Efficacia a lungo termine della TCC-I per chi soffre d’insonnia

Efficacia a lungo termine della TCC-I per chi soffre d’insonnia

Efficacia a lungo termine della TCC-I per chi soffre d’insonnia

Photo by Kinga Cichewicz on Unsplash

Trattare l’insonnia

L’insonnia è un disturbo molto diffuso, infatti interessa circa il 30% della popolazione generale. L’insonnia rappresenta anche un fattore di rischio per lo sviluppo di disturbi somatici (p.e., problemi cardiovascolari) e psicologici (p.e., depressione e psicosi; Li et al., 2014; Hertenstein et al., 2019). Questo disturbo, se non trattato, può diventare cronico e molto invalidante.

Sebbene i farmaci ipnoinducenti siano ampiamente utilizzati, gli effetti della farmacoterapia non vengono mantenuti nel lungo termine. Ciò spinge spesso gli insonni ad assumere farmaci per anni, cosa che determina abituazione, dipendenza, effetti collaterali dovuti all’interazione con altri farmaci (Riemann et al., 2017). La miglior scelta per ridurre il rischio di queste conseguenze a lungo termine è l’utilizzo della TCC-I (Terapia Cognitivo-Comportamentale per l’Insonnia). Questo protocollo prevede delle tecniche comportamentali (tecniche di rilassamento, restrizione del sonno, controllo degli stimoli) e cognitive (psicoeducazione, ristrutturazione cognitiva).

La TCC-I si è mostrata efficace quando viene effettuata in terapia individuale, online, in piccoli gruppi e attraverso l’utilizzo di manuali di auto-aiuto (Van Straten et al., 2018), e anche quando l’insonnia si presenta in comorbilità con altri disturbi somatici o psichiatrici (Wu et al., 2015).

 

Efficacia nel lungo termine

Alcuni studi hanno mostrato che gli effetti della TCC-I sui sintomi d’insonnia vengono mantenuti nei tre anni successivi alla fine del trattamento (Ritterband et al., 2017).

Recentemente, lo studio di Jernelov e collaboratori (2022) ha indagato l’andamento dei miglioramenti rilevati alla fine del protocollo di TCC-I in 133 partecipanti che avevano ricevuto un libro di auto-aiuto specifico sull’insonnia. Gli autori hanno riscontrato che i miglioramenti significativi sui sintomi d’insonnia si erano mantenuti sia dopo un anno che dopo dieci anni dalla fine del programma. Circa 2/3 dei partecipanti, infatti, non presentava più insonnia clinicamente significativa e l’indice di gravità dell’insonnia era rimasto basso. I risultati dello studio, dunque, hanno mostrato che gli effetti positivi (nei termini di riduzione della gravità dei sintomi d’insonnia) sono stati mantenuti anche dopo dieci anni.

Conclusioni

I dati presenti in letteratura continuano a confermare l’efficacia della TCC-I per trattare l’insonnia, in quanto gli effetti positivi vengono mantenuti nel lungo termine. Questo tipo di trattamento, dunque, rappresenta una migliore alternativa rispetto all’uso prolungato di farmaci ipnotici. Il fatto che la TCC-I consenta il mantenimento di una buona quantità e qualità del sonno rende meno probabile lo sviluppo di altri problemi somatici e/o psicologici nel lungo termine.

 

Riferimenti bibliografici

  • Hertenstein E., Feige B., Gmeiner T., Kienzler C., Spiegelhalder K., Johann A., Jansson- Fröjmark M., Palagini L., Rücker G., Riemann D. & Baglioni C. (2019). Insomnia as a predictor of mental disorders: A systematic review and meta-analysis. Sleep Medicine Reviews, 43: 96-105.
  • Jernelöv S., Blom K., Hentati Isacsson N., Bjurner P., Rosén A., Kraepelien M., Forsell E. & Kaldo V. (2022). Very long-term outcome of cognitive behavioral therapy for insomnia: one- and ten-year follow-up of a randomized controlled trial. Cognitive Behaviour Therapy, 51(1): 72-88.
  • Li M., Zhang X.W., Hou W.S. & Tang Z.Y. (2014). Insomnia and risk of cardiovascular disease: A meta-analysis of cohort studies. International Journal of Cardiology, 176(3): 1044-1047.
  • Riemann D. & Perlis M.L. (2009). The treatments of chronic insomnia: A review of benzodiazepine receptor agonists and psychological and behavioral therapies. Sleep Medicine Reviews, 13 (3): 205-214.
  • Ritterband L.M., Thorndike F.P., Ingersoll K.S., Lord H.R., Gonder-Frederick L., Frederick C., Quigg M.S., Cohn W.F. & Morin C.M. (2017). Effect of a web-based cognitive behavior therapy for insomnia intervention with 1-year follow-up: A randomized clinical trial. JAMA Psychiatry, 74(1): 68-75.
  • van Straten A., van der Zweerde T., Kleiboer A., Cuijpers P., Morin C.M. & Lancee J. (2018). Cognitive and behavioral therapies in the treatment of insomnia: A meta-analysis. Sleep Medicine Reviews, 38: 3-16.
  • Wu J.Q., Appleman E.R., Salazar R.D. & Ong J.C. (2015). Cognitive behavioral therapy for insomnia comorbid with psychiatric and medical conditions: A meta-analysis. JAMA Internal Medicine, 175(9): 1461-1472.

Autore/i dell’articolo

Cristina Marzano
Psicologa, Dottore di Ricerca (PhD) in Psicologia Cognitiva, Psicofisiologia e Personalità, e Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. E’ docente interno dell’Istituto A.T. Beck per le sedi di Roma e Caserta. Conduce gruppi di Dialectical Behavior Therapy (DBT). Le principali aree di interesse sono l’insonnia, il disturbo ossessivo-compulsivo, i disturbi associati al Trauma. E’ iscritta all’Associazione Italiana per lo Studio del Trauma e della Dissociazione (AISTED).

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