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La dipendenza da sesso online: quando la realtà virtuale è più gratificante della vita reale

dipendenza da sesso online

Photo By Grzegorz Walczak on Unsplash

L’avvento di Internet e delle nuove tecnologie ha modificato completamente il nostro modo di vivere. La maggior parte delle persone non spendono più tempo ad aspettare invano l’autobus, c’è l’applicazione che ci dice tra quanto passa, possiamo fare la spesa online e la troviamo sul pianerottolo a sera quando torniamo dal lavoro, ormai è superfluo il famoso giro per centri commerciali nel weekend, c’è lo shopping online e si risparmia pure, solo per fare alcuni esempi. L’accessibilità, la velocità e la comodità di internet, oltre a cambiare totalmente le nostre abitudini, hanno permesso un’espansione capillare e un cambiamento culturale legato alle nuove forme di comunicazione e tecnologie. Accanto agli innumerevoli pro, comunque, è importante considerare che molte persone usano il web, in modo non appropriato e rischioso, pensiamo a coloro che si isolano a livello relazionale nella vita reale ma poi trovano l’opportunità attraverso le chat di vivere una vita parallela, correndo talvolta anche dei pericoli, soprattutto quando parliamo di adolescenti, oppure coloro che giocano d’azzardo online o che accedono attraverso la rete a situazioni che normalmente non incontrerebbero nella vita non virtuale. L’innovazione tecnologica ha agito sulla nostra mente stimolando la tendenza all’immediata gratificazione, attivando bisogni e creando i mezzi adatti per soddisfarli, modificando abitudini delle persone ma anche il modo di esprimersi e comunicare.

Nella cornice dei “contro” del mondo di internet e delle nuove tecnologie, è da sottolineare anche la capacità di indurre comportamenti problematici di dipendenza da internet (National Institutes of Health). Principalmente si possono annoverare le dipendenze da giochi e scommesse online, da videogiochi, da social network e da smartphone, da serie TV, da shopping online, cybersesso e dipendenza da pornografia (Jorgenson, Hsiao, & Yen, 2016).

La dipendenza sessuale comprende un insieme di comportamenti problematici caratterizzate da pensieri e fantasie sessuali intrusive associate a perdita di controllo sui comportamenti sessuali, quali sesso online e via webcam, sesso telefonico, incontri nelle chat erotiche, relazioni amorose online. Ma l’attività maggiormente riscontrata tra coloro che riferiscono una dipendenza sessuale è l’eccessiva masturbazione dinanzi a materiale pornografico che propone un numero infinito di scenari sessuali accessibili e adatti ad ogni tipo di fantasia e ad ogni perversione (de Alarcón, de la Iglesia, Casado, & Montejo, 2019). La masturbazione legata alla pornografia, però, non è necessariamente un segno di patologia. Infatti, una percentuale considerevole di giovani uomini, rispetto alle donne, accede a Internet per consumo di materiale pornografico sia per la soddisfazione dei propri bisogni sessuali che per la scoperta del proprio corpo e della propria sessualità, e questa pratica diminuisce con l’età.

Gli individui con un comportamento di dipendenza sessuale online e utilizzo di materiale pornografico, invece, mostrano un modello di comportamento problematico che comprende: la perdita del controllo (p. es. craving e vari tentativi falliti di ridurre il comportamento), alterazione del funzionamento quotidiano (restringimento degli interessi, trascuratezza di altre aree della vita) e uso rischioso (uso persistente nonostante la consapevolezza delle conseguenze dannose). Questi comportamenti talvolta soddisfano anche i criteri fisiologici legati alla dipendenza da sostanze come la tolleranza e l’astinenza (Jorgenson et al., 2016).

Vari studi hanno dimostrato che esiste un terreno comune tra i vari disturbi di dipendenza, ovvero disturbi da uso di alcol e sostanze e le dipendenze comportamentali, a livello neurobiologico, che coinvolge i sistemi serotoninergici, dopaminergici, noradrenergici e gabaergici (Choi, King, & Jung, 2019), e a livello ambientale che riguardano le esperienze di vita avverse, ma anche l’incapacità di regolare le proprie emozioni e un stile di attaccamento evitante (Varfi et al., 2019), il discontrollo degli aspetti cognitivi come la rigidità cognitiva che impedisce i processi di apprendimento o la capacità di spostare l’attenzione, scarso giudizio e processo decisionale, interferenza della capacità di memoria di lavoro e eccessiva preoccupazione per il sesso (de Alarcón et al., 2019; Varfi et al., 2019).

Il tasso di prevalenza della dipendenza sessuale oscilla tra il 3% e il 6%, ed è più frequente negli uomini, comporta disagio significativo, sentimenti di vergogna e problemi psicosociali, spesso sono presenti disturbi psicopatologici come ansia, depressione, disturbi di personalità e l’associazione con altre dipendenze, ma hanno un grande impatto anche caratteristiche personali come l’essere inclini alla noia sessuale e alla ricerca della novità (de Alarcón et al., 2019).

Il trattamento prevede l’interazione di farmacoterapia, prevalentemente con farmaci anti-craving, e di psicoterapia. Innegabilmente, la psicoterapia è lo strumento elettivo per comprendere e cambiare completamente un comportamento di dipendenza, ma la semplice riduzione dell’uso di materiale pornografico potrebbe non rappresentare l’obiettivo terapeutico più importante, infatti alcuni studi hanno dimostrato che è necessario lavorare sui temi di vergogna e senso di colpa e soprattutto sul ripristino della fiducia nelle relazioni interpersonali del soggetto. Altri studi hanno dimostrato che le terapie basate sulla Mindfulness e in particolare l’Acceptance and Commitment Therapy (ACT) hanno mostrato risultati efficaci probabilmente perché basati sull’accettazione del comportamento e sulla possibilità di modificare il problema (Sniewski, Farvid, & Carter, 2018). È importante per il clinico considerare che il modo per raggiungere l’obiettivo della riduzione della dipendenza da pornografia online, varia in base al paziente e potrebbe anche richiedere una certa flessibilità individuale nelle strategie utilizzate, con una psicoterapia consapevole e basata sull’accettazione che, in alcuni casi, è ugualmente o addirittura più importante di un approccio farmacologico.

Riferimenti 

  • Choi, J.-S., King, D. L., & Jung, Y.-C. (2019). Editorial: Neurobiological Perspectives in Behavioral Addiction. Frontiers in Psychiatry, 10, 3. https://doi.org/10.3389/fpsyt.2019.00003
  • de Alarcón, R., de la Iglesia, J. I., Casado, N. M., & Montejo, A. L. (2019). Online Porn Addiction: What We Know and What We Don’t-A Systematic Review. Journal of Clinical Medicine, 8(1). https://doi.org/10.3390/jcm8010091
  • Jorgenson, A. G., Hsiao, R. C.-J., & Yen, C.-F. (2016). Internet Addiction and Other Behavioral Addictions. Child and Adolescent Psychiatric Clinics of North America, 25(3), 509–520. https://doi.org/10.1016/j.chc.2016.03.004
  • Sniewski, L., Farvid, P., & Carter, P. (2018). The assessment and treatment of adult heterosexual men with self-perceived problematic pornography use: A review. Addictive Behaviors, 77, 217–224. https://doi.org/10.1016/j.addbeh.2017.10.010
  • Varfi, N., Rothen, S., Jasiowka, K., Lepers, T., Bianchi-Demicheli, F., & Khazaal, Y. (2019). Sexual Desire, Mood, Attachment Style, Impulsivity, and Self-Esteem as Predictive Factors for Addictive Cybersex. JMIR Mental Health, 6(1), e9978. https://doi.org/10.2196/mental.9978

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Battagliese Gemma
Psicologa, Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale e Dottore di Ricerca in Psicologia Cognitiva. È docente a contratto presso Sapienza Università di Roma e presso l'Università degli studi dell'Aquila. Si è perfezionata in psicologia giuridica e ha partecipato come Consulente Tecnico di Parte a diversi procedimenti in ambito civile.Ha lavorato in diversi progetti di prevenzione e di riduzione del danno del danno nell'ambito della dipendenza da sostanze. Ha partecipato a diversi progetti di ricerca clinica, consentendole di integrare la pratica clinica e l'attività di ricerca. Attualmente svolge attività clinica e di valutazione diagnostica come libera professionista ed è Psicologa presso il Centro di Riferimento Alcologico della Regione Lazio (CRARL) del Policlinico Umberto I di Roma.L'esperienza clinica e di ricerca è comprovata da numerose pubblicazioni e comunicazioni scientifiche a convegni sia nazionali che internazionali. È inoltre, socia delle seguenti società scientifiche: Società Italiana di Terapia Comportamentale e Cognitiva – SITCC, n 4090 dal 2013 ad oggi; Società Italiana per il Trattamento dell’Alcolismo e le sue Complicanze – SITAC, dal 2016 ad oggi; International Society for Biomedical Research on Alcoholism – ISBRA dal 2018 a oggi.
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