Indifferenti davanti all’orrore: l’effetto spettatore

Indifferenti davanti all’orrore: l’effetto spettatore

effetto spettatore

Photo by Terje Sollie on Pexels

L’evoluzione della tecnologia ci ha permesso di utilizzare nella vita quotidiana strumenti potenti come gli smartphone, capaci di soddisfare in un millisecondo richieste un tempo impensabili. Se è vero che la tecnologia è una vera e propria salvezza in molti casi,  è altrettanto vero che talvolta l’uomo ne fa un uso decisamente disfunzionale. Un esempio in tal senso è rappresentato dal cosiddetto effetto spettatore, manifestazione in base alla quale una persona decide di riprendere con il proprio cellulare scene di violenza che si consumano davanti ai propri occhi, anziché allertare le forze dell’ordine o compiere altre azioni utili.

 

Pronti a riprendere ma non ad intervenire

Il fenomeno dello spettatore ha luogo solitamente quando un reato ai danni di una persona viene consumato davanti ad un gruppo di spettatori, che rimangono inermi o riprendono con il cellulare l’evento. Maggiore è il numero degli osservatori, maggiore è la probabilità che si verifichi il fatto, poiché i singoli solitamente ritengono che gli altri abbiano più informazioni sulla dinamica ed abbiano chiaro come agire (come già  Freud in passato aveva rilevato, il comportamento del singolo muta quando egli si ritrova all’interno di un gruppo).

In un primo momento colui che osserva il fenomeno criminoso entra nella consapevolezza che si sta assistendo ad un evento drammatico, successivamente dovrà valutare se quanto accade, richieda l’inoltro di una richiesta di aiuto, assumendosi dunque questa responsabilità.  I passaggi descritti si verificano con minor probabilità quando gli spettatori dell’evento sono numerosi, per cui ogni persona delegherebbe all’altra. (Brown R.,2000).

Già nel lontano 1968, quando ancora non si prospettava minimamente il futuro arrivo dei telefoni cellulari,  Latané e Darley studiarono la dinamica, mettendo in atto un esperimento in cui degli studenti universitari dovevano completare un questionario tutti all’interno della stessa stanza. Solo uno era il soggetto sperimentale che in alcuni casi si  trovava solo, in altri casi, con altre persone consapevoli dell’esperimento. Ad un certo punto in entrambe le situazioni, all’interno della stanza veniva emesso un fumo innocuo. Il 63% dei soggetti che erano soli nella stanza entravano in allarme, mentre, la maggior parte dei soggetti che erano con altri colleghi, non davano importanza al fenomeno. L’esperimento confermerebbe il fatto che essere all’interno di un gruppo indurrebbe a sottovalutare un potenziale pericolo (Palmonari, A. e Cavazza, N., 2003).

Conclusioni

Riconoscere il fenomeno dell’effetto spettatore potrebbe essere utile a ricordarci quanto il contributo del singolo possa essere prezioso, a volte al punto tale da salvare vite umane. Gli smartphone possono decisamente essere validi strumenti ma è importante usarli con responsabilità, anziché cedere ad un morboso bisogno di protagonismo, tipico di chi riprende fatti drammatici solo per il gusto di averli nella propria galleria del telefono e poi esibirli.

Riferimenti

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Laura Pascucci
Psicologa, psicoterapeuta, ha maturato esperienza clinica all’interno dei servizi afferenti alla struttura operativa Dipartimento di Salute Mentale della ASL RM/E acquisendo competenza nel trattamento dei disturbi d’ansia, depressione, disturbo ossessivo-compulsivo, disturbi di personalità, disturbo bipolare, schizofrenia, disturbo post-traumatico da stress. Collabora come libero professionista all’interno dell’istituto Beck e svolge attività di volontariato per l’associazione Onlus “Il Vaso di Pandora” dedicata alle vittime di eventi traumatici.

Se hai bisogno di aiuto o semplicemente vuoi contattare l’Istituto A.T. Beck per qualsiasi informazione,
compila il modulo nella pagina contatti.

Torna su
Cerca