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Sempre più bisogno di sangue: ecco come sensibilizzare i giovani

Donazione di sangue

Dal 2004 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha indetto la “Giornata mondiale del donatore di sangue” ogni 14 giugno. Questa data è stata scelta in quanto compleanno di Karl Landsteiner, premio Nobel per aver scoperto i gruppi sanguigni e aver così dato un enorme, fondamentale contributo alla pratica della donazione. L’obiettivo di questa ricorrenza è sensibilizzare alla donazione del sangue (e dei suoi componenti) e ringraziare i donatori del loro prezioso contributo che in molti casi fa la differenza tra la vita e la morte: la medicina ha un enorme bisogno di donazioni di sangue perché la tecnologia non è riuscita, ancora, a creare sangue umano artificialmente.

Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità e del Centro Nazionale Sangue, il fabbisogno italiano di sangue da trasfusione è soddisfatto ma vi sono enormi differenze territoriali che vedono alcune regioni non solo in penuria di sangue ma anche di strutture trasfusionali. Le differenze, tuttavia, non finiscono qui: la maggior parte dei donatori appartiene alla fascia dei 36-45 anni d’età, seguita dalla fascia 46-55. Basta analizzare un momento questo dato per rendersi conto che non è foriero di buone notizie: a causa dell’invecchiamento progressivo della popolazione umana e poiché il limite d’età per le donazioni è 65 anni, il numero di donatori tra i 30 e i 55 diminuirà considerevolmente, andando incontro a un aumentato bisogno di donazioni.

È quindi fondamentale rivolgersi alla popolazione più giovane, che rimane ai margini delle donazioni, e riuscire a intercettare le modalità di approccio per far sì che anche nella fascia d’età 18-35 vi siano donatori fedeli, ovvero coloro che offrono il loro sangue con una frequenza regolare e che, secondo i dati, garantiscono la maggior parte delle provvigioni di sangue.

Secondo i modelli, quello della donazione volontaria di sangue è un processo che coinvolge la combinazione di diversi tipi di motivazioni, che spesso cambiano nel corso del tempo: sfera sociale (come il supporto degli altri alla donazione), valori, miglioramento di sé (per esempio, per aumentare la propria autostima), protezione del sé (spostando l’attenzione ai problemi degli altri), apprendimento ed esperienza.

Quando chiesto agli adolescenti quali sono le motivazioni per donare sangue, vengono elencati soprattutto miglioramento di sé, protezione di sé e apprendimento. Inoltre, sarebbero poche le informazioni e anche poco corrette che gli adolescenti hanno sulle donazioni. Un altro dato di rilevanza è quello delle differenze di genere: le ragazze sono più guidate da motivazioni di apprendimento ed esperienza, mentre i ragazzi da spinte sociali e di protezione di sé. Infine, bisognerebbe mostrare agli adolescenti l’identikit del donatore medio che toglierebbe l’aura di “super eroe” che i ragazzi sembrano immaginare. Potrebbero così identificarsi più facilmente con i donatori e, una volta raggiunta la maggiore età, decidere di diventare uno di loro.

Sembra, dunque, necessario diffondere la cultura della donazione di sangue tra i nostri giovani per aiutarli a capire come una donazione avviene, la relativa facilità e l’assoluta sicurezza della procedura, quanto è importante per chi riceverebbe il sangue, così che quello che sembra un universo idealizzato possa essere, invece, una serie di informazioni chiare e semplici che aiuteranno loro nella scelta di donare e la popolazione nella richiesta di donazioni.

Riferimenti:

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