skip to Main Content

Dinamiche familiari e pensieri suicidari in età evolutiva

Dinamiche familiari e pensieri suicidari in età evolutiva

Photoby Luke Pennystan on Unasplsh

Negli ultimi 30 anni il numero di suicidi in età evolutiva ha raggiunto il suo picco massimo negli Stati Uniti. In base alle stime effettuate dai centri dedicati al controllo e alla prevenzione delle malattie, infatti, si è registrato un aumento del 10%-15% relativo ai pensieri suicidari di bambini che frequentano le scuole medie e superiori.

Da uno studio, condotto presso l’Università Washington di St. Louise, è emerso che l’origine di tali pensieri si origina già a partire dai 9/10 anni di età. Sembrebbe, inoltre, che frequenti dinamiche di conflitto all’interno del nucleo familiare di questi bambini rappresenti un buon predittore nell’originarsi di tale problematica.

Molti sono stati i dati pubblicati relativi all’ideazione suicidaria in età adolescenziale. Tuttavia, in passato gli apporti scientifici riguardanti la fascia d’età sopracitata, si sono dimostrati come significativamente carenti. Alla luce di quanto detto, risulta essere ancora più interessante il recente studio, pubblicato in «JAMA Network Open» che ha esaminato il fenomeno di ideazione suicidaria di 11.814 bambini di età compresa tra i 9 e i 10 anni di età.

Come prima cosa è bene fare una chiara distinzione tra ideazione e attuazione suicidaria. Per quanto riguarda la prima di esse, i ricercatori hanno scoperto che dal 2,4% al 6,2% dei bambini in esame hanno esplicitato di avere pensieri relativi alla morte, concernenti, in particolare, l’elaborazione ma non l’attuazione di un piano effettivo per togliersi la vita. Lo 0.9% d questi bambini dichiara di aver tentato effettivamente il suicidio. Il 9,1% di aver attuato comportamenti di autolesionismo privi di finalità suicida.

La Dottoressa Barch, responsabile dello studio condotto di cui stiamo riportando i risultati, dichiara di aspettarsi dei dati indicativi in quanto, in lavori precedentemente pubblicati, aveva avuto la possibilità di constatare e registrare una significativa presenza di pensieri suicidari in bambini delle scuole medie e superiori.

Si evince, inoltre, dallo studio un’interessante discrepanza di genere. Nello specifico, i maschi hanno riportato un maggior numero di pensieri suicidari e autolesionistici rispetto al gruppo di femmine. Ma questa tendenza si modifica con il tempo: in adolescenza, il tasso relativo agli aspetti in esame, seppure aumenti per tutti, incrementa in modo sproporzionato per le ragazze.

Per quanto concerne la relazione tra l’ideazione suicidaria esperita dai bambini e le loro figure di accudimento, stupisce che nel 75% dei casi i genitori non sono a conoscenza del drammatico vissuto interiore dei loro figli.

Tra le variabili prese in considerazione per analizzare il fenomeno (ad esempio sesso e storia familiare), il conflitto familiare è risultato esserne il maggior predittore.

Appare, dunque, chiaro quali siano gli accorgimenti che risulta necessario adottare in questo campo. Pur non raggiungendo il tasso di ideazione suicidaria e di tendenza autolesionista tipica degli adulti, anche nei bambini (di nove o 10 anni) sono presenti campanelli di allarme importanti. Genitori, operatori sanitari, terapisti, insegnanti e tutti coloro che si dedicano alla formazione del bambino dovrebbero essere consapevoli di questa realtà. Pertanto dovrebbero assumersi l’onere compito di identificare i bambini in difficoltà per poter prevenire il rischio di suicidio

Riferimenti bibliografici:

  • Curtin SC, Heron M. Death rates due to suicide and homicide among persons aged 10–24: United States, 2000- 2017. NCHS Data Brief. 2019;(352):1-8.
  • DeVille D.C et. al (2020).Prevalence and Family-Related Factors Associated With Suicidal Ideation, Suicide Attempts, and Self-injury in Children Aged 9 to 10 Years. JAMA Network Open;3(2):e1920956. doi:10.1001/jamanetworkopen.2019.20956
  • Goldstein TR, Birmaher B, Axelson D, et al. Family environment and suicidal ideation among bipolar youth. Arch Suicide Res. 2009;13(4):378-388. doi:10.1080/13811110903266699.

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Fantacci Chiara
Psicologa Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Iscritta all’Ordine degli Psicologi della Regione Lazio dal 15/10/2012 n. 19486. Esperta nel settore dei disturbi in età evolutiva e, in particolare, nell’attività diagnostica finalizzata all’individuazione di aspetti sintomatologici che possano rallentare e/o interferire con il benessere di natura psicologica ed emotiva del bambino. Si occupa, inoltre, del trattamento e di fornire sostegno psicologico a genitori ed insegnanti implicati nel processo di crescita del paziente. Ha conseguito il primo livello di formazione in EMDR e secondo livello in Terapia Metacognitiva Interpersonale dei Disturbi di Personalità.
Back To Top
Send this to a friend