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Giovani ed identità di genere :i disturbi alimentari nella popolazione transgender

disturbi alimentari nella popolazione transgender

Photo by Sharon McCutcheon on Unsplash

Il termine “transgender” viene utilizzato per descrivere la popolazione che si identifica con un genere diverso rispetto al sesso biologico di nascita. La comunità transgender comprende non solo gli individui che non si identificano con un sesso binario (maschile o femminile) ma anche non binario, agender o genderqueer. Il termine “cisgender” è usato invece per descrivere le persone la cui identità di genere corrisponde al sesso biologico.

Queste diversità e sfumature tendono a svanire e ad appiattirsi nella ricerca sulla salute mentale, dove spesso gay, lesbiche, bisessuali, omosessuali e transgender confluiscono nella medesima categoria.

Ciò crea confusione poiché l’identità di genere e l’orientamento sessuale sono dimensioni molto diverse, infatti le persone transgender possono avere qualsiasi orientamento sessuale, anche eterosessuale.

La comunità transgender negli ultimi decenni ha rivendicato la necessità di depatologizzare la variabilità nell’identità di genere percepita.
Solo nelle versioni più recenti dei principali manuali diagnostici l’incongruenza di genere, come viene descritta nell’ICD11, o la disforia di genere, nel DSM-V, non viene più considerata un disturbo mentale ma mantenuta per le significative cure mediche che la condizione stessa richiede.

La disforia di genere è una sensazione di disagio derivante dalla disparità tra il proprio aspetto fisico e la propria identità di genere. Gli individui che soffrono di disforia di genere non percepiscono i loro corpi come desidererebbero o sperimentano che la società non li vede per come essi stessi si percepiscono; in entrambi casi la disparità deriva solo dal genere. Questo vissuto può essere rafforzato da esperienze quotidiane conseguenti alle aspettative di ruolo di genere nella società.

La popolazione transgender ha un rischio più elevato, rispetto alla popolazione cisgender, di sviluppare disturbi come depressione e disturbi alimentari.

I disturbi alimentari storicamente affliggono principalmente donne bianche, eterosessuali e di corporatura esile. Questo stereotipo impreciso diminuisce la probabilità che nelle persone omosessuali, trangender o di colore venga diagnosticato o trattato adeguatamente un disturbo alimentare.
Così come gli ideali culturali di genere e bellezza sono irraggiungibili per la maggior parte dei giovani cisgender, lo sono ancora di più per molte persone transgender.

Tuttavia è necessario ricordare che gli standard sociali, per quanto influenzino le condotte alimentari, non sono certamente l’unica causa alla base dei disturbi alimentari.La disforia di genere e l’insoddisfazione del corpo negli individui transgender è spesso un collegamento chiave coi disturbi alimentari. E’ ipotizzabile che la suddetta popolazione possano cercare di sopprimere le caratteristiche del sesso biologico attraverso la modificazione delle condotte alimentari.

Ad esempio, i transgender female-to-male (FTM) possono tentare di ridurre la crescita del seno, ridurre i fianchi o eliminare le mestruazioni riducendo l’apporto calorico.

In una recente review sono state esaminate 20 pubblicazioni dei 5 anni precedenti e sono emersi tassi significativamente più elevati di sintomi di disturbo alimentare nella gioventù transgender rispetto a quella cisgender. Un tema coerente tra gli studi di casi è stato l’impegno nelle restrizioni alimentari e/o nei comportamenti alimentari compensativi per prevenire l’insorgenza o la progressione della pubertà, suggerendo che per alcuni giovani transgender, questi comportamenti possono essere intesi come un mezzo per far fronte alle difficoltà legate al genere.

Come per qualsiasi campione di popolazione è tuttavia pericoloso generalizzare. Sappiamo infatti che i disturbi alimentari sono complessi e derivano da una combinazione di fattori.Sia la popolazione transgender che le persone con disturbi alimentari hanno elevati tassi di suicidio, il che significa che la combinazione di identità transgender e di disturbo alimentare deve essere presa molto sul serio. Non esistono trattamenti specifici per le persone transgender con disturbi alimentari, tuttavia tali trattamenti dovrebbero affrontare la complessità dell’identità senza supporre le cause del disordine alimentare.
L’assistenza clinica potrebbe essere migliorata attraverso l’istituzione di migliori pratiche per lo screening e misurazioni che tengano in considerazione non solo il sesso biologico o l’orientamento sessuale, ma anche l’identità di genere.

Riferimenti

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Cappelluccio Rosetta
Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale Docente e supervisore Istituto A.T Beck Roma e Caserta Conduttrice gruppi DBT adulti e adolescenti Consulente tecnico d’ufficio per trauma neglect e abuso Ha prestato la sua propria opera professionale come responsabile ambulatorio psicopatologia ospedale Buonconsiglio Fatebenefratelli Napoli, attualmente è Consulente esperto   presso l'Ufficio Garante per l'Infanzia ed Adolescenza Regione Campania. Titolare di incarichi consulenza specialistica DBT nelle scuole per trattamento dei ragazzi con comportamenti disregolati  presso varie sezione scolastiche della  Regione Campania . 
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