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Dieta e disturbo bipolare: la qualità del cibo assunto influenza la risposta ai trattamenti?

Dieta e disturbo bipolare:

Photo by Megan Hodges on Unspash

Un gruppo di scienziati australiani, tedeschi e americani ha dimostrato come le persone che soffrono di disturbo bipolare che seguono una dieta di alta qualità e/o hanno un Indice di Massa Corporea (ICM) basso potrebbero mostrare una migliore risposta ad un trattamento nutraceutico aggiuntivo.

La fase depressiva del disturbo bipolare è la più difficile da trattare e i trattamenti farmacologici attualmente disponibili hanno spesso come bersaglio i sintomi della fase maniacale.

Alla base dei sintomi depressivi ci sono disordini neuroinfiammatori, dello stress ossidativo, dell’attività mitocondriale e dei neurotrasmettitori. Se questi processi potessero essere modulati dalla qualità della dieta (che è spesso di scarsa qualità nelle persone con disturbo bipolare), si potrebbero ottenere importanti benefici sui risultati del trattamento.

I dati dello studio clinico controllato randomizzato (2018), presentato alla Conferenza Europea di Neuropsicofarmacologia (European Congress of Neuropsychopharmacology, ECNP) di Barcellona, hanno dimostrato infatti che la risposta al trattamento per il disturbo bipolare può essere influenzato dal peso corporeo e dalla qualità complessiva della dieta, compreso il fatto che si stiano assumendo o meno cibi che si ritiene contribuiscano all’infiammazione.

La ricerca ha coinvolto 133 partecipanti assegnati in modo casuale ad uno dei tre gruppi: il primo prevedeva l’assunzione di una combinazione di nutraceutici (composti derivati ​​da alimenti come vitamine o minerali) tra cui l’amminoacido antinfiammatorio n-acetilcisteina (NAC), il secondo gruppo assumeva solamente il NAC, il terzo assumeva solo una pillola placebo. Le assunzioni duravano 16 settimane. Al contempo, i partecipanti continuavano ad assumere il proprio trattamento farmacologico abituale per il disturbo bipolare.

I ricercatori hanno misurato l’IMC all’inizio dello studio, unitamente al livello di depressione ed al grado di funzionamento nella vita di tutti i giorni. Inoltre, i partecipanti hanno compilato un questionario sulle loro abitudini alimentari (tramite il Food Frequency Questionnaire convertito in un punteggio alimentare raccomandato e in un indice infiammatorio dietetico), da cui il gruppo di ricerca ha calcolato i punteggi di qualità: una buona dieta comprendeva molta frutta e verdura, mentre una dieta di minor qualità comprendeva più grassi saturi, carboidrati raffinati e bevande alcoliche. Sono stati quindi identificati due tipi di dieta: anti-infiammatoria e pro-infiammatoria.

I partecipanti sono stati valutati ogni 4 settimane per tutta la durata dello studio, compresa la fase di sospensione dei nutraceutici (dalla settimana 17 alla settimana 20). Alla fine della ventesima settimana, sono stati valutati i sintomi depressivi (misurati tramite la Montgomery Åsberg Depression Rating Scale), il miglioramento globale dei sintomi (tramite la scala Clinical Global Impression), il funzionamento sociale ed occupazionale (tramite la Social and Occupational Functioning Scale).

“Abbiamo scoperto che le persone che avevano una dieta di qualità migliore, con proprietà anti-infiammatorie o un ICM inferiore, hanno mostrato una risposta migliore al trattamento nutraceutico aggiuntivo rispetto a coloro che hanno riportato una dieta che promuove l’infiammazione o che erano in sovrappeso”, afferma Melanie Ashton della Deakin University in Australia, che ha guidato lo studio.

“Se siamo in grado di confermare questi risultati, allora potrebbe essere una buona notizia per le persone con disturbo bipolare, dal momento che vi è un grande bisogno di trattamenti migliori per la fase depressiva di questo disturbo”, ha proseguito la Ashton.

Si tratta senza dubbio di risultati preliminari, ma se replicati potrebbe voler dire che il trattamento per il disturbo bipolare dovrebbe tenere conto della dieta e del peso corporeo e che il trattamento di alcuni problemi di salute mentale in generale potrebbe beneficiare dell’inclusione di consigli dietetici.

 

Riferimenti:

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