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Lettura della mente, disturbo borderline e psicoterapia

Disturbo boderline della personalità

Photo by Jr Korpa on Unsplash

La lettura della mente (una delle abilità metacognitive), secondo la maggior parte degli esperti, è un aspetto disfunzionale chiave nel Disturbo di Personalità Borderline (Borderline Personality Disorder, BPD). Essa è definibile come la capacità di comprendere la mente dell’altro, le sue intenzioni, i suoi stati mentali così da permetterci di affrontare la vita interpersonale e sociale e regolare i processi mentali interni. Inoltre, come definita da Semerari, la metacognizione comprende varie abilità tra cui la capacità di formarsi un’immagine complessa di sé e di riconoscere che le proprie idee non rispecchiano necessariamente la realtà (differenziazione); infine, comprende anche la capacità di risolvere problemi relazionali a partire dalla consapevolezza degli stati mentali propri e altrui.

La revisione della letteratura proposta perseguiva lo scopo di fornire una panoramica degli studi che si focalizzano sul funzionamento metacognitivo delle persone con diagnosi di BPD e del legame tra psicoterapia, capacità metacognitive e sintomatologia tipica del BPD.

Un totale di 11 studi hanno soddisfatto i criteri di inclusione e considerato la metacognizione seguendo la definizione proposta da Semerari.

Nel complesso, i risultati suggeriscono che il profilo metacognitivo del BPD includa principalmente difficoltà nei sottodomini metacognitivi di integrazione, differenziazione e mastery. Non è tutt’ora chiaro se le difficoltà nella capacità di decentramento fosse una caratteristica tipica del funzionamento metacognitivo del BPD, indipendentemente dalla gravità dei sintomi (come sostenuto da Semerari et al., 2005) e delle difficoltà emotive (Lisaker et al., 2017) o se fosse caratteristica comune a tutti i disturbi di personalità (Dimaggio et al., 2009). Dall’analisi dei dati sembra che, rispetto ad altre patologie, il BPD abbia difficoltà metacognitive specifiche e diverse rispetto ad altri disturbi psichiatrici e di personalità.

Nello specifico, questo profilo sembra includere difficoltà per 1) integrare le informazioni su sé e sugli altri, 2) differenziare tra rappresentazione e realtà e 3) risolvere il disagio personale e relazionale con strategie che richiedono uno sforzo mentale maggiore.

Per quanto riguarda il trattamento, la psicoterapia a lungo termine e specificamente focalizzata sui deficit metacognitivi sembra essere il tipo di trattamento più appropriato per migliorare le capacità metacognitive e ridurre i sintomi.

È interessante notare come questi risultati siano in linea con altri studi che hanno dimostrato come il miglioramento della capacità di pensare agli stati mentali richieda tempo in terapia, anche per produrre un miglioramento sintomatico, sia in pazienti con BPD che in pazienti con altri disturbi di personalità.

Tra le limitazioni degli studi originali esaminati vanno sicuramente evidenziate la mancanza di un gruppo di controllo, le ridotte dimensioni del campione e l’eterogeneità in termini di sesso, età, comorbidità e altri trattamenti in corso.

Certamente si renderanno necessari ulteriori studi per indagare approfonditamente il ruolo della metacognizione nell’efficacia dei trattamenti.

Riferimenti:

Autore/i dell’articolo

Dott. De Gabrielis Gabriele
Psicologo, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, psicoterapeuta TMI (Terapia Metacognitiva Interpersonale). Ha conseguito il I livello della formazione in EMDR. Ha svolto la sua attività in diversi contesti: strutture semiresidenziali, centri clinici, U.O.C. Tutela Salute Donna ed Età Evolutiva – ASL Roma 2, U.O.C. Psichiatria – Azienda Ospedaliera Sant’Andrea di Roma. Da anni si dedica allo studio dei sistemi motivazionali nell’ottica cognitivo-evoluzionista contribuendo, attraverso diverse ricerche, allo sviluppo della Teoria Evoluzionistica della Motivazione (TEM). Attualmente collabora in qualità di psicologo e psicoterapeuta presso l’Istituto A.T. Beck di Roma.
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