Emetofobia:“Ho paura di vomitare!”

Emetofobia:“Ho paura di vomitare!”

Emetofobia

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“Una paura come un’altra!”, si potrebbe pensare… ma così non è. Emetofobia, dal greco émetos (vomito) e phòbos (paura), significa propriamente paura di vomitare; fobia marcata, persistente, eccessiva e irrazionale di esperienze dirette o indirette di vomito, di assistere a scene o di vedere il vomito stesso. Sebbene possa sembrare una fobia semplice, questa può anche costituire un sintomo di ansia sociale o di agorafobia. Talvolta emerge nell’infanzia e, se non trattata, può trasformarsi in un problema cronico. È una paura intensa e ingiustificata del vomito, inclusa la paura di provare nausea, e può manifestarsi a qualsiasi età. Classificato tra fobie specifiche in ICD-10 e DSM-IV, questo disturbo è spesso nascosto a causa della vergogna ad esso associata. Di conseguenza, l’emetofobia è stata studiata meno della maggior parte degli altri disturbi d’ansia più comuni e conosciuti nella loro manifestazione ed espressione, seppur sia risultata tra le più invalidanti e croniche poiché può inficiare gravemente sulla vita professionale, relazionale e affettiva della persona sino ad un completo ritiro o evitamento sociale. Infatti, alla base di questa fobia specifica e delle paure sottostanti che la caratterizzano, vi è proprio il timore e la vergogna di vomitare davanti agli altri o di assistere ad esperienze di emesi.

Dal punto di vista fisico, ogni sintomo di malessere può essere subito interpretato come un segnale che porterà di lì a poco la persona a vomitare e questo innesca una sorta di costante ipervigilanza e controllo rispetto ad ogni minimo sintomo del proprio corpo e soprattutto dello stomaco. Si stima una prevalenza tra l’1.7% e il 3.1% negli uomini e tra il 6% e il 7% nelle donne. L’aumentata ipersensibilità a minimi segnali emessi dal proprio corpo può portare a far confusione e pensare ad un’ipotesi diagnostica di ipocondria, oggi definita nel DSM-5 “Disturbo da Ansia di Malattia”, perché molti emetofobici hanno il terrore di ammalarsi o di contrarre qualche malattia che di conseguenza gli innescherà il vomito. Soggetti con fobia specifica, inoltre, non provano ansia solamente perché sono vicini o a contatto con lo stimolo fobico, ma anche per il fatto che percepiscono una limitazione nella possibilità di allontanarsi da esso. Pertanto, l’ansia può essere anche anticipatoria: la persona prova ansia solamente prevedendo la situazione temuta ed è per questo che attua dei comportamenti di evitamento. Se poi il soggetto percepisce l’impossibilità di allontanarsi o di evitare la situazione è possibile che l’ansia sia tale da provocare un attacco di panico. Ad ogni modo, è bene tener presente che la persona che soffre di fobia specifica riconosce che la propria paura è eccessiva e questo permetterà in terapia di lavorare sulla regolazione emotiva attraverso specifiche tecniche cognitivo-comportamentali e, laddove necessario, anche avvalendosi di supporto farmacologico.

 

Riferimenti

 

Autore/i dell’articolo

Roberta Borzì
Psicologa, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Vanta esperienza clinica in ambito adulto, e si occupa prevalentemente di tutti i disturbi d’ansia, disturbo ossessivo-compulsivo, problematiche sessuali, disturbi di personalità con la Schema Therapy, in cui è formata attraverso training specifici e supervisione con esperti del settore. Ha anche conseguito entrambi i livelli della formazione in EMDR. Socio AIAMC (Associazione Italiana di analisi e modificazione del comportamento e Terapia Comportamentale e Cognitiva.) e membro ISST (International Society of Schema Therapy).

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