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Differenza di genere nel funzionamento cognitivo in pazienti psicotici

Differenza di genere nel funzionamento cognitivo in pazienti psicotici

Photo by Dainis Graveris on Unsplash

Il disturbo psicotico ad esordio precoce è associato ad alta disabilità e compromissione del funzionamento cognitivo. È noto che la schizofrenia può portare a ritardi nella maturazione del cervello e, di conseguenza, nel funzionamento cognitivo. Questo dato è più evidente nell’adolescenza e nei bambini con psicosi mostrando un funzionamento peggiore rispetto agli adulti. Ci sono molti studi che cercano di comprendere la differenza delle funzioni cognitive in pazienti psicotici maschi e femmine. Bozikas et al. (2011) hanno scoperto che il grado di compromissione è simile nei pazienti maschi e femmine con schizofrenia mentre Hoff et al. (1998) hanno riferito che le femmine funzionano meglio con la memoria visiva rispetto ai maschi mentre accade l’esatto contrario per l’uso della memoria di lavoro. Infatti, le donne sembrano avere maggiori difficoltà in compiti che richiedono alti livelli di attenzione sostenuta. Le spiegazioni per queste differenze nei risultati dovrebbero essere considerate alla luce delle differenze nell’età all’esordio, differenze nella gravità dei sintomi negativi e di disorganizzazione e cronicità della malattia. Inoltre bisognerebbe fare attenzione alle varie categorie diagnostiche di psicosi che potrebbero svolgere un ruolo nella differenza di funzionamento cognitivo nei maschi e nelle femmine. Ad esempio sembra che i pazienti con schizofrenia di lunga data abbiano maggiori deficit cognitivi, più generalizzati, rispetto ai pazienti ad esordio precoce o pazienti con storia di malattia più breve. Tuttavia, Zabala et al. (2010) in un campione di psicosi adolescenziale, non hanno riscontrato differenze in termini di funzione cognitiva nei campioni di pazienti con schizofrenia, psicosi affettiva e altre psicosi.

Dobbiamo quindi chiederci in che modo la psicosi modifica letteralmente il cervello. In generale, sappiamo che la maturazione della corteccia prefrontale è maggiore nelle ragazze rispetto ai ragazzi e queste differenze di maturazione tra i sessi potrebbero spiegare le corrispettive differenze neuropsicologiche. Bisogna, quindi, considerare che la schizofrenia è associata a una maturazione cerebrale abbastanza tipica e che la corteccia prefrontale è l’area del cervello che matura più tardi e che le ragazze sono avvantaggiate in tal senso, mostrando un punteggio migliore sui compiti della memoria di lavoro verbale e uditiva (attraverso un compito di span di cifre) rispetto ai ragazzi. Da un punto di vista anatomico, gli adolescenti con psicosi hanno un deterioramento dei tratti di sostanza bianca che collegano la corteccia prefontale e quella posteriore. Sarebbe interessante poter seguire lo sviluppo nel tempo, attraverso uno studio longitudinale.

Possiamo concludere che le donne funzionano meglio degli uomini in determinati ambiti delle funzioni esecutive, memoria di lavoro visiva, memoria verbale e compiti di apprendimento. La scoperta di performance scadenti nei gruppi di pazienti maschi è un risultato poco chiaro perché spesso i maschi con psicosi hanno un esordio precoce di malattia. Studiando campioni omogenei per età, infatti, questo dato si abbatte.

In linea generale possiamo concludere che non esistono risultati univoci sulla ricaduta della psicosi nelle prestazioni cognitive in campioni femminili e maschili. Questo perché l’età d’esordio è certamente una variabile da tenere in stretta considerazione unitamente al ruolo dei fattori genetici personali e ambientali-culturali legati al contesto in cui si è inseriti. Studi su campioni di ragazzi con psicosi hanno portato a conclusioni meno chiare di quelli effettuati su campioni di adulti psicotici, in cui le femmine performano meglio rispetto ai maschi ma peggio rispetto ai controlli sani.

Un’altra variabile che bisognerebbe considerare è legata al trattamento farmacologico. Infatti, in particolare i ragazzi rispondono meglio agli antipsicotici non mostrando ricadute su nessuna abilità cognitiva sebbene diversi studi confermano che questa categoria di farmaci impatta sulla materia grigia e sulla memoria di lavoro. Addirittura, uno studio di Davidson et al. mostra che l’antipsicotico per certi versi migliora le prestazioni cognitive.

Poiché sono importanti tutte queste considerazioni? La neurocognizione è associata al funzionamento sociale ed interpersonale. I ragazzi con esordio precoce di malattia possono risentire delle conseguenze della malattia in questi termini ed è importante che noi clinici ne abbiamo contezza per poter intervenire adeguatamente e per avere un modello esplicativo delle difficoltà relazionali che tiene conto anche del funzionamento cerebrale legato alla malattia ed al trattamento farmacologico.

Riferimenti

  • Bozikas VP, Andreu C. Longitudinal studies of cognition in first episode psychosis: a systematic review of the literature. Aust N Z J Psychiatry. 2011;45:93-108.
  • Hoff AL, Wieneke M, Faustman WO, Horon R, Sakuma M, Blankfeld H, et al. Sex differences in neuropsychological functioning of firstepisode and chronically ill schizophrenic patients. Am J Psychiatry. 1998;155:1437-9.
  • Zabala A, Rapado M, Arango C, Robles O, de la Serna E, Gonza´lez C, et al. Neuropsychological functioning in early-onset first-episode psychosis: comparison of diagnostic subgroups. Eur Arch Psychiatry Clin Neurosci. 2010;260:225-33.

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Virginia Valentino

Psicoterapeuta. Tratta disturbi d’ansia, depressione, disturbi sessuali e disturbi della personalità applicando la Terapia Metacognitiva Interpersonale (TMI) e si occupa di neuropsicologia dell’adulto, occupandosi di valutazione e riabilitazione cognitiva in pazienti con malattie neurodegenerative.È autrice di lavori divulgativi di carattere scientifico su riviste nazionali ed internazionali su temi riguardanti la neuropsicologia e la psicologia clinica.


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