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Disturbo boderline e disturbo bipolare a confronto: una review

disturbo bipolare

Photo by Javi Hoffens on Unsplash

L’annosa questione riguardo aspetti nosologici e confini diagnostici del Disturbo Borderline di Personalità (DBP) e Disturbo Bipolare (DB) tutt’oggi attanaglia clinici e ricercatori. Attualmente, oltre l’accordo riguardo l’innegabile difficoltà nella diagnosi differenziale dei due disturbi, non è stato raggiunto un consenso sull’appartenenza delle due condizioni al medesimo spettro, un “continuum bipolare-borderline”.

Il fine della review illustrata in questo articolo è stato quello di analizzare in modo critico il dibattito, alla luce dei dati presenti in letteratura.

Sintomatologia

La confusa controversia nasce in merito a somiglianze sintomatologiche tra i due disturbi, instabilità della diagnosi di DBP nel tempo, benefici nel trattamento di quest’ultima tramite stabilizzatori dell’umore (utilizzati per l’appunto per il DB).

Le somiglianze sintomatologiche includono impulsività, comportamento suicidario ricorrente, instabilità affettiva e rabbia. Una distinzione chiave, secondo il DSM, è che questi sintomi sarebbero cronici e pervasivi nel DBP, mentre si verificano in modo intermittente (cioè durante oscillazioni dell’umore) nel DB. Nella realtà clinica risulta però una distinzione per nulla chiara e nemmeno molto veritiera. Per di più, il DSM-5 stesso ammette l’esistenza di diverse altre forme di DB che non soddisfano i criteri temporali riportati. Inoltre, alcuni autori hanno proposto l’esistenza di “cicli ultra rapidi” nel DB, nei quali teoricamente potrebbero verificarsi rapidi cambiamenti di umore nel giro di poche ore: ciò lo renderebbe ancor più indistinguibile dal concetto di instabilità affettiva descritto storicamente nei pazienti con DBP.

Allo stesso modo, l’impulsività è considerata una caratteristica fondamentale del DBP, ma innumerevoli dati indicano come essa sia comunemente riscontrata nei pazienti con DB, non solo durante episodi acuti di mania o ipomania, ma anche durante la remissione.

Neuroimaging

I risultati delle neuroimmagini indicano l’esistenza di anomalie nei circuiti cerebrali coinvolti nella modulazione delle emozioni per entrambi i disturbi, ma sostanzialmente ciò che emerge è l’assenza di biomarcatori consolidati per entrambe le condizioni.

In sintesi, nonostante la variabilità e la mancanza di specificità dei risultati, le evidenze disponibili suggeriscono un modello leggermente sovrapposto, ma complessivamente distinto di risultati tra le due condizioni. Da notare la scarsità di studi che confrontino specificamente i pazienti con DB e DBP.

Trattamento farmacologico

Alcuni studi suggeriscono un netto miglioramento nei pazienti con BPD trattati esclusivamente con interventi farmacologici, ma i risultati degli studi clinici randomizzati sono altamente eterogenei. Nel complesso, i risultati delle sperimentazioni cliniche disponibili riguardanti la risposta dei pazienti con DBP agli stabilizzatori dell’umore riportano possibili effetti positivi sull’impulsività ma non sull’umore, supportando quindi la caratterizzazione del DBP come condizione distinta dal DB e non come parte di uno spettro.

Vulnerabilità genetica e neuropsicologica

La prevalenza del DB tra i parenti di primo grado dei pazienti con DBP è simile a quella riscontrata nella popolazione generale, il che solleva dubbi sull’inclusione di entrambe le condizioni nello stesso spettro.

Il danno neuropsicologico nei pazienti bipolari è stato ampiamente studiato e supporta l’esistenza di una disfunzione fronto-limbica. Inoltre, i dati disponibili indicano l’esistenza di forti correlazioni tra la gravità dei deficit cognitivi e la durata della malattia. Infine, è stato ipotizzato che alcuni di questi deficit siano presenti anche in parenti sani e possano corrispondere a marcatori di vulnerabilità al DB, ma mancano dati certi.

D’altra parte, mentre i deficit neuropsicologici nei pazienti con DBP risultano ben descritti, la specificità di questi risultati può essere discutibile: ad esempio, non sembrano emergere differenze significative tra DBP e altri disturbi di personalità riguardo i deficit neuropsicologici.

Conclusioni

Purtroppo, non si è ancora in grado di giungere ad un responso definitivo, poiché la discutibilità di alcuni risultati e la mancanza di omogeneità rendono il tutto ancora più complesso.

Nonostante diverse somiglianze cliniche tra le due condizioni, l’evidenza disponibile suggerisce che entrambe siano, dal punto di vista nosologico, distinte.

Studi che mirino a migliorare questa distinzione risultano certamente di grande interesse clinico per quel che riguarda le implicazioni terapeutiche e prognostiche che una diagnosi errata (o corretta!) può comportare.

 

Riferimenti:

 

Autore/i dell’articolo

Dott. De Gabrielis Gabriele
Psicologo, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, psicoterapeuta TMI (Terapia Metacognitiva Interpersonale). Ha conseguito il I livello della formazione in EMDR. Ha svolto la sua attività in diversi contesti: strutture semiresidenziali, centri clinici, U.O.C. Tutela Salute Donna ed Età Evolutiva – ASL Roma 2, U.O.C. Psichiatria – Azienda Ospedaliera Sant’Andrea di Roma. Da anni si dedica allo studio dei sistemi motivazionali nell’ottica cognitivo-evoluzionista contribuendo, attraverso diverse ricerche, allo sviluppo della Teoria Evoluzionistica della Motivazione (TEM). Attualmente collabora in qualità di psicologo e psicoterapeuta presso l’Istituto A.T. Beck di Roma.
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