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Disturbo dello spettro autistico: come il livello di gravità può cambiare durante la prima infanzia

Disturbo dello spettro autistico

Photo by Artur Aldyrkhanov on Unsplash

La prima infanzia è un periodo di notevole crescita del cervello con capacità critica di apprendimento e sviluppo. È anche il momento in cui spesso viene posta una diagnosi di autismo e il momento migliore in cui iniziare un intervento precoce.  Sebbene le condizioni dello spettro dell’autismo siano considerate presenti per tutta la vita della persona, un numero crescente di studi indica che almeno in in alcuni casi, con il tempo, i sintomi sembrano ridursi o scomparire (Steinhausen et al., 2016; Solomon, 2018), tanto da, in un numero ristretto di soggetti, non soddisfare più i criteri diagnostici (Fein et al. 2013).

Lo studio recente

Lo studio del MIND Institute (Waizbard-Bartov et al. 2020), pubblicato sul Journal of Autism and Developmental Disorders, ha valutato i cambiamenti rispetto alla gravità dei sintomi durante la prima infanzia e i potenziali fattori associati a tali cambiamenti in 125 bambini (89 maschi e 36 femmine) con autismo. I ricercatori hanno utilizzato uno strumento per la valutazione del grado severità sintomatologica a 10 punti chiamato ADOS Calibrated Severity Score (CSS), derivato dall’Autism Diagnostic Observation Schedule (ADOS), lo strumento di valutazione standard nella ricerca sull’autismo. All’interno dello studio, la differenza tra i punti ottenuti al CSS ADOS all’età di 6 e all’età di 3 anni è stata calcolata come punteggio di gravità, con una variazione di due o più punti considerata come significativa rispetto alla severità dei sintomi.

Risultati:

Variazione della gravità dei sintomi

I risultati dello studio hanno messo in luce una variazione della severità sintomatologica con un miglioramento dei sintomi nel 28,8% dei partecipanti. Il 16,8% dei partecipanti ha mostrato un aumento della severità dei sintomi, mentre il 54,4 % ha mostrato una severità sintomatologica stabile nel tempo. In questo studio, sette partecipanti (quattro femmine e tre maschi) hanno ottenuto un punteggio CSS ADOS al di sotto della soglia diagnostica all’età di 6 anni, indicando potenzialmente la scomparsa della diagnosi.

Ragazze con autismo e mimetismo come strategia di coping

Maschi e femmine presentano diverse manifestazioni dei sintomi relativi all’autismo. Le femmine hanno infatti mostrato risultati di sviluppo migliori rispetto ai maschi in termini di cognizione, socievolezza e capacità comunicative pratiche. È risultato inoltre come nelle femmine vi sia una maggiore riduzione della sintomatologia durante la prima infanzia. Una spiegazione possibile potrebbe risiedere nella capacità delle femmine di camuffare o nascondere i propri sintomi. La capacità di mascherare i sintomi in situazioni sociali potrebbe essere utilizzata come strategia di compensazione sociale maggiormente presente nella popolazione femminile con autismo, rispetto a quella maschile nelle diverse fasce di età, compresa l’età adulta.

QI, gravità iniziale e variazione della gravità dell’autismo

Lo studio ha anche messo in luce come il QI (Quoziente Intellettivo) mostri una relazione significativa con il cambiamento nella gravità dei sintomi. I bambini con QI più alti avevano maggiori probabilità di mostrare una riduzione dei sintomi relativi all’autismo. Il QI è dunque considerato un forte predittore della severità sintomatologica. All’aumento dei punteggi del QI nei partecipanti, da 3 a 6 anni infatti, i livelli di severità sintomatologica sono diminuiti.

Conclusioni

Questo studio, in maniera coerente con i più recenti dati di letteratura, indica che esiste la possibilità di un sostanziale cambiamento nel tempo della gravità dei sintomi dell’autismo. In particolare, lo studio mette in luce come una percentuale maggiore di partecipanti di sesso femminile, rispetto a quelli di sesso maschile, mostri una diminuzione della severità sintomatologica nel tempo. Anche il punteggio QI sembra predittivo di una possibilità di riduzione della severità dei sintomi con lo sviluppo. Lo studio sopracitato può essere utile al fine di progettare interventi su misura in base alla prognosi della persona e lavorare allo scopo di ridurre il livello di gravità sintomatologica con lo sviluppo, al fine di massimizzare il potenziale di ciascun bambino.

 

Riferimenti

  • Waizbard-Bartov, E., Ferrer, E., Young, G.S. et al. Trajectories of Autism Symptom Severity Change During Early Childhood. J Autism Dev Disord (2020). https://doi.org/10.1007/s10803-020-04526-z

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Salvati Morena
Psicologa, psicoterapeuta in formazione. Si occupa da diversi anni di disturbi dell’età evolutiva, e possiede esperienza in particolare nella diagnosi e nel trattamento dei Disturbi dello Spettro autistico e dei disturbi del comportamento. Attualmente esercita la libera professione in collaborazione con l’Istituto Beck for Kids di Roma.
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