skip to Main Content

Il disturbo da incubi

disturbo da incubi

Photo by JR Korpa on Unsplash

Il disturbo da incubi è caratterizzato da incubi ricorrenti per cui la persona sperimenta una sofferenza clinicamente significativa e presenta marcati problemi nel normale funzionamento sociale e lavorativo.

Gli incubi post-traumatici sono delle “ripetizioni” di alcune scene dell’evento traumatico e contengono elementi emotivi e cognitivi direttamente legati al trauma, mentre gli incubi idiopatici sono delle storie di natura immaginativa che non riflettono necessariamente un evento traumatico. La prima tipologia di incubi determina più alto livello di arousal, maggior numero di risvegli notturni e maggiore senso di impotenza sperimentato (Wittmann & De Dassel, 2015).

La IRT (Imagery Rehearsal Therapy) è un approccio di trattamento per gli incubi di rinomata efficacia e raccomandato dall’Oxford Centre for Evidence Based Medicine e dall’AASM (American Academy of Sleep Medicine). Ai pazienti viene chiesto di riscrivere la storia dell’incubo durante la giornata. L’istruzione è modificare l’incubo nel modo in cui si desidera, potrebbe essere su uno specifico aspetto dell’incubo o sul finale, l’importante è che il cambiamento renda la storia piacevole, neutra o soddisfacente.

Un altro intervento che consente di lavorare sugli incubi, che ha effetti comparabili a quelli della IRT (Kunze et al., 2017), è la terapia di desensibilizzazione ed esposizione. Un esercizio è quello che richiede di immaginare l’incubo (senza modificarlo) e praticare il rilassamento muscolare (praticandolo nel momento in cui gli elementi dell’incubo innescano tensione). Durante l’esercizio espositivo, invece, al paziente viene chiesto di immaginare l’incubo in maniera vivida ma senza accompagnamento dell’esercizio di rilassamento e senza cambiare la storia del sogno. Questi esercizi consentono di ridurre la paura e l’arousal legati ai sogni.

Un’altra modalità d’intervento è prendere in considerazione le convinzioni disfunzionali. I pensieri di ruminazione e rimuginio hanno un impatto sulla sofferenza del paziente. Alcuni esempi di pensieri tipici sono:

  • “Dopo un incubo sono sconvolto e fisicamente provato (p.e., sono inzuppato di sudore)”;
  • “Se avrò gli incubi il giorno dopo sarà certamente una tortura”;
  • “Gli incubi mi stanno certamente preparando a eventi che si presenteranno nella vita reale”.

Dati sperimentali hanno mostrato che la Terapia Cognitivo-Comportamentale per l’Insonnia è un intervento efficace per il trattamento degli incubi, in particolar modo gli interventi di ristrutturazione cognitiva che mirano al cambiamento delle convinzioni disfunzionali e gli esperimenti comportamentali (Harvey et al., 2005). L’intenzione paradossale, che consiste nell’incoraggiare le persone ad avere gli incubi, è stata raccomandata come strategia che affronta le valutazioni negative degli incubi ricorrenti (Spoormarker, 2008).

Stante la letteratura scientifica al momento esistente, si sottolinea l’importanza di condurre ulteriori studi che possano valutare il ruolo della soppressione del pensiero e dell’evitamento cognitivo nei sintomi manifestati dalle persone che presentano incubi idiopatici e post-traumatici, al fine di delineare aggiuntivi approcci di trattamento (Gieselmann A. et al., 2019).

Riferimenti bibliografici

  • Gieselmann A., Aoudia M.A., Carr M. et al. (2019). Aetiology and treatment of nightmare disorder: State of the art and future perspectives. J Sleep Res, 28(4): e12820
  • Harvey A.G., Tang N.K.Y., Browning L. (2005). Cognitive approaches to insomnia. Clinical Psychology Review, 25: 593–611
  • Kunze A.E., Arntz A., Morina N., Kindt M., Lancee J. (2017). Efficacy of imagery rescripting and imaginal exposure for nightmares: A randomized wait‐list controlled trial. Behavior Research and Therapy, 97: 14–25
  • Spoormaker V. I. (2008). A cognitive model of recurrent nightmares. International Journal of Dream Research, 1: 15–22
  • Wittmann L., De Dassel T. (2015). Posttraumatic nightmares: From scientific evidence to clinical significance. In M. Kramer, & M. L. Glucksman (Eds.), Dream research. Contributions to clinical practice (pp. 135–148). New York: Routledge

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Cristina Marzano - Psicologa - Psicoterapeuta - Istituto Beck
Psicologa, Dottore di Ricerca (PhD) in Psicologia Cognitiva, Psicofisiologia e Personalità, e Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. E’ docente interno dell’Istituto A.T. Beck per le sedi di Roma e Caserta. Conduce gruppi di Dialectical Behavior Therapy (DBT). Le principali aree di interesse sono l’insonnia, il disturbo ossessivo-compulsivo, i disturbi associati al Trauma. E’ iscritta all’Associazione Italiana per lo Studio del Trauma e della Dissociazione (AISTED).
Back To Top
Send this to a friend