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Esperienze traumatiche e orientamento sessuale

Esperienze traumatiche e orientamento

Photo by Kev Seto on Unsplash

Dal 24 al 26 ottobre si è svolta a Roma la settima edizione della conferenza biennale dell’European Society for Trauma and Dissociation (ESTD), e l’Istituto Beck è stato presente con un simposio dedicato alle esperienze traumatiche precoci nella popolazione eterosessuale e LGB.

E’ ormai universalmente riconosciuto come avere un orientamento sessuale omosessuale o bisessuale renda più probabile essere esposti ad esperienze precoci avverse (Scheer & Antebi-Gruszka, 2019; Sterzing, Hong, Gartner, & Auslander, 2016, 2017) e possa rappresentare un fattore di vulnerabilità per lo sviluppo di psicopatologia (Russel & Fish, 2016). Proprio per questo, le persone con un orientamento sessuale omosessuale si caratterizzano come popolazione a rischio, non a causa dell’orientamento di per sé, che rappresenta una normale declinazione della personalità dell’individuo, ma come risultato di dinamiche interpersonali e sociali che incidono profondamente sul senso di sicurezza percepito e sulla relazione con i propri bisogni e desideri.

Partendo da questi dati, abbiamo quindi voluto indagare, su un campione finale di 1129 soggetti, la prevalenza di esperienze precoci avverse nella popolazione eterosessuale, omosessuale e bisessuale italiana, valutando sia potenziali variabili predisponenti alla traumatizzazione precoce che aspetti sintomatologici conseguenti.

La dott.ssa Montano si è focalizzata sui dati di prevalenza, evidenziando come le persone con un orientamento sessuale non eterosessuale abbiano una maggiore probabilità di essere vittime di esperienze traumatiche avverse, confermando su un campione italiano i dati già descritti in letteratura. La dott.ssa Montano ha poi valutato eventuali relazioni tra l’orientamento sessuale, le esperienze precoci avverse e lo sviluppo di comportamenti sessuali compulsivi, in questo caso su un campione di 1052 partecipanti, nel quale non è stato possibile includere i bisessuali. I risultati hanno evidenziato che avere un orientamento omosessuale, ed aver vissuto esperienze traumatiche precoci, soprattutto nel caso di esperienze di abuso emotivo, fisico e/o sessuale, rappresentino due variabili significativamente associate a comportamenti sessuali compulsivi.

La dott.ssa Rubbino ha invece affrontato il tema della non conformità di genere, esplorando una sua eventuale relazione con l’esposizione precoce a esperienze avverse. La non conformità di genere si riferisce alla distanza tra la rappresentazione di sé dell’individuo e le regole convenzionali di mascolinità/femminilità (Bromberg & O’Donohue, 2013). La non conformità di genere è maggiormente presente nella popolazione LG, e si accompagna ad una più bassa qualità di vita. Diversi studi suggeriscono infatti che la non conformità di genere sia significativamente associata alla presenza di abuso fisico, psicologico e sessuale (Anderse et al., 2013; Gordon et al., 2017; Roberts et al., 2012, 2013). I risultati presentati dalla dott.ssa Rubbino hanno confermato il rapporto tra non conformità di genere, orientamento sessuale omosessuale ed esperienze precoci di abuso, mettendo in luce, inoltre, una relazione significativa con esperienze di trascuratezza fisica ed emotiva.

La dott.ssa Borzì si è interrogata sulla relazione tra orientamento sessuale, esperienze precoci avverse e accesso alle cure. La letteratura sembra infatti suggerire che le persone con un orientamento sessuale omosessuale e/o bisessuale, nonostante siano più esposte ad una maggiore sofferenza psicologica (Mills et. al, 2004), siano allo stesso tempo coloro che meno chiedono aiuto (Dehart et al., 2008).

I risultati presentati dalla dott.ssa Borzì, in accordo con la letteratura recente, hanno mostrato come le persone con orientamento omosessuale e bisessuale siano maggiormente esposte ad esperienze precoci avverse, manifestando al contempo una più elevata sintomatologia post-traumatica. Ciononostante, sia l’orientamento sessuale non eterosessuale, sia la maggiore esposizione ad esperienze precoci avverse, sono risultati due fattori significativamente associati ad una minore richiesta di cure psicologiche.

Nel mio intervento mi sono invece occupato di valutare come le esperienze precoci avverse intervenissero nella relazione tra orientamento sessuale, disregolazione emotiva e sintomatologia dissociativa grave. E’ ormai appurato che essere esposti a esperienze ripetute avverse nelle fasi di sviluppo sia associato a difficoltà nella regolazione delle emozioni (Linehan et al., 2015) e possa portare allo strutturazione di una specifica forma di DSPT, il DSPT complesso, caratterizzata da una importante componente dissociativa (Farina et al., 2019; WHO, 2018). Dati in letteratura mostrano inoltre come le persone con un orientamento sessuale omosessuale siano contraddistinte da elevati livelli di disregolazione emotiva (Charak et al., 2019) e dalla presenza di sintomatologia dissociativa (Cassese, 2000; Nardelli, 2019). Ho quindi deciso di analizzare il rapporto tra orientamento sessuale e sintomatologia dissociativa grave attraverso un modello di mediazione multipla, includendo le esperienze precoci avverse e la disregolazione emotiva come mediatori. I risultati hanno messo in luce tre diversi pattern significativi. L’orientamento sessuale ha predetto infatti significativamente la presenza di sintomatologia dissociativa grave in maniera diretta, per mezzo di variabili non esaminate nel modello. Allo stesso tempo, sono emersi due effetti indiretti. Nello specifico, l’orientamento sessuale omosessuale è risultato predire in maniera significativa la presenza di una maggiore esposizione precoce a esperienze di trascuratezza, le quali, a loro volta, hanno predetto la sintomatologia dissociativa grave tramite due diverse strade, una che ha visto un’ulteriore mediazione delle difficoltà nella regolazione delle emozioni, l’altra che invece ha collegato direttamente le esperienze precoci di neglect ad una maggiore sintomatologia dissociativa grave, bypassando i livelli di disregolazione emotiva. I risultati hanno quindi mostrato come l’orientamento sessuale omosessuale sia maggiormente associato ad una sintomatologia dissociativa grave, direttamente, e indirettamente, per il tramite di esperienze precoci di trascuratezza e di difficoltà nella regolazione delle emozioni.

Referenze

  • Trauma and Psychological Consequences in Heterosexual and LGB Population. 7th Biennial ESTD Conference, The legacy of trauma and dissociation, Body and Mind in a new perspective, Rome, 24-26 October 2019.

Autore/i dell’articolo

Dottor Filippo Perrini - Psicologo - Psicodiagnosta - Istituto Beck
Psicologo, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Iscritto all’Ordine degli Psicologi della Regione Lazio. Si occupa di clinica dell’età adulta, prevalentemente del trattamento di disturbi di personalità, disturbo post-traumatico semplice e complesso, disturbi dello spettro della schizofrenia e disturbo ossessivo-compulsivo. Si è formato in Terapia Metacognitiva Interpersonale e Dialectical Behavior Therapy attraverso la partecipazione a training specifici. Conduce gruppi di Skills Training DBT per pazienti affetti da Disturbo Borderline di Personalità o per disturbi connessi a difficoltà di regolazione emotiva. Ha inoltre conseguito il primo livello della formazione in EMDR. Si occupa inoltre di psicodiagnosi e valutazione neuropsicologica. Ha un background di ricerca sul modello animale maturato presso il laboratorio di psicofarmacologia del Dipartimento di Fisiologia e Farmacologia dell’Università Sapienza di Roma, e nel dipartimento di Neuroscience and Brain Technologies dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) di Genova. Svolge attività di ricerca clinica presso l’Istituto Beck e la clinica psichiatrica Villa Von Siebenthal. E’ co-autore di diverse pubblicazioni scientifiche su riviste nazionali ed internazionali.
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