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Ti senti più giovane di quanto realmente sei? Ecco perché vivrai più a lungo.

Età percepita

L’usanza legale di segnare la data di nascita di una persona e quella culturale di festeggiare la stessa data ogni anno non è universale e dipende, prima di tutto, dalla presenza di un calendario, ovvero di un sistema di computo del tempo convenzionale. Ci sono certe popolazioni, come quelle di alcune aree dell’Africa, che si tramandano il momento di nascita affiancandolo al ricordo di un dato evento naturale, come ad esempio “lei è nata nel periodo in cui l’ibisco al centro del villaggio fiorì due volte”.

Sapere esattamente quanto tempo è passato dal giorno della propria nascita (in anni terrestri) significa anche attribuire alla propria età tutta una serie di significati inscritti nella cultura di appartenenza per la quale determinati pensieri, atteggiamenti e comportamenti sono o non sono appropriati agli anni che si hanno. Se dovessimo tutti rigidamente uniformarci ai dettami della società, non solo non avremmo un’evoluzione culturale ma, anche dal punto di vista dell’età, saremmo incastrati e rassegnati a “sentirci” in un determinato modo.

In realtà, come faremmo a renderci conto di cosa sia appropriato per la nostra età se non avessimo un certificato di nascita? Come ci sentiremmo? E quali decisioni prenderemmo per il nostro futuro se non ci sentissimo legati a una determinata prospettiva di vita? Queste domande sono destinate a non avere risposta, almeno in questo periodo storico e nell'”occidente” del pianeta, ma possiamo aggirarle domandandoci “Qual è l’influenza dell’età percepita sulla nostra salute?“. La ricerca recente sembra indicare che non siano solo genetici i fattori in gioco ma anche psicologici e fisiologici.

Uno dei cambiamenti nella personalità degli esseri umani con l’invecchiamento è che tendono a diventare più calmi, meno estroversi e meno aperti a nuove esperienze. Questo cambiamento è però meno pronunciato in coloro che si sentono più giovani e, in più, guadagneranno la proverbiale saggezza che proviene dalle esperienze di vita diventando più consapevoli e prudenti e sapendo dosare le proprie emozioni. Sarebbe a dire che sentirsi giovani darebbe contemporaneamente i vantaggi esperienziali della tarda età e l’energia della giovane età senza l’immaturità tipica delle nuove reclute della vita.

Una ricerca di quest’anno ha investigato il legame tra età soggettiva e mortalità utilizzando un campione di partecipanti molto ampio (17.000 persone di mezza età) e studiando i dati raccolti in 20 anni. Sembra che la maggior parte dei partecipanti si sentivano 8 anni più giovani. I restanti, invece, si sentivano tra gli 8 e i 13 anni più vecchi e questo è stato osservato significare il 18-25% di rischio di mortalità in più nel periodo di studio. Non solo: percepire di avere più anni di quelli reali è collegato a un carico maggiore di malattie, inattività fisica e problemi cognitivi.

In questo caso si può parlare di circolo vizioso: le persone che si sentono depresse, che si preoccupano per i cali di memoria, che si crucciano per gli acciacchi fisici dell’età hanno più probabilità di sentirsi più vecchi della loro età reale. Chi percepisce la propria persona come più vecchia tenderà anche a essere meno attivo fisicamente, intraprendere meno attività, avere meno relazioni sociali con una conseguente ricaduta negativa su umore, senso di sé e salute fisica.

 

Riferimenti:

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