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Il mito della dieta mediterranea: bambini italiani tra i più obesi

Dieta mediterranea

La dieta mediterranea sembra aver abbandonato la sua terra d’origine. Secondo il nuovo report dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), i livelli di obesità e sovrappeso nell’area europea del Mar Mediterraneo sono tra i più alti al mondo.

Il resoconto è stato presentato al 25° Congresso europeo sull’obesità che si è tenuto a Vienna alla fine di maggio. Lo studio ha analizzato i dati di 250.000 bambini di età compresa tra i 6 i 9 anni tra il 2015 e il 2017 provenienti da 34 nazioni dell’area europea scoprendo che in Italia, Grecia, Cipro, Malta, San Marino e Spagna circa il 42% dei bambini è sovrappeso, mentre addirittura uno su cinque è obeso; i dati delle bambine sono leggermente più positivi. Non ci si aspetterebbero numeri peggiori che negli Stati Uniti, famosi per i fast food e il cibo spazzatura, dove invece i livelli di obesità infantile sono fermi al 17%.

Secondo il Dott. João Breda (capo dell’Ufficio Prevenzione e Controllo delle Malattie Croniche dell’OMS), queste nazioni hanno perduto la buona abitudine di mangiare sano secondo le regole della dieta mediterranea che, lo ricordiamo, dal 2010 è stata proclamata parte del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dall’UNESCO. La dieta mediterranea porta a tavola soprattutto cereali, legumi, verdure, olio d’oliva, frutta e, con moderazione, vino, carne bianca e pesce. Al contrario, la dieta dei bambini dell’Europa meridionale include troppi zuccheri, grassi e sale provenienti da cibi altamente processati, come patatine fritte e merendine: queste abitudini alimentari annullerebbero l’influenza positiva che la dieta mediterranea ha sulla salute, come il suo ruolo protettivo contro il diabete di tipo 2 e altre malattie croniche.

Sorprendentemente, i dati del bacino mediterraneo sono oltre il doppio di quelli dell’Europa del Nord: per esempio in Danimarca, Irlanda e Norvegia i livelli di obesità nei bambini si mantengono tra il 5% e il 9%.

Secondo gli esperti, le ragioni dietro a questi dati sarebbero cambiamenti nello stile di vita e, quindi, anche nella dieta. La sedentarietà, in particolare nel bambino, è un fattore di rischio molto importante; i bambini passano molto tempo seduti, con uno smartphone in mano anche se sono in compagnia degli amici, guardando la tv o videogiocando. La progressiva urbanizzazione, inoltre, ha spostato la maggior parte della popolazione nelle grandi città, lontano dalle campagne coltivate e dalla vendita diretta che ancora si conserva nei piccoli centri, facendo affidamento alle grandi catene di supermercati dove i cibi preparati (spesso i più dannosi alla salute) sono anche quelli a prezzo più basso.

Tuttavia il report include anche margini di miglioramento, grazie ai movimenti culturali come il cibo a km 0, il biologico o la dieta vegetariana, che pongono l’accento sulla qualità dei cibi e sulla salute. Fioriscono, inoltre, i ristoranti dove questo tipo di alimentazione è privilegiata.

 

Riferimenti:

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