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Esercitiamo l’empatia attraverso il gioco simbolico

empatia attraverso il gioco simbolic

Photo by Héctor J. Rivas on Unsplash

“Le bambole incoraggiano a creare dei propri piccoli mondi immaginari […] Incoraggiano i bambini a pensare ad altre persone e a come potrebbero interagire tra loro”. (Sarah A. Gerson)

Il gioco di finzione

Quando viene chiesto ai bambini di definire il “gioco”, questi lo descrivono semplicemente come qualcosa che trovano divertente. Tuttavia, il gioco, così come il divertimento può assumere forme molto diverse.

Una tra le forme di gioco più antiche conosciute è il “gioco di finzione” (gioco simbolico/ gioco di fantasia), in cui i bambini distorcono giocosamente la realtà per comportarsi in modo non letterale, agire “come se”. Un elemento comune del gioco di fantasia è la presenza di giocattoli e bambole che agiscono per incoraggiare la capacità di finzione dei bambini. Il gioco simbolico comincia ad emergere, nello sviluppo tipico, intorno ai due anni di età, per poi diminuire e lasciare spazio ad altre forme di gioco tra i quattro e i sette anni di età (Piaget, 1962). Tuttavia, in molti casi, il gioco di finzione, continua ad essere praticato oltre questa età.

È stato a lungo ipotizzato che praticare il gioco di finzione possa produrre benefici nello sviluppo sociale e cognitivo. Il gioco di finzione, condiviso con altre persone, infatti, permette di allenare le abilità di comprensione sociale, in merito ai pensieri ed emozioni degli altri, permette di allenare la la capacità di assumere il punto di vista dell’altro e l’empatia (Brown et al., 2017).

Il gioco simbolico viene tradizionalmente considerato un’attività prevalentemente di tipo sociale. Quando pensiamo ad esso, lo immaginiamo infatti come un’attività condivisa tra più bambini. Tuttavia, alcuni bambini prediligono un gioco simbolico svolto in modalità solitaria. È il caso dei bambini nello spettro dell’autismo, per esempio, per i quali condividere l’attività di gioco con un compagno può apparire estremamente faticoso.

 

Lo studio recente

Uno studio recente, condotto dai ricercatori dell’Università di Cardiff (Gerson et al.,2020), si è proposto di utilizzare le neuroscienze per esplorare l’impatto che il gioco con le bambole ha avuto in 42 bambini di età compresa tra i 4 e gli 8 anni. I ricercatori hanno utilizzato una tecnologia di neuroimaging emergente – la spettroscopia funzionale nel vicino infrarosso (fNIRS) – per scansionare l’attività cerebrale mentre i bambini giocavano liberamente. Nello studio il gioco è stato suddiviso in diverse sezioni in modo che il team di Cardiff potesse catturare separatamente l’attività cerebrale relativa a ciascuna modalità di gioco: giocare con le bambole da soli; giocare con le bambole insieme ad un’altra persona (un assistente di ricerca); giocare con il tablet da soli e giocare con il tablet insieme a un’altra persona (un assistente di ricerca).

I risultati hanno evidenziato come il gioco con le bambole attivi strutture del cervello che consentono ai bambini di sviluppare empatia e capacità di elaborazione delle informazioni sociali, anche quando giocano da soli. In particolare, i ricercatori hanno messo in evidenza un’attivazione del solco temporale posteriore superiore (pSTS) nel momento in cui i bambini erano intenti a giocare in maniera simbolica, sia in compagnia di un adulto, sia da soli. È stato dimostrato come il pSTS giochi un ruolo centrale nell’elaborazione delle informazioni sociali e nello sviluppo delle capacità empatiche. Questa regione del cervello si attivava anche quando i bambini giocavano con le bambole in una modalità solitaria. Nel caso in cui, al contrario, i bambini giocavano con il tablet (sia da soli che con un’altra persona), l’attivazione del pSTS era molto minore, anche se i giochi utilizzati comportavano un notevole elemento creativo.

 

Conclusioni

La ricerca appena citata fornisce la prova che il gioco simbolico, sia svolto in maniera solitaria, sia praticato con un partner sociale, aumenta le capacità di comprensione sociale ed empatia nei bambini. Queste capacità, inoltre, vengono stimolate in maniera maggiore quando i bambini praticano gioco simbolico /di finzione piuttosto che quando sono impegnati in attività di gioco che coinvolgono l’uso degli apparecchi elettronici, come il tablet (anche quando il gioco è condiviso).

I risultati sopra elencati hanno importanti implicazioni per potenziali interventi poiché mettono in luce che, anche quando i bambini giocano simbolicamente in modalità solitaria, esercitano abilità sociali e di comprensione dell’altro.

 

RIFERIMENTI

  • Brown, M. M., Thibodeau, R. B., Pierucci, J. M., and Gilpin, A. T. (2017). Supporting the development of empathy: the role of theory of mind and fantasy orientation.  Dev.26, 951–964.
  • Hashmi S, Vanderwert RE, Price HA and Gerson SA (2020) Exploring the Benefits of Doll Play Through Neuroscience. Hum. Neurosci. 14:560176. doi: 10.3389/fnhum.2020.560176
  • Piaget, J. (1962). Play, Dreams and Imitation in Childhood.London: Routledge and Kegan Paul.

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Salvati Morena
Psicologa, psicoterapeuta in formazione. Si occupa da diversi anni di disturbi dell’età evolutiva, e possiede esperienza in particolare nella diagnosi e nel trattamento dei Disturbi dello Spettro autistico e dei disturbi del comportamento. Attualmente esercita la libera professione in collaborazione con l’Istituto Beck for Kids di Roma.

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