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Non capisco le tue intenzioni! Disturbo bipolare e teoria della mente

Non capisco le tue intenzioni! Disturbo bipolare e teoria della mente. Quest'importante tema affrontato dal Dott. De Gabriellis.

Photo by Külli Kittus on Unsplash

I deficit nel funzionamento sociale delle persone che soffrono di disturbo bipolare spesso riguardano molteplici domini del funzionamento sociale stesso. Dai dati disponibili in letteratura, sembra che questi deficit siano riconducibili a menomazioni delle funzione cognitive, in particolare della Teoria della Mente (Theory of Mind, ToM). La ToM fa riferimento alla capacità di comprendere le intenzioni altrui a partire dal loro comportamento. Essa può essere suddivisa in ToM cognitiva (cioè la capacità di fare inferenze su pensieri, desideri, intenzioni altrui) e ToM affettiva (capacità di comprendere le emozioni altrui). Noi tutti interpretiamo il comportamento altrui e le intenzioni che si celano dietro di esso in modo “automatico”, senza farci troppo caso. I deficit nella ToM rendono invece gli scambi sociali ed interpersonali difficoltosi e confusi poiché capire e interpretare il comportamento altrui diventa un arduo compito, tutt’altro che automatico.

Dalla letteratura emergono dati contraddittori per quel che riguarda il disturbo bipolare e i deficit nella ToM; sembra che il deficit nella ToM nel decorso del disturbo bipolare sia però un risultato condiviso dalla maggioranza. Sembrerebbe invece essere un risultato univoco il collegamento tra una ToM deficitaria nel disturbo bipolare associata ad un funzionamento sociale impoverito, soprattutto durante fasi maniacali acute o subsindromiche, ed in particolar modo per la componente cognitiva.

Il gruppo di ricerca (Popolo et al., 2020) ha deciso indagare la correlazione tra la componente cognitiva della ToM e i deficit di tipo sociale indipendentemente dai sintomi, con l’obiettivo ultimo di poter trovare modalità di trattamento che agiscano sui meccanismi che porterebbero alla degradazione di quest’ultima funzione.

Allo studio hanno preso parte 45 adulti (25 femmine e 20 maschi) con diagnosi di Disturbo bipolare, facenti parte di un’unità psichiatrica ambulatoriale e trattati con antipsicotici atipici.

I sintomi sono stati valutati utilizzando la Brief Psychiatric Rating Scale 4.0.

La componente cognitiva della ToM è stata valutata tramite l’Hinting Task, uno strumento che richiede di comprendere l’intenzione di altre persone attraverso il racconto di 10 storie. Il Theory of Mind Picture Sequencing Task è composto invece da sei serie di quattro immagini, da utilizzare per comporre una storia.

Risultati

I partecipanti con disturbo bipolare, rispetto al gruppo di controllo, hanno impiegato più tempo per completare le attività cognitive. Il tasso di risposte errate però non era più elevato. Come previsto, una maggiore latenza sul compito cognitivo prevedeva una funzione sociale impoverita.

Latenze maggiori nel Theory of Mind Picture Sequencing Task erano correlate a maggiori livelli di sospettosità. Una possibile spiegazione è che nel momento in cui non si è in grado di valutare rapidamente le intenzioni altrui, il sospetto potrebbe essere un modo per evitare la possibilità che gli altri nutrano cattive intenzioni.

Un’interpretazione alternativa, da approfondire senz’altro con ricerche future, è che tra i pazienti con disturbo bipolare i deficit cognitivi della ToM potrebbero interferire con un rapido rilevamento delle intenzioni altrui, che porterebbe a sua volta a difficoltà nel formare e sostenere connessioni con gli altri.

Un’altra spiegazione potrebbe consistere nel fatto che la disfunzione di tipo sociale comprometta la componente cognitiva della ToM; oppure, fattori come le capacità metacognitive e lo stigma legato al disturbo potrebbero aver influenzato i risultati osservati. Sono tutte ipotesi da indagare con studi futuri, anche su campioni più ampi.

 

Riferimenti:

Autore/i dell’articolo

Dott. De Gabrielis Gabriele
Psicologo, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, psicoterapeuta TMI (Terapia Metacognitiva Interpersonale). Ha conseguito il I livello della formazione in EMDR. Ha svolto la sua attività in diversi contesti: strutture semiresidenziali, centri clinici, U.O.C. Tutela Salute Donna ed Età Evolutiva – ASL Roma 2, U.O.C. Psichiatria – Azienda Ospedaliera Sant’Andrea di Roma. Da anni si dedica allo studio dei sistemi motivazionali nell’ottica cognitivo-evoluzionista contribuendo, attraverso diverse ricerche, allo sviluppo della Teoria Evoluzionistica della Motivazione (TEM). Attualmente collabora in qualità di psicologo e psicoterapeuta presso l’Istituto A.T. Beck di Roma.
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