Elezioni 2018 e le necessità delle famiglie arcobaleno

Elezioni 2018 e le necessità delle famiglie arcobaleno
Elezioni 2018 e le necessità delle famiglie arcobaleno

Elezioni 2018 e le necessità delle famiglie arcobaleno

Mentre il 5 giugno 2016 la Legge Cirinnà entrava in vigore, rendendo realtà nel nostro Paese la prima forma di riconoscimento giuridico delle coppie formate da partner con orientamento omosessuale, nella maggior parte dell’Europa era già realtà il matrimonio egualitario: dal capofila, Paesi Bassi (2001), Belgio (2003), Spagna (2005), Norvegia (2008), Svezia (2009), Islanda e Portogallo (2010), Danimarca (2012), Francia (2013), Regno Unito (2014) e Irlanda e Lussemburgo (2015). Due anni dopo il matrimonio sarebbe stato esteso a tutte le coppie anche in Finlandia, Germania e Malta, mentre in Austria sarà riconosciuto dal 2019.

La legge Cirinnà ha senza dubbio il merito di essere nata in una sala parto priva di qualsiasi aiuto parlamentare. Anzi, questa creatura nata pesantemente post termine è stata salvata in extremis: criticata e modificata proprio per non apparire troppo simile al matrimonio, le è stata strappata la possibilità di adozione del figlio naturale di uno dei partner, altrimenti detta stepchild adoption. Questa possibilità, in realtà, è entrata dalla finestra, grazie al parere positivo della prima sezione civile della Corte di Cassazione e, quindi, alle molteplici decisioni positive dei singoli giudici, in assenza di una legge apposita.

Il 49,7% degli italiani – la metà della popolazione – ammette di essere favorevole all’introduzione dei matrimoni per lesbiche e gay (un sondaggio Euromedia Research commissionato da Gay Center) ma una ampia maggioranza non vorrebbe che fosse possibile alle coppie omosessuali adottare un bambino. Eppure le cosiddette “famiglie arcobaleno” esistono già e si stima che quelle con figli siano circa 100 mila. Ma anche se ci fosse una sola coppia di genitori omosessuali con un figlio, lo Stato avrebbe il dovere di tutelare quel bambino, a maggior ragione quando il numero è così alto e non vi è nulla che possa fermare il desiderio insito nelle specie viventi di essere genitori.

Tuttavia occorre tener conto che i pregiudizi verso le persone con orientamento omosessuale, ovvero l’omofobia, potrebbero avere delle conseguenze negative anche sui figli di queste persone, tanto più che non esiste un riconoscimento giuridico e che la società stessa necessita di essere educata alla copresenza di molti tipi di famiglie insieme. Noi tutti cresciamo in una cultura eteronormativa, per la quale cioè l’eterosessualità è trasmessa come qualcosa di scontato e obbligatorio. Quando guardiamo questo aspetto dal punto di vista di una persona omosessuale, parliamo di omofobia interiorizzata, che si manifesta con “sentimenti e atteggiamenti negativi (dal disagio al disprezzo) che una persona omosessuale può provare (più o meno consapevolmente) nei confronti della propria (e altrui) omosessualità” (Lingiardi, 2007, pag. 51).

L’omofobia include pregiudizi sulle capacità genitoriali delle persone omosessuali, nonostante le ricerche siano concordi sul fatto che l’orientamento sessuale dei genitori non abbia influenza sulle funzioni psicosociali dei loro figli. Questo stigma, riversato sui bambini sotto forma di bullismo, è associato a iperattività nei maschietti e minore autostima nelle femminucce.

Esiste una relazione tra omofobia percepita, omofobia interiorizzata e attaccamento sicuro. Per attaccamento intendiamo la relazione che si instaura tra bambino e caregiver; a seconda dello stile di attaccamento sviluppato, l’individuo avrà una visione della realtà differente (modelli operativi interni). Il bambino sviluppa uno stile di attaccamento sicuro quando sa di potersi allontanare dal caregiver ed esplorare il mondo, sapendo che può sempre tornare alla base sicura, ovvero l’adulto figura di attaccamento che si dimostra costantemente sensibile e disponibile alle sue richieste. Il bambino cresce quindi con un’immagine di sé amabile e degno di attenzioni. Lo stile di attaccamento sicuro funge da protezione contro esperienze infantili negative, protegge da problemi di salute mentale e promuove buone abilità sociali e meccanismi per far fronte alle difficoltà. Da un punto di vista relazionale, ha un’influenza positiva nella coppia, al di là dell’orientamento sessuale.

La letteratura ha già osservato che individui gay con attaccamento ansioso percepiscono più alti livelli di discriminazione e sperimentano una maggiore vulnerabilità a causa della difficoltà di sentirsi degni di approvazione da parte di se stessi e degli altri. Nelle persone omosessuali, l’attaccamento sicuro protegge dagli effetti negativi dell’omofobia. Infatti, sembra che per gli individui con livelli di attaccamento sicuro più alti della media, la discriminazione non sia associata a omofobia interiorizzata. Questi risultati sono molto importanti in quanto sottolineano la necessità di provvedimenti sociali mirati alla diminuzione della discriminazione verso le persone e le famiglie omosessuali. L’omofobia, infatti, mina la possibilità di creare relazioni di attaccamento sicuro.

Inoltre è palese l’importanza degli interventi clinici per promuovere lo sviluppo di relazioni di attaccamento sicuro nei giovani e negli adulti con orientamento omosessuale. Progetti al riguardo possono proteggere questa fetta di popolazione dagli effetti negativi che si riflettono su aspetti di vita importanti, come avere figli, le decisioni e l’atteggiamento genitoriale e il passaggio transgenerazionale dei propri modelli operativi interni.

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