DOC e COVID-19: effetti della pandemia sul disturbo in età evolutiva

DOC e COVID-19

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Introduzione

Il Disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) è una patologia abbastanza comune, che si calcola riguardi il 2/3% della popolazione adulta nel corso della vita; per quanto riguarda l’età evolutiva, l’esordio avviene solitamente tra i 9 e gli 11 anni, e l’incidenza è pari al 0.2-1.9% nei bambini, al 4.6% negli adolescenti. È caratterizzato principalmente dalla presenza di due elementi: il primo è costituito dalle ossessioni, descritte come intrusive e al di fuori del controllo della persona, e accompagnate da emozioni quali ansia e vergogna. Tipicamente l’individuo cerca di resistere o ignorarle, ma senza successo. Le ossessioni possono manifestarsi come pensieri, immagini o impulsi. Il secondo elemento presente nel quadro del DOC è rappresentato dalle compulsioni: queste si manifestano come comportamenti o rituali mentali, che la persona utilizza allo scopo di ridurre le emozioni spiacevoli causate dalle ossessioni. A differenza di queste ultime, che sono involontarie, le compulsioni vengono messe in atto consapevolmente, e possono arrivare a essere estremamente invalidanti, occupando gran parte del tempo della persona e influenzando significativamente il suo funzionamento (sociale, lavorativo, scolastico ecc.). La principale differenza tra adulti e bambini o adolescenti è che questi ultimi possono non comprendere che le ossessioni e le compulsioni sono irrazionali, e può quindi esserci una ridotta consapevolezza.

Lo studio

I sintomi del DOC possono aggravarsi in modo significativo in seguito a esperienze o eventi traumatici. Tra questi, si colloca anche la situazione di pandemia attualmente in corso nel mondo: essa ha comportato, infatti, un notevole aumento dei disturbi psichiatrici, del malessere generale e la perdita della routine e dei riferimenti nella vita quotidiana, avendo comprensibilmente un grande impatto soprattutto nella vita dei più piccoli e degli adolescenti.

Lo studio di Nissen e colleghi (2020) si è posto l’obiettivo di verificare l’impatto che la diffusione del COVID-19 ha avuto su bambini e adolescenti affetti da Disturbo ossessivo-compulsivo.

Sono stati presi in esame due gruppi di soggetti: il primo campione era formato da bambini e adolescenti (di età compresa tra i 7 e i 21 anni) recentemente diagnosticati presso una clinica specializzata, che venivano seguiti con intervento di tipo psichiatrico e/o psicologico. Il secondo gruppo, di pari età, era costituito da soggetti che facevano parte della Danish OCD Association, erano stati diagnosticati anni prima e avevano completato il primo trattamento; non erano necessariamente seguiti da psichiatra e/o psicologo al momento dello studio. A entrambi i gruppi è stato somministrato un questionario self-report creato per la ricerca in corso, che permetteva di identificare le variabili cliniche connesse al disturbo.

Ciò che è emerso dal lavoro di Nissen e collaboratori è che in entrambi i gruppi numerosi partecipanti riportavano un peggioramento di sintomi ossessivo-compulsivi, ansia e depressione e un aumento significativo dei comportamenti di evitamento. Il secondo gruppo, che aveva già completato il trattamento e non era necessariamente seguito da uno specialista, ha mostrato un peggioramento maggiore della sintomatologia; ciò ha portato a ipotizzare che la possibilità di avere una connessione diretta con un professionista della salute mentale abbia avuto una funzione protettiva. È stata anche confermata la correlazione tra aggravamento dei sintomi ansioso-depressivi ed evitamento, e il peggioramento del DOC, già riportata in studi precedenti (Secer & Ulas, 2020). Inoltre, è emerso un effetto predittivo della paura legata al COVID-19 sui sintomi ossessivo-compulsivi nei giovani, effetto che sembra avere anche uno scarso insight.

Conclusioni

Dai principali risultati dello studio si può derivare l’estensione dell’impatto che l’attuale situazione di pandemia ha avuto e continua ad avere sull’incremento e il peggioramento dei sintomi del DOC nei più giovani. Ciò porta l’attenzione alla necessità ancora maggiore in questo periodo di garantire un supporto adeguato a bambini e adolescenti, confermata anche dai dati che mostrano un effetto protettivo nel caso in cui il bambino o il ragazzo abbia la certezza di avere un contatto diretto con un professionista della salute mentale.

Riferimenti

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Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Roberta Bacchio - Psicologa, terapista specializzata nell’ambito dell’autismo, specializzanda in terapia cognitivo-comportamentale presso l’Istituto A.T. Beck.
Psicoterapeuta. Si occupa da diversi anni di disturbi dell’età evolutiva, e possiede esperienza in particolare nella diagnosi e nel trattamento dei Disturbi dello Spettro autistico. Attualmente esercita la libera professione in collaborazione con l’Istituto Beck for Kids di Roma.
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