Specchio, servo delle mie brame, chi è la più bella del reame?

Specchio, servo delle mie brame, chi è la più bella del reame?

Dismorfismo corporeo

Photo by Ismael Sanchez on Pexels

È con questa domanda che la matrigna di Biancaneve si tormentava e domandava, imperterrita, al suo “servo specchio” chi fosse la più bella del reame cercandovi e bramandovi un’eterna bellezza che la potesse rendere immortale ed eterea. Uno spaccato animato che riecheggia, oltre ogni tempo, nelle storie di vita della maggior parte di noi e che ha contribuito, in epoca contemporanea, a segnare indelebilmente uno dei più fervidi luoghi comuni sull’ideale estetico di una bellezza che non è mai abbastanza, condizione esclusiva e necessaria senza la quale poter essere amati e accettati.

L’avanzare degli anni intimorisce e quella ruga in più sul nostro viso può divenire l’epilogo di una tendenza distorta a rincorrere l’eterna giovinezza e i suoi irrealistici canoni estetici in sintonia con quelli dettati dalla società. Quanta energia, quanti sforzi investiti nella frenetica ricerca di soddisfare un’immagine corporea degna di approvazione e priva di alcunché neo o difetto che ne potesse compromettere le sembianze di un’aspirata perfezione! Questo ne fa della persona la sua più invalidante preoccupazione, nucleo centrale della sua vita, con effetti psicologici importanti e conseguenze negative.

È ciò che la letteratura scientifica chiama “dismorfismo corporeo”: disturbo mentale nel quale si trascorre molto tempo e si investe molta energia preoccupandosi del proprio aspetto e detestandolo sebbene sia normale. La persona che ne soffre vive nella costante preoccupazione dei propri difetti fisici, reali o presunti, e tende a compiere azioni ripetitive come guardarsi continuamente allo specchio o curarsi eccessivamente; paragonare incessantemente il proprio aspetto fisico a quello degli altri, richiedere continue rassicurazioni altera la percezione della propria immagine corporea a tal punto da generare una compromissione della qualità di vita, delle relazioni sociali e interpersonali. Si può arrivare erroneamente a credere che il proprio corpo sia deforme, mostruoso e addirittura scegliere l’isolamento sociale come unica strategia per evitare la disapprovazione altrui. Ciò va ad impattare dal punto di vista psicologico sulla propria autostima e senso di autoefficacia che si vedono dominati da stati frequenti di ansia, vergogna, rabbia e frustrazione.

I pazienti affetti da disturbo di dismorfismo corporeo spesso ricorrono alla chirurgia estetica per correggere quella che considerano una deformità o un difetto fisico, sebbene il loro aspetto rientri nei normali standard estetici: scherzo del cannocchiale o reale necessità? E’ fondamentale, infatti, effettuare una valutazione soggettiva e personologica trasversale per una efficacia gestione clinica del paziente e a tal proposito la terapia cognitivo comportamentale si guadagna il suo posto d’elezione nella cura ed efficacia del trattamento, in taluni casi, ove necessario e in comorbidità con disturbo ossessivo-compulsivo e connotati deliranti, affiancata anche da adeguato supporto psicofarmacologico.

 

Riferimenti

Autore/i dell’articolo

Roberta Borzì
Psicologa, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Vanta esperienza clinica in ambito adulto, e si occupa prevalentemente di tutti i disturbi d’ansia, disturbo ossessivo-compulsivo, problematiche sessuali, disturbi di personalità con la Schema Therapy, in cui è formata attraverso training specifici e supervisione con esperti del settore. Ha anche conseguito entrambi i livelli della formazione in EMDR. Socio AIAMC (Associazione Italiana di analisi e modificazione del comportamento e Terapia Comportamentale e Cognitiva.) e membro ISST (International Society of Schema Therapy).

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