Donne e uso di sostanze – seconda parte

Donne e uso di sostanze – seconda parte

Donne e uso di sostanze

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Nel trattamento delle donne con dipendenza da sostanze può essere utile considerare alcuni sottogruppi che presentano esigenze particolari e possono richiedere risposte specifiche.

Donne coinvolte nel commercio sessuale: la prostituzione è spesso associata all’uso di sostanze,  ad esempio, in alcuni Paesi si stima che tra il 20 % e il 50 % delle donne che si iniettano droghe siano coinvolte nel commercio sessuale. Molte donne che scambiano prestazioni sessuali con le sostanze possono essere coinvolte in pratiche sessuali o di iniezione di droga non sicure e sono a rischio di subire violenze e arresti; inoltre questo gruppo di donne subisce anche un maggior grado di stigmatizzazione.

Donne vittime di violenza di genere: subire violenza di genere è un fattore di rischio per lo sviluppo di problemi legati all’uso di sostanze. Si ritiene che il rischio di esposizione delle donne alla violenza da parte del partner sia più alto quando loro, i loro partner o entrambi sono coinvolti nell’uso di sostanze. Le donne possono anche essere vittime di aggressioni sessuali facilitate dalla droga, sia quando le sostanze sono state consumate volontariamente o all’insaputa/ senza il consenso della donna.

Donne in carcere: molte donne che si trovano in carcere hanno una storia di disturbi da uso di sostanze, con tassi più elevati di prevalenza del consumo rispetto agli uomini per la maggior parte delle sostanze. Il carcere può essere anche un ambiente ad alto rischio per la trasmissione di infezioni trasmissibili per via ematica e ciò può avere un impatto maggiore sulle donne rispetto agli uomini poiché, in Europa, le detenute riferiscono con maggiore frequenza di usare sostanze per via parenterale. Valutare le esigenze delle donne detenute, aumentare la disponibilità di risposte appropriate e garantire la continuità delle cure al momento del rilascio sono aree prioritarie per lo sviluppo di risposte in tale contesto.

Donne incinte e genitori: la gravidanza e la maternità possono essere sia una forte motivazione che un ostacolo alla guarigione. Molte forme di consumo di droghe in gravidanza possono influire negativamente sul nascituro e sul neonato. Esistono ora linee guida per la gestione clinica e l’uso di farmaci agonisti oppioidi durante la gravidanza e il periodo perinatale per le donne che usano oppioidi. Oltre allo stigma, alla vergogna e al senso di colpa, le donne che fanno uso di sostanze possono temere di perdere la potestà genitoriale.

Donne LGBTQIA+: le donne che si identificano come lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer, intersessuali, asessuali, pansessuali, affini o di altro genere o sessualità (LGBTQIA+) possono essere soggette a discriminazione, stigma sociale e un rischio maggiore di essere a rischio di subire violenze e aggressioni. Hanno anche maggiori probabilità di soffrire di ansia, solitudine e uso di sostanze in comorbidità ad altri disturbi psichiatrici. Possono temere manifestazioni di comportamenti omolesbobitransfobici da parte del personale dei servizi sanitari e degli altri pazienti e quindi essere riluttanti a cercare assistenza.  Questo gruppo di donne avrebbero bisogno di interventi inclusivi che rispondano alle loro esigenze specifiche e forniscano loro un ambiente sicuro.

Donne provenienti da contesti migratori o appartenenti a minoranze etniche: queste donne possono incontrare ulteriori difficoltà nell’accesso ai servizi terapeutici, come barriere linguistiche o approcci terapeutici che possono entrare in conflitto con le loro convinzioni religiose. Alcune donne migranti potrebbero essere state vittime della tratta e aver subito traumi dovuti alla guerra e alla violenza nei loro paesi d’origine o durante il viaggio. Lo status di immigrazione dei migranti può anche influire sulla loro idoneità ad accedere ai servizi e possono subire razzismo e discriminazione. Occorre prestare particolare attenzione alla diversità etnica, culturale e religiosa nel fornire risposte a questo gruppo di donne.

Ci sono ancora grandi lacune nelle conoscenze sull’uso di droghe da parte delle donne. Gli studi di ricerca non sempre includono le donne e potrebbero non disaggregare i dati per genere o affrontare questioni di genere. La maggior parte delle ricerche sul consumo di stupefacenti tra le donne in età fertile riguarda solo quelle che fanno uso di oppiacei, e sono necessarie ulteriori ricerche su altri modelli di consumo di stupefacenti tra le donne (come il consumo di cannabis, l’uso non medico di farmaci e il policonsumo).

Riferimenti

  • European Monitoring Centre for Drugs and Drug addiction (2022), “Women and drugs: health and social responses”

Autore/i dell’articolo

Marco Stefanelli
Psicologo, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Docente presso l’Istituto di Psicoterapia cognitivo- comportamentale A.T.Beck di Roma e di Caserta. Socio Ordinario della SITCC (Società Italiana di Psicoterapia Comportamentale e Cognitiva) e Terapeuta EMDR I livello. Vanta esperienza clinica in ambito adulto e si occupa prevalentemente di tutti i disturbi d’ansia, disturbo ossessivo-compulsivo e omofobia interiorizzata.  

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