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Il disgusto e le scelte sessuali

disgusto

Photo by Alexander Popov on Unspalsh

Le infezioni a trasmissione sessuale sono molto comuni, con circa 0,5 miliardi di nuovi casi che si verificano ogni anno e con ricadute notevoli in termini di tassi di mortalità anche in età giovanile (OMS, 2013). Esse sono da considerarsi un fenomeno generale, presente sia nella comunità eterosessuale che omosessuale, e non vi sono differenze sostanziali tra uomini e donne. Date le statistiche è importante considerare il processo attraverso il quale gli esseri umani prendono decisioni sessuali in relazione alle situazioni a rischio. Diversi studi hanno ipotizzato che il disgusto potesse avere un ruolo in tal senso. In effetti tale emozione sembra essere coinvolta nel guidare l’evitamento di oggetti o persone che potrebbero trasmettere una malattia (Ryan et al., 2012). Può essere compromessa nelle scelte sessuali a rischio? Ci chiediamo, quindi, se il disgusto non svolga una sua funzione nei casi di eccitamento sessuale e nelle decisioni che seguono.

Sono state identificate alcune variabili importanti che influenzano il processo decisionale sessuale e che riguardano la percezione del rischio delle malattie a trasmissione sessuale. Tra i più potenti vi è l’eccitazione, la percezione della gradevolezza fisica dell’altro e il proprio autocontrollo (Skakoon-Sparling e Cramer, 2016). I giudizi sul rischio sono significativamente ridotti quando si è eccitati sessualmente e ciò accade sia nell’uomo che nella donna, alterando le intenzioni comportamentali; ad esempio attività che potrebbero essere considerate rischiose e inaccettabili vengono considerate più accettabili e meno rischiose di quanto lo sono nella realtà. Lo stesso accade quando vi è di mezzo un forte fascino: più forte è l’attrazione più siamo predisposti ad attività potenzialmente pericolose, predisponendoci a fare sesso non protetto rispetto ad un partner meno attraente.

Nello studio di Oaten et al., 2019, ci si è chiesti se l’emozione del disgusto potesse avere un ruolo chiave in questo processo, mediando le risposte sessuali e la percezione del pericolo in un rapporto non protetto. Sicuramente è noto che il disgusto riveste una funzione di prevenzione della malattia. Ciò è stato esplorato in una serie di studi in cui i soggetti venivano esposti ed immersi in situazioni che elicitavano il disgusto per voi valutarne l’impatto sulle scelte di carattere sessuale. In particolare il disgusto inibisce l’eccitazione sessuale sia negli uomini che nelle donne ed infatti, innalzando il livello di disgusto, si modificava anche la percezione dei soggetti esposti a materiale erotico, impattando notevolmente con l’eccitamento (Andrews et al., 2015) e con le scelte successive. Una chiave di lettura più fine suggerisce, quindi, che il disgusto ci protegge dall’eventuale contatto con una malattia agendo attraverso l’inibizione dell’eccitazione ed impattando positivamente sulla procreazione in quanto sappiamo che siamo evoluzionisticamente proiettati alla salvaguardia della nostra specie (de Jong et al., 2013).

In questo studio i soggetti dovevano esprimere un primo giudizio sulla gradevolezza delle immagini, modificando così la variabile “disgusto” e poi dovevano riferire quanto avrebbero avuto voglia di avere un incontro sessuale con loro, valutando l’eventuale rischio di una malattia sessualmente contratta. Inoltre dovevano quantificare il grado di eccitamento. Il gruppo di controlla effettuava la scelta a partire da una condizione neutra, senza attivazione del disgusto. I risultati di questa indagine hanno mostrato che quando è attivo il disgusto vi è meno propensione all’incontro sessuale e che dietro al disgusto vi sia una percezione di non gradevolezza estetica ed un senso di pericolosità intenso come il pericolo di contagio di malattia. Viceversa con livelli di disgusto meno alti, le probabilità di incorrere in un comportamento sessuale a rischio aumentava. Il fattore dell’eccitamento sessuale svolge un ruolo chiave all’interno del processo di scelta in quanto compromette la valutazione del rischio. Nella misura in cui il disgusto è guidato dagli indizi che sono indicativi della malattia, come ad esempio indicatori di cattiva salute, direttamente e indirettamente, essi sono considerati ed implicati nel processo di scelta.

Tutte queste considerazioni dovrebbero farci riflettere sulla necessità di assumere un punto di vista protettivo, che possa aiutarci nella scelta di partner anche occasionali o di comportamenti protettivi. Come accennato precedentemente, noi esseri umani siamo settati sulla protezione della specie quindi nelle scelte sessuali vengono chiamati in causa una serie di meccanismi che garantiscono la scelta del compagno ideale. In tal senso, come ormai è chiaro, il disgusto media questa dimensione svolgendo una funzione protettiva portando l’attenzione a tutti quei dettagli che potrebbero indicare la pericolosità e la dannosità. Questo ha un impatto sui comportamenti a rischio ed è un dato che rincuora considerando che la maggior parte dei giovani ha la percezione di se stessi come a basso rischio di malattie sessualmente trasmissibili (Fromme et al., 1999),

Riferimenti:

  • Andrews, A., Crone, T., Cholka, C., Cooper, T., and Bridges, A. (2015). Correlational and experimental analyses of the relation between disgust and sexual arousal. Emot. 39, 766–779.
  • De Jong, P., Van Overveld, M., and Borg, C. (2013). Giving in to arousal or staying stuck in disgust? Disgust-based mechanisms in sex and sexual dysfunction. Sex Res. 50, 247–262.
  • Fromme, K., D’Amico, E. J., and Katz, E. C. (1999). Intoxicated sexual risk taking: an expectancy or cognitive impairment explanation? J. Alcohol 60, 54–63.
  • Oaten,M., Stevenson, R. J., Tapp, C., Case, T.I., Cousins, A. (2019). The Role of Disgust in Male Sexual Decision-Making. Psychol. 9:2602.
  • Skakoon-Sparling, S., and Cramer, K. (2016). The impact of sexual arousal on elements of sexual decision making: sexual restraint, motivational state and self-control. J. Hum. Sex. 25, 119–125.

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Virginia Valentino

Psicoterapeuta. Tratta disturbi d’ansia, depressione, disturbi sessuali e disturbi della personalità applicando la Terapia Metacognitiva Interpersonale (TMI) e si occupa di neuropsicologia dell’adulto, occupandosi di valutazione e riabilitazione cognitiva in pazienti con malattie neurodegenerative.È autrice di lavori divulgativi di carattere scientifico su riviste nazionali ed internazionali su temi riguardanti la neuropsicologia e la psicologia clinica.


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