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Dimmi cosa leggi e ti dirò come vedi il mondo

Dimmi cosa leggi e ti dirò come vedi il mondo
Dimmi cosa leggi e ti dirò come vedi il mondo

Secondo l’Associazione Italiana Editori, il mercato del libro in Italia registra un +2,3% su tutti i supporti (libri di carta, e-book e audiolibri) anche se 8 italiani su 10 preferiscono recarsi in libreria; inoltre, il 15,1% degli italiani frequenta biblioteche e la sedicesima edizione della Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria organizzata a Roma nel Convention Center La Nuvola ha registrato un numero record di presenze. Quando scegliere cosa regalare per Natale e Epifania, il 38% degli italiani preferisce donare un libro, dato questo che mostra l’aumento della spesa complessiva dei cittadini per la cultura.

Sembra dunque che un buon libro sia un compagno di viaggio per molte persone. Anche letteralmente: molte volte si può notare che la lettura è una delle attività preferite nei viaggi in metropolitana, treno o aereo, anche grazie alla praticità dei libri elettronici, leggibili dagli appositi apparecchi come il Kindle e il Tolino o dai più diffusi smartphone. Chi sa se questo esercito di lettori è consapevole che vi è una correlazione tra genere letterario preferito e modo di vedere il mondo.

Di questo interessante studio si sono occupati David Kidd ed Emanuele Castano, fornendo risultati molto utili sia per il mondo della psicologia che per quello dell’editoria. I ricercatori si sono chiesti se il tempo speso a leggere narrativa (e che tipo di narrativa) può migliorare la nostra capacità di comprendere gli altri visto che, sia nel mondo reale che in quello dei libri, cerchiamo di dare un senso agli eventi attraverso conoscenze schematiche pregresse. Se in studi precedenti ci si era già occupato dell’argomento, questa ricerca fa una differenza tra due generi di fiction. Tutti i generi letterari fanno uso di schemi psicologici e script ma una delle differenze maggiori tra narrativa di genere e letteraria è il livello di uso di tali schemi e stereotipi condivisi.

La narrativa di genere (come fantascienza, avventura, fantasy, orrore, giallo) si focalizza su un solo argomento, molto spesso con trame stereotipate. I suoi personaggi bidimensionali, piuttosto prevedibili, sono divisi in protagonisti e antagonisti, mostrano tratti stereotipati e fissi, sono visti come categorie sociali e chi preferisce questo tipo di narrativa si organizza nel mondo con quella che è chiamata Teoria della Società, un sistema relativamente rapido, efficiente e accurato di comprendere gli altri riconducendoli a categorie. Questa tipologia attrae, quindi, soprattutto lettori che cercano svago ed evasione, sostenendo e rinforzando la sicurezza sociale e una visione del mondo stabile e ordinata. A volte, comunque, personaggi semplici ispirano alti livelli di empatia proprio perché gli eventi che li vedono protagonisti sono chiari e senza ambiguità.

Alla narrativa letteraria è convenzionalmente dato più valore artistico e culturale. Le sue caratteristiche sono focus sulle qualità estetiche, personaggi complessi e che si sviluppano nella durata del racconto, molteplici sottotrame, opportunità di interpretazione, linguaggio figurato (per es. metafore). Questo tipo di narrativa tende a sconvolgere rigidi modi di pensare e certezze quotidiane, essendo quindi preferito da chi ha più alta tolleranza per ambiguità e minore bisogno di ordine. I personaggi a tutto tondo della narrativa letteraria non sono percepiti come tipi, non possono essere capiti seguendo schemi precostituiti e quindi il lettore è chiamato a interpretare tutti i particolari (spesso sottili) forniti dallo scrittore. Chi si accosta a questo genere utilizza processi sociocognitivi basati sulla persona. Inoltre, soprattutto esporsi a questi testi migliora le performance ai testi di Teoria della Mente, ovvero la capacità di attribuire stati mentali a se stessi e agli altri e distinguere gli uni dagli altri.

Dunque la narrativa letteraria, più che quella di genere, induce il lettore a fare affidamento ai processi che riguardano la Teoria della Mente, anche oltre il momento della lettura. Le caratteristiche di questi romanzi, infatti, spingono a fare continue interpretazioni sugli stati mentali idiosincratici e soggettivi dei personaggi. Gli studi mostrano che la Teoria della Mente non è una qualità dello sviluppo che viene raggiunta una volta per tutte ma è utilizzata a diversi livelli a seconda degli individui e delle situazioni e, dunque, specifiche pratiche culturali possono moderare questa fondamentale abilità umana e influenzare in maniera differente i processi di percezione sociale.

Benino Argentieri

Bibliografia

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