto A.T. Beck per qualsiasi informazione,
puoi compilare il modulo sottostante.

Si, acconsento a ricevere informazioni, promozioni e offerte esclusive e all'invio di materiale informativo e promozionale tramite email o posta

Un poco di zucchero e la pillola va giù, o no? La diabulimia e le sue implicazioni

Diabulimia

Photo by Scott Webb on Unsplash

Diabete: uno sguardo da vicino

Il diabete mellito è una delle malattie metaboliche croniche più diffuse nel mondo, e può causare complicanze e problemi in diverse parti del corpo. Può trattarsi di diabete di tipo 1, frequentemente diagnosticato in pazienti giovani quando il corpo non è in grado di produrre insulina, per cui il trattamento richiede delle iniezioni di questo ormone, che regola la quantità di glucosio nel sangue; o diabete di tipo 2, che può manifestarsi a qualsiasi età, indica la presenza di un’insulino-resistenza (ovvero, il corpo non utilizza l’insulina in modo efficace) ed è il tipo di diabete più diffuso. Le ricerche mostrano che le persone affette da diabete hanno un rischio di mortalità tre volte superiore a quello delle persone non affette da questa patologia, e l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stimato che entro il 2050 ci saranno tra i 200 e i 300 milioni di pazienti diabetici nel mondo (Hussain et al., 2006). Il rischio di morte, inoltre, aumenta notevolmente se la patologia non è controllata (Lind et al., 2014; Patterson et al., 2014).

Nel diabete di tipo 1, in particolare, la terapia con insulina prevede sia una somministrazione quotidiana di insulina ad azione prolungata, sia la somministrazione di insulina ad azione rapida prima dei pasti allo scopo di prevenire situazioni di iper o ipoglicemia. Inoltre, il paziente deve regolare la sua dose di insulina in base alla quantità di carboidrati che assumerà nel pasto (Atkinson et al., 2014).

Disturbi alimentari: cosa sono e come si trattano

I disturbi alimentari (DCA) sono condizioni psicopatologiche che hanno in comune un eccessivo controllo o diregolazione nel comportamento alimentare, disturbi dell’immagine corporea e una serie di comportamenti messi in atto allo scopo di controllare il peso che possono diventare estremi (Striegel-Moore & Bulik, 2007). I disturbi alimentari più conosciuti e diffusi sono l’anoressia nervosa (AN), che consiste in una dieta estremamente restrittiva e una perdita di peso significativa, la bulimia nervosa (BN), in cui si verificano episodi di abbuffata seguiti da comportamenti eliminatori (attraverso vomito, lassativi) per evitare l’aumento di peso, e il binge eating disorder, nel quale si hanno gli episodi di abbuffata senza condotte eliminatorie (Banting & Randle-Phillips, 2018). I disturbi alimentari hanno una prevalenza pari al 15/20% nella popolazione generale, e circa l’80% delle persone che ne soffrono sono femmine (Nezami et al., 2018).

Ad oggi, il trattamento dei DCA prevede la ripresa di una nutrizione corretta parallelamente all’intervento psicoterapeutico sui fattori scatenanti e di mantenimento dei disturbi: la fase inziale dell’intervento, in particolare, ha lo scopo di portare il paziente a consumare pasti e spuntini regolari, e di abbassare l’ansia percepita rispetto a questi. È stato dimostrato, inoltre, che il supporto emotivo e la psicoterapia hanno un ruolo fondamentale nell’aumentare la probabilità di successo dell’intervento e il mantenimento dei risultati (Mairs & Nicholls, 2016).

Diabulimia: quando diabete e DCA si incontrano

Il termine “diabulimia” è una combinazione delle parole “diabete” e “bulimia”, e indica una condizione caratterizzata da rapida diminuzione di peso, sporadici pattern di comportamento alimentare, ossessione circa la forma e il peso del corpo, letargia, livelli anormali e eccessivamente alti di glucosio nel sangue, odore di chetone nel fiato e nelle urine (Kakleas et al., 2009). La diabulimia viene considerata un tipo di disturbo ossessivo-compulsivo e ansioso, e alcuni studi hanno dimostrato che le ragazze con diabete di tipo 1 hanno maggiori probabilità di sviluppare un disturbo alimentare rispetto alle ragazze non affette da diabete (Logan-Stotland, 2006). La perdita di peso avviene attraverso la mancata somministrazione dell’insulina, che porta alla dissenteria come metodo purgativo: l’eccesso di cibo e la rimozione dell’insulina, infatti, risultano le strategie di perdita di peso più comuni tra gli adolescenti. La presenza di un disturbo alimentare di questo tipo nei ragazzi affetti da diabete ha un impatto diretto sul controllo del glucosio nel sangue e sull’esordio precoce delle complicazioni dovute al diabete. La diagnosi di disturbi alimentari come la bulimia è in aumento tra i pazienti diabetici (Nezami et al., 2018).

Per quanto riguarda il trattamento di questa complessa condizione, gli studi sono in corso: fino ad oggi sono state proposte terapie psicoterapeutiche di stampo psicoanalitico e sistemico, che non forniscono però misurazioni dell’outcome e analisi statistiche, rendendo questi studi difficilmente ripetibili o generalizzabili. La CBT (terapia cognitivo-comportamentale) si è mostrata efficace, ma gli studi sono ancora preliminari (Banting & Randle-Phillips, 2018).

Conclusioni

Pur essendoci ancora molti aspetti in corso di studio, è evidente come il fenomeno della diabulimia non possa essere ignorato: una diagnosi precoce del disturbo, infatti, è di fondamentale importanza sia per impedire il pieno svilupparsi della patologia alimentare, sia per favorire l’intervento precoce, allo scopo di contrastare il cronicizzarsi della malattia e l’aumento della mortalità tra i giovani affetti da diabete di tipo 1.

Riferimenti

  • Atkinson M., Eisenbarth G., Michels A. (2014). Type 1 diabetes. Lancet, 383(9911), 69–82
  • Banting R., Randle-Phillips C. (2018). A systematic review of psychological interventions for comorbid type 1 diabetes mellitus and eating disorders. Diabetes Management, 8(1), 001–18
  • Hussain A., Claussen B., Ramachandran A., Williama R. (2006). Prevention of type 2 diabetes. Diabetes Research and Clinical Practice, 76:317-26
  • Kakleas K., Kandyla B., Karayianni C., Karavanaki K. (2009). Psychosocial problems in adolescents with type 1 diabetes mellitus. Diabetes & Metabolism, 35(5):339-50
  • Lind M., Svensson A., Kosiborod M. et al. (2014). Glycemic Control and Excess Mortality in Type 1 Diabetes. The New England Journal of Medicine, 371(21), 1972–1982
  • Logan -Stotland N. (2006) Overcoming psychological barriers in insulin therapy. Insulin, 1(1): 38-45
  • Mairs R., Nicholls D. (2016). Assessment and treatment of eating disorders in children and adolescents. Archives of Disease in Childhood, 101(12), 1168–1175
  • Nezami L., Abiri F., Kheirjoo E. (2018). Bulimia in Diabetic Patients: A Review on Diabulimia. Iranian Journal of Diabetes and Obesity, 10 (2), 102-105
  • Patterson C., Guariguata L., Dahlquist G. et al. (2014). Diabetes in the young – a global view and worldwide estimates of numbers of children with type 1 diabetes. Diabetes Research and Clinical Practice, 103(2), 161–175
  • Striegel-Moore R., Bulik C. (2007). Risk Factors for Eating Disorders. American Psychologist, 62(3), 181–198

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Roberta Bacchio - Psicologa, terapista specializzata nell’ambito dell’autismo, specializzanda in terapia cognitivo-comportamentale presso l’Istituto A.T. Beck.
Psicoterapeuta. Si occupa da diversi anni di disturbi dell’età evolutiva, e possiede esperienza in particolare nella diagnosi e nel trattamento dei Disturbi dello Spettro autistico. Attualmente esercita la libera professione in collaborazione con l’Istituto Beck for Kids di Roma.
Back To Top