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Drogati di sport

Drogati di sport

Photo by Alexander Redl on Unspalsh

Ormai è noto a tutti come lo sport sia una potente arma di prevenzione contro le malattie, praticare una regolare e sana attività fisica rende infatti i nostri muscoli più forti, accelera l’attività del nostro metabolismo, migliora la capacità contrattile cardiaca, influisce positivamente sul tono dell’umore.

Lo sport è consigliato ad ogni età con le dovute cautele, onde evitare che diventi un pericolo per la nostra salute.

Uno dei casi in cui lo sport può essere nemico del nostro benessere fisico, è quello in cui diventi un comportamento compulsivo, dal quale non ci si può astenere. Tra i rischi connessi ad un eccesso di attività fisica, abbiamo mutamenti cronici di rilascio ormonale, aumento di infortuni, ipoglicemia, inibizione della risposta immunitaria.

Alcuni individui sono ossessionati dal bisogno di raggiungere standard di prestazioni fisiche elevati, alla base di questa esigenza vi è spesso l’idea di ottenere una sorta di controllo sul proprio comportamento e sul proprio corpo, altri invece hanno un’idea negativa della propria immagine corporea e dunque dedicandosi allo sport in modo compulsivo, sperano di poter modificare ciò che non amano (o odiano) del proprio fisico.

Griffith (2005) considera una dipendenza comportamentale lo sport praticato in modo compulsivo, dal momento in cui in questo caso l’attività fisica diventa prioritaria nella vita di una persona, ne condiziona in modo importante l’umore, porta all’instaurarsi del fenomeno della tolleranza (il soggetto per esperire gli effetti desiderati deve intensificare l’attività fisica), genera astinenza…Tutte caratteristiche comuni a coloro che hanno sviluppato una dipendenza da uso di sostanze psicotrope.

Accorgersi di essere caduti nella trappola della sport-dipendenza, non è semplice poiché lo sport gode da sempre di “un’ottima reputazione” e difficilmente lo si associa ad un qualcosa di dannoso per il benessere fisico, per non parlare dell’enorme peso che ormai gioca nella nostra società l’idea di possedere un corpo snello e tonico. Lichtenstein et al. hanno condotto nel 2017 uno studio che ha confermato come sia difficile riconoscere quando lo sport è diventi una droga, a causa del consenso sociale che ruota attorno a tale attività.

I meccanismi alla base dell’instaurarsi della dipendenza sono legati all’entrata in gioco di importanti sostanze chimiche rilasciate dal nostro cervello in seguito allo svolgimento dell’attività sportiva, come le endorfine, (sostante analgesiche analoghe all’oppio ed alla morfina) la dopamina, la serotonina, responsabili del nostro benessere. Non è un caso ad esempio se è stato individuato il fenomeno del Runner’s high (“sballo del corridore”), ovvero la sensazione di euforia, tipica di atleti che svolgono un’attività sportiva prolungata di tipo aerobico (es. maratona, ciclismo).

La dipendenza dallo sport si presenta spesso in comorbilità con i disturbi del comportamento alimentare, i disturbi relativi alla percezione della propria immagine corporea, disturbo da personalità ossessivo-compulsiva. (Lichtenstein, Christiansen et al. 2014).

Esiste una particolare forma di dismorfismo corporeo, si tratta della dismorfia muscolare (o vigoressia), chi ne soffre è tormentato dall’idea di non avere un’adeguata struttura muscolare e tenta dunque di colmare questa presunta mancanza, sottoponendosi ad esercizi fisici eccessivi o addirittura ricorrendo all’uso di steroidi anabolizzanti.

Atleti affetti da vigoressia spesso seguono diete rigide, finalizzate a ridurre il contenuto di grasso corporeo e presentano una estrema focalizzazione sul raggiungimento di obiettivi di fitness elevati.

Alcuni studiosi hanno rilevato un nesso tra dipendenza e disturbi dell’umore, Linchestein e collaboratori (2018), hanno osservato come depressione e fattori stressanti aumentino il rischio di sviluppare una dipendenza dallo sport, mirata a regolare il tono dell’umore.

Il costrutto del Work Craving Model elaborato da Wojdylo et al. nel 2013, individua tra dimensioni responsabili del mantenimento della dipendenza da esercizio fisico: “edonia”, “compulsione” e “componenti cognitive”, in particolare infatti perfezionismo e tratti ossessivo-compulsivi di personalità, predisporrebbero allo sviluppo di una dipendenza da sport.

Bruno et al. (2014), hanno osservato come l’Exercise Addiction abbia un’elevata comorbilità anche con la personalità di tipo narcisistico, improntata alla ricerca di ammirazione.

E’ importante che la psicoterapia approfondisca le modalità e la frequenza con cui le quali persona pratica sport, l’eventuale ricorso ad integratori ed i significati che si legano allo svolgimento di esercizio fisico. Nello specifico, sarà utile effettuare un’accurata psicodiagnosi mirata a rilevare i problemi psichici alla base della dipendenza dallo sport, in modo da individuare gli strumenti terapeutici più adatti a trattare i comportamenti disfunzionali che ne derivano.

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Laura Pascucci - Psicologa - Psicoterapeuta - Istituto Beck
Psicologa, psicoterapeuta, ha maturato esperienza clinica all’interno dei servizi afferenti alla struttura operativa Dipartimento di Salute Mentale della ASL RM/E acquisendo competenza nel trattamento dei disturbi d’ansia, depressione, disturbo ossessivo-compulsivo, disturbi di personalità, disturbo bipolare, schizofrenia, disturbo post-traumatico da stress. Collabora come libero professionista all’interno dell’istituto Beck e svolge attività di volontariato per l’associazione Onlus “Il Vaso di Pandora” dedicata alle vittime di eventi traumatici.
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