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Crescere senza sentirsi mai al sicuro: il disturbo traumatico dello sviluppo

disturbo traumatico dello sviluppo

Photo by Nathan Dumlao on Unsplash

Il quadro clinico del Disturbo Traumatico dello Sviluppo (Developmental Trauma Disorder, DTD) caratterizza bambini esposti ad esperienze traumatiche interpersonali ripetute nel tempo (violenza fisica/sessuale/psicologica, maltrattamenti, grave trascuratezza), e si manifesta tramite sintomi non riconducibili alla ben nota categoria diagnostica di Disturbo da Stress Post Traumatico (Post-Traumatic Stress Disorder, PTSD). I primi studi prospettici hanno dimostrato infatti l’impatto specifico che questo genere di esperienze vissute nella prima infanzia può avere sullo sviluppo e sul funzionamento a breve, medio e lungo termine. Per questo motivo il DTD è stato proposto come quadro clinico integrativo per la valutazione ed il trattamento di bambini esposti al trauma interpersonale nel contesto di relazioni di attaccamento interrotte (es., trauma dell’attaccamento) o compromesse con i caregiver primari.

Lo studio condotto negli USA (2018), che vede coinvolti alcuni tra i maggiori esperti del trauma complesso, tra cui Bessel van der Kolk, ha lo scopo di testare le seguenti ipotesi: 1) i bambini che soddisfano i criteri per il DTD hanno maggiori probabilità di avere una storia di traumi interpersonali e legami di attaccamento interrotto alle spalle, rispetto ad altri che soddisfano ad esempio i criteri per il PTSD; 2) la gravità dei sintomi è direttamente correlata alla presenza di numerosi e ripetuti traumi interpersonali e dell’attaccamento.

PARTECIPANTI E METODI

Lo studio ha coinvolto un campione di famiglie di 236 bambini (età compresa tra 7 e 18 anni) di diversa provenienza etnoculturale e residenti in tre regioni geografiche degli Stati Uniti (Nord-Est, Medio-Atlantico, Sud e Midwest) che rappresentavano un mix di comunità urbane, suburbane e rurali. Le interviste sono state condotte con il solo genitore, il bambino da solo (solo per i giovani di età compresa tra 10 e 17 anni), o il genitore e il bambino insieme.

La maggioranza dei bambini partecipanti viveva con una famiglia adottiva, con altri parenti, oppure in una struttura residenziale. Quasi tutti (90,3%) hanno riportato almeno un trauma passato e/o avversità, tra cui perdita traumatica (61,3%), caregiver primario con malattia mentale (47,8%), violenza familiare (46,7%), grave trascuratezza (42,8%), abuso emotivo (27,9%), membro della famiglia arrestato (24,5%), trauma sessuale (20,8%), testimonianza di violenza nella comunità (17,5%) e traumi non interpersonali (ad es. incidente grave, malattia o disastro; 61,3%).

Gli strumenti utilizzati sono: due interviste semi-strutturate per il Disturbo da Trauma dello Sviluppo (Developmental Trauma Disorder Structured Interview, DTD-SI; Traumatic Events Screening Inventory, TESI); una terza intervista semi-strutturata (Kiddie Schedule for Affective Disorders and Schizophrenia, KSADS/PL – strumento utilizzato per valutare i disturbi psichiatrici infantili secondo il DSM-IV), utilizzata per accertare i sintomi e la diagnosi di PTSD.

RISULTATI

La prima ipotesi secondo la quale il DTD fosse associato ad una storia di traumi interpersonali e dell’attaccamento è stata confermata. L’unico evento traumatico correlato al PTSD era l’abuso sessuale e/o fisico e non era associato invece al DTD, come supposto inizialmente.

È stato inoltre riscontrato come le avversità legate all’attaccamento fossero associate a compromissione biopsicosociale grave, complessa e cronica durante l’infanzia e per tutta la durata della vita. I risultati sarebbero quindi coerenti con la letteratura, che suggerisce come la combinazione di trauma interpersonale e avversità dell’attaccamento abbia un effetto sinergico negativo sullo sviluppo psicosociale del bambino.

Il trauma interpersonale e le avversità dell’attaccamento erano fortemente associati a compromissione di auto-regolazione e disregolazione relazionale, indipendentemente dall’effetto del PTSD.

Dallo studio è emerso che le avversità legate all’attaccamento rappresentate dall’abuso e dall’abbandono emotivo erano associate sia a PTSD che a DTD. Questi risultati indicano che, sebbene queste forme di avversità infantile possano non svolgere un ruolo primario per PTSD o DTD, possono essere contributori secondari per entrambe le sindromi quando un bambino è esposto ad aggressioni/abusi fisici o traumi interpersonali e caregiver compromessi.

Come ipotizzato, i bambini che soddisfacevano i criteri per il DTD non avevano maggiori probabilità di avere storie di traumi non interpersonali (ad es. gravi incidenti o malattie) o perdite traumatiche. Pertanto, sebbene incidenti traumatici durante l’infanzia si siano rivelati associati a una gamma di psicopatologie interiorizzanti non limitate al PTSD, il DTD sembra distinguersi per la correlazione con traumi interpersonali.

LIMITI DELLO STUDIO

Diversi limiti dovrebbero essere considerati nell’interpretazione dei risultati. Innanzitutto, il campione non era rappresentativo delle popolazioni comunitarie di bambini e includeva una sovrarappresentazione di bambini con storie di traumi ripetuti e morbilità psichiatrica.

In secondo luogo, la valutazione della storia traumatica, sebbene fatta con un’intervista semistrutturata ben validata e ampiamente utilizzata, è stata retrospettiva e ha previsto il contributo di entrambi i genitori e il figlio solo in un sottogruppo di casi.

Non è stato possibile riportare dati sull’età e la cronicità dell’esposizione al trauma. Infine, l’esposizione ad eventi traumatici potrebbe essere stata sottostimata dai bambini a causa della riluttanza a divulgare tali informazioni in presenza di un caregiver o a causa della mancanza di conoscenza da parte del caregiver stesso di tali eventi.

PROSPETTIVE FUTURE

Le direzioni future per la ricerca dovrebbero prevedere repliche approfondite di questo studio, ad esempio utilizzando la DTD-SI con popolazioni simili e diverse, unitamente ad una valutazione prospettica del trauma e della storia dell’attaccamento e con particolare attenzione alle prime esposizioni evolutive, croniche e alle circostanze relazionali.

Riferimenti

Autore/i dell’articolo

Dott. De Gabrielis Gabriele
Psicologo, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, psicoterapeuta TMI (Terapia Metacognitiva Interpersonale). Ha conseguito il I livello della formazione in EMDR. Ha svolto la sua attività in diversi contesti: strutture semiresidenziali, centri clinici, U.O.C. Tutela Salute Donna ed Età Evolutiva – ASL Roma 2, U.O.C. Psichiatria – Azienda Ospedaliera Sant’Andrea di Roma. Da anni si dedica allo studio dei sistemi motivazionali nell’ottica cognitivo-evoluzionista contribuendo, attraverso diverse ricerche, allo sviluppo della Teoria Evoluzionistica della Motivazione (TEM). Attualmente collabora in qualità di psicologo e psicoterapeuta presso l’Istituto A.T. Beck di Roma.
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