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L’evidence based in terapia

evidence based in terapia

(traduzione a cura della Dott.ssa Roberta Borzì)

È una questione sempre più ampia quella relativa alla risposta della comunità psicodinamica alla terapia cognitivo-comportamentale. Anche se ci sono alcune considerazioni valide e del supporto empirico per determinati approcci psicodinamici, quali la terapia psicodinamica basata sul transfert o la terapia interpersonale, tuttavia la sua efficacia non è così convincente quanto la CBT in un’ampia serie di disturbi.

Penso che un modo per considerare quest’aspetto sia di mettersi nei panni di coloro che si sono impegnati in un approccio in cui credono fortemente e che è diventato secondo rispetto a un altro più nuovo in cui hanno poca se non nessuna formazione. Molti anni fa un collega anziano psicoanalitico stava parlando di CBT con me e io gli proposi di formarlo gratis. È un uomo molto molto intelligente e ben intenzionato. Ma lui mi chiese se io alla mia età sarei stato disponibile a ricominciare dall’inizio. In effetti, quando ero all’università, erano quasi tutti psicodinamici e io aderivo fortemente a quell’approccio ma, come molti, cominciavo a rendermi conto che l’evidenza non lo supportava e alla fine ho sposato il modello di Beck.

Io penso davvero che il nostro approccio possa affrontare molte delle questioni su cui la comunità psicodinamica pensa di avere il monopolio. Ad esempio, da tanti anni io scrivo di resistenza, transfert, controtransfert, socializzazione emotiva e così via. L’approccio cognitivo o degli schemi ai disturbi di personalità penso sia molto ricco e profondo e molti colleghi psicodinamici ne potrebbero beneficiare se lo adottassero.

Dall’altro lato, penso che potremmo ampliare la nostra comprensione della condizione umana se riconoscessimo il ruolo del funzionamento inconscio. Qualche anno fa su una lista di terapia cognitiva internazionale, chiamata Academy of Cognitive Therapy, ci fu una discussione e io rimasi sorpreso che alcuni credevano che la terapia cognitiva non parlasse di coscienza unita. Ci sono almeno 50 anni di ricerca in psicologia sociale e scienze cognitive sull’inconscio e semplicemente ignorarlo mi sembra una direzione povera. Questo si va ad aggiungere alla percezione di alcuni della comunità psicodinamica secondo cui noi abbiamo un approccio semplicistico e altezzoso.

Io penso che possiamo essere d’accordo sul fatto che ci sono molti approcci al mondo CBT, ognuno dei quali ha comunque il suo valore. Tuttavia, il mio punto di vista è che un modello integrato di terapia cognitivo comportamentale possa fornire una maggiore profondità e significato insieme a un’ampia serie di strumenti e concettualizzazioni. Questo può portare il nostro lavoro ancora più a fondo. Aggiungerei anche che sembra esserci una tendenza a focalizzarsi principalmente sulle tecniche per velocizzare il trattamento. Dall’altro, ci sono concettualizzazioni che permettono di affrontare molte problematiche di vita o esistenziali di cui i colleghi psicodinamici sembrano considerarsi i privilegiati.

Robert L. Leahy, Ph.D.

Director, American Institute for Cognitive Therapy

Www.cognitivetherapynyc.com

 

Riferimenti:

  • Author Page. http://www.amazon.com/kindle-dbs/author/ref=dbs_a_mng_awm_scns_share%3F_encoding=UTF8&asin=B000APW3QO
  • Google Scholar. https://scholar.google.com/scholar?start=0&q=%E2%80%9CRobert+L.+Leahy%E2%80%9D&hl=en&as_sdt=0,33

Autore/i dell’articolo

Roberta Borzì
Psicologa, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Vanta esperienza clinica in ambito adulto, e si occupa prevalentemente di tutti i disturbi d’ansia, disturbo ossessivo-compulsivo, problematiche sessuali, disturbi di personalità con la Schema Therapy, in cui è formata attraverso training specifici e supervisione con esperti del settore. Ha anche conseguito entrambi i livelli della formazione in EMDR. Socio AIAMC (Associazione Italiana di analisi e modificazione del comportamento e Terapia Comportamentale e Cognitiva.) e membro ISST (International Society of Schema Therapy).
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