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Dipendenza interpersonale ed esito della terapia: una meta-analisi

Dipendenza interpersonale

Photo by Frantzou Fleurine on Unsplash

La ricerca in psicoterapia è un necessario, anche se non sufficiente, strumento per comprendere quale terapia possa risultare più efficace per una determinata psicopatologia. E’ ormai universalmente, e ufficialmente, riconosciuto come, per quanto riguarda i Disturbi di Personalità, questo tipo di ragionamento si stia spostando dalle categorie diagnostiche a processi e meccanismi psicopatologici transdiagnostici. In quest’ottica, oltre allo studio di quale trattamento sia il più efficace per un determinato disturbo, emerge la necessità di interrogarsi su quali caratteristiche strutturali e/o funzionali rappresentino dei fattori facilitanti o complicanti l’esito terapeutico.

Kane e Bornstein (2019) si sono posti questa domanda rispetto ad una dimensione spesso presente in un gran numero di pazienti con, e senza, Disturbo di Personalità, il tratto dipendente. Qualunque psicoterapeuta, che faccia o no ricerca, sperimenta empiricamente come la dimensione di dipendenza interpersonale rappresenti un aspetto centrale, oltre che nei pazienti con diagnosi di Disturbo Dipendente di Personalità, anche in coloro con diagnosi di Disturbo Borderline di Personalità o con altri quadri psicopatologici complessi.

La dimensione di dipendenza altro non è che il riflesso di una rappresentazione di Sé di estrema vulnerabilità e inadeguatezza. La persona dipendente si crede incapace di potersi prendere cura dei propri bisogni fondamentali, affettivi o meramente pratici, teme di non essere in grado di poter funzionare in modo autonomo (Kane e Bornstein, 2019), manifestando una tragica impossibilità a differenziare le proprie rappresentazioni dalle effettive capacità, spesso realmente limitate proprio in conseguenza del continuo ricorso all’altro.

Come ben descritto da Kane e Bornstein, il tratto dipendente sembra essere un elemento da tenere in grande considerazione nel trattamento psicoterapeutico. L’idea che un paziente dipendente possa essere più semplice da trattare si scontra infatti con una realtà ben più complicata. I pazienti con dipendenza interpersonale sembrano accedere con più frequenza ai servizi di salute mentale rispetto ad altri quadri psicopatologici (Porcerelli et al., 2009), avanzando più richieste di sedute ulteriori per gestire i propri cicli di allarme (Bornstein and Hopwood, 2017). Inoltre, questi pazienti evidenziano un più alto rischio per comportamenti suicidari o parasuicidari (Bornstein e O’Neill, 2000) e una maggiore vulnerabilità alla messa in atto di violenza domestica (Bornstein, 2006) e abusi sui minori (Kane e Bornstein, 2018).

Partendo da questi presupposti, gli autori hanno condotto una meta-analisi per cercare di rispondere a tre domande: c’è un legame tra la dipendenza interpersonale e l’esito della terapia? La dimensione di dipendenza ha un peso diverso in base al tipo di terapia? Ci sono altre variabili, oltre alla modalità terapeutica, a influenzare l’esito del trattamento?

Dall’analisi di 31 studi, per un totale di 3807 pazienti, gli autori hanno riscontrato i seguenti risultati. Per quanto riguarda l’eventuale legame tra la dipendenza interpersonale, l’esito della terapia e la tipologia del trattamento, più alti livelli di dipendenza sono risultati associati a esiti più positivi solo nella terapia psicodinamica, mentre non si sono evidenziate differenze negli esiti della terapia cognitivo-comportamentale. Più alti livelli di dipendenza sono inoltre risultati associati ad una peggiore risposta farmacologica.

Rispetto al possibile ruolo di ulteriori variabili nell’influenzare l’esito della terapia, sono risultate significative la diagnosi del paziente, con più alti livelli di dipendenza associati a risultati migliori nei disturbi d’ansia, e il tipo di miglioramento riscontrato, con più elevati livelli di dipendenza connessi a un maggiore impatto dell’intervento terapeutico sul funzionamento globale, ma non sulla riduzione dei sintomi.

I risultati evidenziano un ruolo della dipendenza interpersonale nell’esito terapeutico, anche se l’eterogeneità metodologica delle ricerche prese in esame impone cautela nell’interpretazione dei dati. 

Referenze

  • Kane FA, Bornstein RF. Does interpersonal dependency affect therapeutic outcome? A meta-analytic review.
  • Personal Ment Health. 2019 Jul 31. doi: 10.1002/pmh.1463.

Autore/i dell’articolo

Dottor Filippo Perrini - Psicologo - Psicodiagnosta - Istituto Beck
Psicologo, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Iscritto all’Ordine degli Psicologi della Regione Lazio. Si occupa di clinica dell’età adulta, prevalentemente del trattamento di disturbi di personalità, disturbo post-traumatico semplice e complesso, disturbi dello spettro della schizofrenia e disturbo ossessivo-compulsivo. Si è formato in Terapia Metacognitiva Interpersonale e Dialectical Behavior Therapy attraverso la partecipazione a training specifici. Conduce gruppi di Skills Training DBT per pazienti affetti da Disturbo Borderline di Personalità o per disturbi connessi a difficoltà di regolazione emotiva. Ha inoltre conseguito il primo livello della formazione in EMDR. Si occupa inoltre di psicodiagnosi e valutazione neuropsicologica. Ha un background di ricerca sul modello animale maturato presso il laboratorio di psicofarmacologia del Dipartimento di Fisiologia e Farmacologia dell’Università Sapienza di Roma, e nel dipartimento di Neuroscience and Brain Technologies dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) di Genova. Svolge attività di ricerca clinica presso l’Istituto Beck e la clinica psichiatrica Villa Von Siebenthal. E’ co-autore di diverse pubblicazioni scientifiche su riviste nazionali ed internazionali.
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